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E se l’uomo fosse nato in Sudafrica?

12 mar

Dove sono nati i primi uomini? Il modello maggiormente accreditato prevede che la culla dell’umanità sia stata l’Africa orientale: è da questa regione che i primi uomini iniziarono a popolare il mondo. Gli antropologi sono convinti della correttezza di questo modello perché supportato da numerose prove, tra cui, ad esempio, il fatto che i resti più antichi di teschi umani siano stati trovati proprio in questi territori. Tuttavia, lo studio condotto da un gruppo di ricerca americano e pubblicato sull’ultimo numero di PNAS sembra suggerire una nuova ipotesi: gli uomini moderni potrebbero essersi originati nell’Africa meridionale.

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Gli scienziati sono giunti a questa conclusione analizzando i genomi di diverse tribù africane di cacciatori-raccoglitori, tra cui gli Hazda e i Sandawe della Tanzania e i Boscimani del Sudafrica. I dati genetici di queste popolazioni sono stati quindi uniti a quelli di altri genomi africani precedentemente noti, come Masai e Yoruba, in modo da avere un affresco completo della variabilità genetica presente in Africa: è stato così possibile ipotizzare quale tra i vari gruppi analizzati fosse il più antico. Come hanno fatto? Basandosi su una semplice regola: la popolazione più antica doveva essere quella con la maggiore variabilità genetica. Quando un gruppo di uomini si sposta dal luogo di origine per colonizzare altri territori, infatti, porta con sé solo una piccola parte delle diverse varianti genetiche accumulatesi nella popolazione di partenza, e per crearne di nuove ha bisogno di molto tempo. Ecco perché due Europei sono geneticamente più simili tra loro di quanto non lo siano due Africani.

Ebbene, i genetisti di Stanford hanno scoperto che tra quelle studiate la popolazione più diversificata non era una dell’Africa orientale, come era lecito attendersi in base al modello precedente. Erano invece i Boscimani, che vivono a Sud, nel deserto del Kalahari. Letteralmente “uomini della boscaglia”, i Boscimani si sono infatti classificati al primo posto per quanto riguarda la variabilità genetica interna alla popolazione, calcolata sulla base di due parametri (Linkage Disequilibrium e Fst). Grazie a questi dati, è stato possibile anche ipotizzare un modello secondo cui il punto di origine più probabile per Homo sapienns sarebbe proprio l’Africa del Sud: lo si vede da questa mappa, colorata in base alla probabilità di origine della nostra specie.

Dobbiamo dunque cancellare decenni di studi e ricerche archeologiche e prendere per buona questa nuova teoria? Alcuni non sono d’accordo: secondo la genetista americana Sarah Tischkoff, non c’è nessuna valida ragione per credere che una popolazione sia sempre vissuta nel luogo in cui si trova oggi. Gli autori del lavoro rispondono che le migrazioni sono sicuramente un evento possibile, ma a muoversi è sempre un piccolo gruppo che porta con sé solo una frazione della diversità genetica iniziale. Se i Boscimani fossero giunti a Sud partendo da un’altra zona dell’Africa, allora i dati avrebbero dovuto segnalare la presenza di un’altra popolazione più diversificata, la loro popolazione di origine. E invece non è così.

Ad ogni modo, non sarà facile convincere gli scettici, anche perché le prove archeologiche che l’uomo sia nato nell’Africa del Sud ci sono, ma sono molto limitate. Forse quando la grande variabilità dei genomi africani sarà stata caratterizzata in modo più dettagliato, allora avremo qualche informazione in più per stabilire quale dei due modelli sia quello corretto. Non stupisce che si abbiano così poche conoscenze sul DNA africano: c’è ovviamente un interesse maggiore per le popolazioni di origine europea, perché saranno soprattutto gli Europei i consumatori finali della ricerca genomica. Sono però convinto che se si studiasse di più la straordinaria ricchezza genetica del continente africano, ne gioverebbero non solo gli occidentali, ma l’umanità nel suo complesso: dopo tutto siamo nati in Africa, e su questo, almeno, non ci sono dubbi.

Altri link:

Image credit: Ian Sewell, PNAS


Henn BM, Gignoux CR, Jobin M, Granka JM, Macpherson JM, Kidd JM, Rodríguez-Botigué L, Ramachandran S, Hon L, Brisbin A, Lin AA, Underhill PA, Comas D, Kidd KK, Norman PJ, Parham P, Bustamante CD, Mountain JL, & Feldman MW (2011). Feature Article: Hunter-gatherer genomic diversity suggests a southern African origin for modern humans. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America PMID: 21383195

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5 commenti

Pubblicato da su 12 marzo 2011 in Scienza

 

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5 risposte a “E se l’uomo fosse nato in Sudafrica?

  1. Giovanni Dall'Olio

    15 marzo 2011 at 11:32

    Questo discorso si apprezza maggiormente tenendo in considerazione la mappa di Peters invece che quella tradizionale di Mercator. L’Africa è molto piú grande di quello che siamo generalmente abituati a pensare, e la differenza tra Sud e Est Africa è maggiore di quello che sembrerebbe guardando su google maps.

    http://www.petersmap.com/

    http://flowingdata.com/2010/10/18/true-size-of-africa/

     
  2. emmecola

    15 marzo 2011 at 11:55

    Interessante!! Grazie mille dei link! :-)

     
  3. Alberto Arbuschi

    16 marzo 2011 at 07:58

    Ho trovato un articolo su Le Scienze di qualche mese fa che parla degli studi riguardanti la sopravvivenza dell’uomo nella glaciazione di 180.000 anni fa, quella da cui è emerso il sapiens.
    Pare che l’unica zona che potesse permettere la sopravvivenza umana fosse il sudafrica, in particolare zone litoranee oggi immerse ove ci sono ancora tuberi molto resistenti e nutrienti e crostacei alimentati da correnti marine.
    Sono anche state trovate prove antropologiche tradizionali, non solo genetiche.
    Penso che la valutazione dell’analisi di questo articolo sia corretta.

     
  4. emmecola

    16 marzo 2011 at 08:48

    Grazie Alberto, molto interessante. Anche io avevo letto dell’esistenza di prove archeologiche a supporto di questa tesi, il problema è che gli scettici contestano il fatto che queste siano molto limitate rispetto a quelle che invece supportano l’ipotesi dell’Africa Orientale. Potrebbero avere ragione entrambi, nel senso che magari sono state trovati più reperti lì perché si è cercato di più lì rispetto ad altre zone, spinti dall’idea che fosse quella la culla dell’umanità. Staremo a vedere!

     
  5. Alberto Arbuschi

    17 marzo 2011 at 10:57

    Secondo me si sono trovati pochi reperti per il semplice fatto che in quel periodo (180.000 anni fa) eravamo VERAMENTE ridotti al lumicino, poche migliaia di individui, una condizione che provoca pochi reperti e anche i picchi di cambiamento evolutivo.
    Secondo me l’analisi quantitativa dei reperti non è significativa.

     

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