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La scienza secondo Renzi e Bersani

25 ott

Le primarie del centrosinistra sono l’evento politico del momento, negli ultimi due mesi non si parla d’altro. Purtroppo, però, se ne parla nel modo sbagliato. Le accuse reciproche non si basano infatti su punti specifici del programma, ma su altre questioni di cui francamente faccio volentieri a meno. Secondo il mio modesto punto di vista, la scelta del candidato dovrebbe dipendere dalla sua credibilità e affidabilità, ma soprattutto dal programma che intende realizzare. Certo le buone intenzioni non sono sufficienti, i punti del programma devono essere attuati e tra il dire il fare ce ne passa. E’ comunque evidente una cosa: del programma non si può fare a meno. E’ la condizione necessaria, benché non sufficiente. Sono andato quindi a vedere che cosa i due principali candidati hanno da dire a proposito dell’argomento che più mi tocca da vicino: la scienza. Ecco quindi i progetti di Bersani e Renzi per quanto riguarda università, ricerca e bioetica. La prima cosa che si nota leggendo i due programmi è che quello di Renzi è molto più dettagliato: mentre Bersani sceglie pochi punti arricchiti da molti slogan ad effetto, il sindaco di Firenze descrive più precisamente che cosa cercherà di realizzare se dovesse vincere le primarie e successivamente le politiche. Ma veniamo ai punti che ci interessano.

Università – Una delle “dieci idee per cambiare” di Bersani (l’idea denominata “Sapere”) è dedicata all’istruzione e alla ricerca. Per quanto riguarda l’università, il segretario del PD si propone di arrestare la flessione delle iscrizioni ai corsi universitari (non dice però come intende farlo). Le priorità di Renzi sono altre. Il rottamatore fiorentino vorrebbe dare maggiore autonomia alle singole università: nella visione di Renzi, le università italiane che vorranno attuare progetti di eccellenza didattica potranno decidere di alzare le tasse (saranno comunque previste delle compensazioni per i redditi medio-bassi). Un altro punto a cui Renzi tiene particolarmente riguarda l’erogazione – da parte di istituti bancari convenzionati – di prestiti agli studenti, per il finanziamento degli studi e delle tasse d’iscrizione.

Ricerca – Bersani dichiara che la ricerca e l’istruzione sono “gli strumenti più importanti per assicurare la dignità del lavoro e per combattere le diseguaglianze”. Il leader del PD ritiene che sia necessario promuovere la ricerca scientifica e la ricerca di base in ambito umanistico, e inoltre investire sulla ricerca avanzata “nei settori trainanti” e “a più alto contenuto d’innovazione”. Un proposito abbastanza generico, così come l’intenzione di “arrestare la sfiducia dei ricercatori”. Renzi, piaccia o no, si presenta in modo diverso e appare più concreto del suo rivale. Come in altri punti del programma, anche in questo la meritocrazia la fa da padrona. Il sindaco di Firenze vorrebbe rendere infatti più meritocratica l’erogazione dei finanziamenti alla ricerca, attraverso la messa a punto di un sistema di valutazione che favorisca la competizione tra università. In buona sostanza, secondo Renzi “i dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici”. Con questo sistema, si vuole penalizzare le università che reclutano i ricercatori sulla base di “logiche familistiche e clientelari”. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà ovviamente dal sistema di valutazione, cioè lo strumento con cui si misura il merito (e mettere a punto un simile strumento sarà certamente più complicato del previsto). Nel programma di Renzi ci sono anche incentivi fiscali per i contributi alla ricerca universitaria: detrazioni dalla base imponibile per le donazioni alla ricerca, e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari. Infine, si vuole istituire un fondo nazionale per la ricerca che sia gestito con criteri da venture capital.

Fecondazione assistita – Sulla bioetica Bersani ricorda la laicità del diritto e sottolinea che “su argomenti come la vita e la morte la politica deve conoscere il proprio limite”. Non è dichiarato esplicitamente, ma penso che Bersani alluda al testamento biologico e alla fecondazione assistita. Renzi è più chiaro: secondo lui, in materia di fecondazione assistita la legislazione attuale deve adeguarsi alla giurisprudenza italiana ed europea. In altre parole Renzi vuole rivedere la legge 40, che impedisce alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto. Il sindaco di Firenze intende inoltre costituire un’autorità apposita sul modello della Human Fertilisation and Embryology Authority.

