RSS

Errata corrige

23 gen

La settimana scorsa sono stato invitato dal prof. Mandrioli (Università di Modena) per un seminario. L’argomento principale era la genomica vegetale, corredata da una panoramica sulle tecnologie di sequenziamento, ma non ho potuto fare a meno di accennare ai cambiamenti epocali che sta vivendo la ricerca scientifica grazie alla diffusione dei social media. Parlando di come internet possa essere utilizzato per discutere le pubblicazioni scientifiche al di fuori dei canali tradizionali (vedi peer-review), ho fatto due esempi che mi sono sembrati particolarmente significativi: il primo era l’articolo sui geni dei centenari pubblicato su Science da Paola Sebastiani, il secondo era quello sul DNA a base di arsenico pubblicato da Felisa Wolfe-Simon sempre su Science. In entrambi i casi, i due lavori passarono il filtro severo della peer-review, ma furono istantaneamente sommersi di critiche da parte di blog specializzati (vedi qui e qui). Nel caso dei geni dei centenari, il paper è stato addirittura ritirato l’estate scorsa.

Neanche a farlo apposta, subito dopo il mio seminario i due studi hanno catturato di nuovo l’attenzione della comunità scientifica. Paola Sebastiani e colleghi hanno infatti ripubblicato il lavoro riveduto e corretto su PLoS One: i geni dei centenari insomma esistono, anche se il loro potere predittivo è inferiore rispetto a quello dichiarato nell’articolo originale. Il modello bayesiano messo a punto dagli autori comprende ben 281 SNP, a dimostrazione del fatto che molto spesso è la copresenza di più fattori genetici insieme a determinare un particolare effetto fenotipico, a maggior ragione quando il fenotipo è molto raro (come nel caso della longevità estrema). Un altro risultato interessante emerso dal “nuovo” studio è il fatto che il contributo dei fattori genetici cresce all’aumentare dell’età dei soggetti.

Per quanto riguarda l’articolo sul DNA a base di arsenico, invece, pare che la microbiologa Rosie Redfield ne abbia confutato il risultato principale: come è nel suo stile, i risultati degli esperimenti sono pubblicati sul suo blog personale. L’autrice dello studio originale, Felisa Wolfe-Simon, è venuta a conoscenza della replica della Redfield, ma ha dichiarato a sua volta che gli esperimenti della collega non sono stati condotti nel modo ottimale. Non so voi, ma se dovessi scommettere dei soldi io punterei sulla Redfield.

Altri link:

About these ads
 
2 commenti

Pubblicato da su 23 gennaio 2012 in Salute, Scienza

 

Tag: , , , , , , ,

2 risposte a “Errata corrige

  1. Eleonora

    23 gennaio 2012 at 10:12

    Ottimo lavoro! Credo che sia importante che si parli di queste questioni ai convegni tra pari, serve per far comprendere – anche a chi ne è lontano per interesse – questo “uso” dei social media e del web più in generale, e pone le basi anche per ottime riflessioni sul sistema della peer-review.

     
  2. emmecola

    23 gennaio 2012 at 10:32

    Sì Eleonora, hai ragione.. Infatti quando ne ho parlato un professore che non frequentava blog e affini è rimasto stupito da come le cose stiano effettivamente cambiando. Il solo fatto che una rivista scientifica tenga in considerazione l’opinione di blogger e utenti di twitter la dice lunga!

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: