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Eugenetica alla rovescia

05 set

Non è certamente la prima volta che leggo di conflitti tra etica e scienza. Si sa, quando si passa dalla teoria alla pratica, la scienza pone spesso dei dilemmi morali. Ma quello che ho letto ieri mi ha davvero spiazzato. Si parla di fecondazione assistita, e in particolare di diagnosi pre-impianto, una cosa che in Italia è vietata ma che in altre parti del mondo può essere praticata. Chi la critica vede in essa lo spettro dell’eugenetica, chi è favorevole invece la considera un’opportunità per evitare ai propri figli la sfortuna di essere affetti da qualche grave malattia invalidante. Ebbene, secondo questo articolo, nel 3% delle cliniche statunitensi per la fecondazione assistita, ci sono alcuni genitori che praticano la diagnosti pre-impianto alla rovescia: in pratica, selezionano appositamente embrioni malati.

Peter DinklageIl giornalista Andrew Solomon ha raccolto nel suo ultimo libro “Far from the tree” alcune di queste esperienze. Ci sono genitori sordi che vogliono avere figli sordi, o genitori affetti da nanismo che vogliono figli nani. Lo fanno perché desiderano rispecchiarsi nei propri figli, dice Solomon. Siete stupiti? Non siete gli unici. L’idea che un genitore possa volontariamente imporre a un proprio figlio una disabilità che potrebbe condizionarne la vita mi spiazza parecchio, lo ammetto. Sono contrario a uno Stato etico che ti impone cosa è moralmente giusto fare e cosa non lo è, ma in questo caso specifico riconosco di avere delle difficoltà. Non tutti i nani hanno la fortuna di diventare come Peter Dinklage, che a dispetto della sua malattia è diventato una star del cinema: perché mettere sulle spalle di tuo figlio un peso che lo accompagnerà per sempre e che potrebbe condizionarne la vita affettiva e lavorativa, specie in una società come la nostra ancora così carica di pregiudizi?

A quanto pare, dobbiamo aggiornare la definizione di diagnosi pre-impianto, che può quindi essere utilizzata – almeno in via teorica – per tre ragioni: avere un figlio sano; avere un figlio con determinate caratteristiche non legate alla salute (ad esempio l’aspetto fisico o l’intelligenza); avere un figlio affetto da una particolare malattia. Ora, posto che la prima opzione non dovrebbe essere vietata e che sulla seconda si può discutere, sulla terza ho qualche riserva. Voi che ne dite?

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4 commenti

Pubblicato da su 5 settembre 2013 in Senza categoria

 

4 risposte a “Eugenetica alla rovescia

  1. VoceIdealista

    5 settembre 2013 at 19:35

    L’ha ribloggato su laVoceIdealista.

     
  2. gianluigiulaula

    5 settembre 2013 at 21:24

    Contrario a qualunque divieto. Più che altro i medici dovrebbero informare i genitori dell’ultima categoria, anche con toni terroristici, qualcosa del tipo: “Vostro figlio saprà che è nato così per vostra scelta”, da cui il sottinteso “quindi se non gli andrà bene vi riterrà colpevoli”.

     
    • emmecola

      6 settembre 2013 at 07:48

      Potrei sbagliarmi, ma a me non sembra sufficiente. Per come vedo io la cosa, non è molto diverso da uno che con un’accetta amputa una mano di un altro tizio. Non basta sapere il nome di chi te l’ha amputata, la legge deve impedire che si compiano queste azioni e perseguire penalmente chi le compie. Non vedo molte differenze rispetto a quanto citato nell’articolo.. Ma mi rendo conto che la questione etica in questo caso è preponderante rispetto all’aspetto scientifico, e ogni persona ha i suoi valori di riferimento.

       
      • gianluigiulaula

        6 settembre 2013 at 11:52

        Sicuramente ci saranno genitori che, nonostante una dettagliata e magari terroristica informazione (questa colpisce la parte irrazionale, perché se sei razionale probabilmente non ti passa nemmeno per la testa che i figli servono esclusivamente per le tue egoistiche esigenze), vorranno rischiare di trovarsi, un giorno, i figli contro per una scelta che li farà stare male, magari vorranno rischiare di vivere con figli che compiranno scelte irreparabili, e forse sarà un bene che ci saranno questi genitori qui, perché spesso l’esempio di un’esperienza drammatica può modificare realmente certi atteggiamenti (e quindi la cultura) con molta più incisività di una legge.

         

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