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Arriva anche in Italia la banca dati del DNA

21 feb

badnaAnche l’Italia avrà la sua banca dati del DNA. Si tratta di uno strumento già in vigore in diversi Paesi europei, che consentirà di identificare più rapidamente gli autori di reati, o di riconoscere i resti di persone date per scomparse o vittime di reati e incidenti. Siete preoccupati per la vostra privacy? Niente paura: ovviamente non si tratta di una schedatura di tutta la cittadinanza. La banca dati, infatti, conterrà soltanto il profilo genetico delle persone detenute in carcere, e quello del DNA rinvenuto nei luoghi in cui si è compiuto un reato o si è verificato un incidente. Solo previo consenso informato, anche i famigliari di persone scomparse potranno essere inserite nel database, al fine di agevolare le ricerche.

Per rassicurare la popolazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha realizzato una campagna sull’utilizzo di questa banca dati. Questo video presenta l’iniziativa, mentre un filmato più breve sarà trasmesso in televisione. L’obiettivo è quello di illustrare i vantaggi in termini di sicurezza per il cittadino, in un’ottica di prevenzione e repressione del crimine, ma anche di concreto vantaggio per chi è innocente e può essere scagionato grazie a queste tecnologie. Per maggiori informazioni, potete rivolgervi al Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita a cui è affidato il compito di chiarire ogni aspetto dell’utilizzo delle Banche dati da parte degli Stati, tra cui sicurezza e privacy.

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1 commento

Pubblicato da su 21 febbraio 2014 in Varie

 

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Una risposta a “Arriva anche in Italia la banca dati del DNA

  1. Daniele

    13 maggio 2014 at 19:58

    Ciao Moreno,
    in realtà le mie preoccupazioni sulla privacy rimangono: se viene raccolto e conservato il Dna prelevato da scene del crimine o di un qualche incidente la privacy è più che a rischio dato che vengono collezionati dati molto sensibili di persone che probabilmente non hanno commesso alcun reato e che dunque si ritrovano in qualche modo schedate contro la loro volontà e su presupposti alquanto discutibili.

    Anche per quanto riguarda le persone detenute, se si può accettare che il loro dna venga tenuto in una banca dati in un’ottica di prevenzione e semplificazione delle indagini (anche se porrei dei limiti), non è detto che una persona incarcerata non sia innocente. In questo caso immagino che sia fatto obbligo di cancellare i record riguardanti il suo Dna, il problema è che c’è il concreto pericolo che questo non avvenga (perché accade già anche in altri posti con scuse varie), con conseguenti limitazioni al diritto alla privacy.

    Insomma, secondo me c’è molto da discutere e di cui preoccuparsi o, quantomeno, sui cui vigilare con molta fermezza e attenzione.

    Ciao!
    Daniele

     

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