In conclusione, è difficile fare un confronto serio delle due proposte, principalmente perché Bersani è stato estremamente sintetico nel suo documento programmatico e di conseguenza non è possibile capire quali azioni concrete intraprenderà una volta salito al governo. Traspare un interesse abbastanza astratto nei confronti della ricerca e dell’istruzione universitaria (entrambe vanno supportate), mentre in materia di bioetica ci si deve attenere al principio della laicità del diritto. Renzi è più concreto praticamente su ogni punto: meritocrazia, maggiore autonomia per le università, prestiti agli studenti e agevolazioni fiscali per chi punta sulla ricerca. Quanto alla bioetica, anche qui Renzi è chiarissimo: la legge sulla fecondazione assistita va cambiata. C’è inoltre l’intenzione di creare un fondo nazionale per la ricerca e di istituire un’autorità apposita che supervisioni tutti gli aspetti legati al trattamento dell’infertilità e alla fecondazione in vitro. Chiudo dicendo che nessuno dei due candidati ha espresso un’opinione a proposito degli OGM, un altro importante punto di contatto tra scienza e società. Ecco, ora avete qualcosa di più concreto su cui basare la vostra scelta, nel caso in cui foste così temerari da decidere di partecipare alle primarie del centrosinistra.

 
10 commenti

Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Scienza, Varie

 

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10 risposte a “La scienza secondo Renzi e Bersani

  1. angelo d'anna

    27 ottobre 2012 at 07:55

    Ciò che manca nel programma di Bersani è il dettaglio; a differenza di Renzi che accompagna l’elenco delle cose da fare con i numeri necessari. Intendo dire con i soldi che servono e con i soldi da spendere.
    ( qui un prospetto http://wp.me/p2oV1d-zs)

    Il problema è un altro: Renzi dice che tra risparmi, diverse allocazioni delle risorse, recupero dell’evasione fiscale, ecc…, si possono disporre di oltre 120 MLD. Contrariamente a tutte le previsioni che individuano un tetto massimo che si colloca attorno a 80-85 MLD. Questo è un altro argomento che potrebbe essere di stimolo ai candidati, e di credibilità sostanziale dei loro programmi. Ho provato a chiedere chiarimenti direttamente a Renzi e al suo comitato, senza mai avere risposte.

     
    • emmecola

      27 ottobre 2012 at 09:00

      Sono d’accordo con te, alla fine sono i numeri che fanno la differenza tra un programma fattibile e uno irrealizzabile. Spero che il comitato di Renzi ti risponda! Purtroppo bisogna dire che questo è un livello di dettaglio a cui difficilmente si arriverà nel dibattito pubblico, si preferiscono gli slogan e i luoghi comuni per distruggere l’avversario..

       
  2. angelo d'anna

    27 ottobre 2012 at 09:41

    Già! Ma durante la campagna delle politiche, ci penseranno gli avversari a demolirti.Pensa a Giannino o ai ragazzi di NfA, che di numeri veri,ne masticano sin dalla colazione.

     
    • emmecola

      27 ottobre 2012 at 10:04

      Eh sì! Comunque mi sembra che a Giannino Renzi stia simpatico, quantomeno non mi pare che l’abbia attaccato su punti specifici del programma. Staremo a vedere cosa succederà!

       
  3. Mauro

    4 novembre 2012 at 20:04

    Che i due programmi siano simili non stupisce (fanno parte dello stesso partito, solo Fassina può stupirsene!). Vedo però tre differenze fodamentali, che sevono a decidere per chi votare:
    a) Bersani si rivolge ai “Cari Democratici” (versione aggiornata di “Cari Compagni”), mentre Renzi non si rivolge a nessuno in particllare e quindi a tutti. Trattandosi di una candidatura a Premier e non a segretario di partito non è cosa da poco.
    b) Bersani parla uin quasi tutti i punti prevalentemente di uguaglianza. Renzi parla in quasi tutti i punti prevalentemente di merito
    c) Bersani enuncia dei principi, Renzi propone delle strade.

     
  4. emmecola

    4 novembre 2012 at 21:44

    Complimenti Mauro, ottima capacità di sintesi! :-)
    Concordo con te.

     

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