La biostatistica italiana Paola Sebastiani ha pubblicato sulla rivista Science un articolo dove viene descritto un modello basato sulla statistica Bayesiana in grado di prevedere con un’accuratezza del 77% se un individuo vivrà oltre i cento anni. Il gruppo della professoressa Sebastiani, laureatasi all’Università di Perugia e successivamente emigrata negli Stati Uniti, dove insegna biostatistica all’Università di Boston, ha confrontato il codice genetico di 1055 centenari e 1267 individui controllo alla ricerca di significative differenze nel DNA dei due gruppi.
Delle circa 300mila varianti genetiche testate, 150 sembrano essere fortemente associate a una longevità eccezionale, e se si considerano tutte insieme all’interno di un modello matematico è possibile predire con grande precisione quanto a lungo vivremo. Gli autori stanno addirittura sviluppando un sito internet dove i visitatori potranno utilizzare in prima persona questo modello, e scoprire la loro chance di spegnere un giorno le cento candeline sulla torta di compleanno.
L’accuratezza della predizione si attesta al 77%, il che significa che il 23% dei centenari non sono stati individuati dal modello: dunque la genetica è fondamentale, ma non è tutto. Anche lo stile di vita e l’ambiente in cui viviamo sono importanti. In effetti, i fattori ambientali e comportamentali sono sempre stati considerati come i principali nel determinare la capacità di vivere a lungo (85 anni): in questo caso il contributo genetico è basso, si stima essere attorno al 25-30%. Quando però si parla di vivere davvero a lungo, oltre i 100 anni, la genetica diventa predominante. Curiosamente, benché rispetto alla norma i centenari soffrano molto meno di malattie legate all’età, le varianti genetiche trovate non vanno a posizionarsi nei geni noti per essere responsabili della predisposizione alle patologie. Quello che sembra emergere da questo studio, che comunque andrà confermato in altri contesti sperimentali, è che questi polimorfismi sono legati alla longevità in sè e per così dire vanno a sovrastare l’effetto delle varianti geniche delle singole malattie. In parole povere, se sei a forte rischio per una patologia, ma hai i geni dei centenari, sei in qualche modo protetto e molto probabilmente non ti ammalerai.
Questa è una di quelle scoperte che, se venisse confermata, potrebbe produrre grossi effetti sulla nostra società. Tanto per cominciare, ridimensionerebbe il potere dei test genetici che vanno a cercare gli SNPs associati all’insorgenza di malattie, dal momento che l’effetto di quelli legati alla longevità sembra essere prevalente. Inoltre, se un giorno fosse disponibile un test che predice quanto a lungo vivremo, quanto ci fideremo? Quanto questa predizione influenzerà sulle nostre scelte riguardo, ad esempio, al nostro stile di vita?
























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