RSS

Archivio dell'autore: emmecola

Conservatori, estropici e tecnoprogressisti

human-robot-hands2Leggendo i giornali e assistendo ai dibattiti in TV, il cittadino razionale e informato resta spesso sconcertato da un fatto evidente: quando si parla di scienza, destra e sinistra non esistono più. Nel momento in cui si affrontano questioni scientificamente rilevanti, come gli OGM o la sperimentazione animale, entrambe le categorie politiche che hanno caratterizzato il Novecento sembrano comportarsi come un’unica entità monolitica. La posizione comune che i nostri politici hanno deciso di assumere è quella del rifiuto, della fuga: per motivi comunque diversi a seconda dell’orientamento politico, si finisce quasi sempre per entrare in contrasto con la scienza. L’impressione è che sinistra e destra siano spaventate dagli incredibili progressi della tecnoscienza, che sta smontando un pezzo alla volta tutti gli schemi del passato. La scienza avanza senza soste e in tutte le direzioni, investendo il modo in cui lavoriamo, viviamo il tempo libero, pensiamo alla salute e alla famiglia, in pratica sta rivoluzionando il modo in cui organizziamo le nostre vite. Davanti a questi stravolgimenti, i nostri governanti sembrano smarriti, incapaci di aggiornare i rispettivi obiettivi politici e di adattarli al presente. Se da un lato la scienza ha prodotto la fecondazione artificiale e la diagnosi pre-impianto, invise alla destra conservatrice, dall’altro con la robotica sta automatizzando i processi produttivi, un fenomeno temuto dalla sinistra progressista. La perdita dei valori tradizionali e il relativismo etico sta spiazzando le destre, la trasformazione radicale del lavoro trovano impreparate le sinistre. Viene dunque da chiedersi se queste due categorie ancorate al passato continueranno nel loro atteggiamento luddista e anti-scientifico, o se invece sapranno evolversi. E se riusciranno a trasformarsi, cosa diventeranno?

Per capire se esista la possibilità di aggiornare i concetti di sinistra e destra all’era post-industriale, senza con questo perdere le rispettive identità, può essere utile porre sul tavolo della discussione un movimento dal nome vagamente inquietante: il transumanesimo. Ideato e definito negli anni 70 dal filosofo iraniano Fereidoun Esfandiary (altrimenti noto come FM-2030), fu successivamente sviluppato dal futurista Max More negli anni 90. Il transumanesimo si pone come obiettivo il potenziamento fisico e mentale dell’essere umano. Vuole sconfiggere ogni malattia, allungare illimitatamente la vita media, aumentare la nostra intelligenza e le nostre capacità fisiche: in pratica, il suo scopo è passare dall’essere umano all’essere post-umano, onnisciente, onnipotente e immortale. Se in questo momento avete inarcato le sopracciglia non preoccupatevi: non sto parlando di una setta di esaltati (forse alcuni lo sono!), ma di persone che – a differenza di molti nostri politici – hanno semplicemente constatato e accettato la straordinaria rapidità dei cambiamenti che hanno investito la nostra società. Ne hanno una percezione molto chiara, e in virtù di questa percezione si spingono a fare previsioni su quello che accadrà in futuro. Dopotutto, molte cose che oggi ci sembrano perfettamente normali erano pura fantascienza solo cinquant’anni fa, altre non potevano essere neppure concepite, e quelle persone che oggi vengono compatite o derise perché parlano di cyborg o di mind-uploading tra cinquant’anni potrebbero affermare con orgoglio “noi ve lo avevamo detto”. Ad ogni modo, ciò che conta ai fini del mio discorso è che questo passaggio dall’essere umano a un essere nei fatti molto simile a Dio potrà essere realizzato soltanto con il progresso scientifico e tecnologico. Proprio per questo, i transumanisti hanno una fiducia totale nella scienza: abbiamo quindi qualche speranza di trovare proprio qui la risposta alla nostra domanda iniziale.

Ebbene, si dà il caso che anche all’interno del movimento transumanista convivano diversi modi di vedere la società. A differenza dei conservatori a cui purtroppo siamo abituati, nessun transumanista si oppone alla rivoluzione in corso (che anzi va assecondata e accelerata), ma come questi cambiamenti debbano impattare sulla società è oggetto di discussione. Fondamentalmente, le maggiori correnti di pensiero sono due: i tecnoprogressisti, dall’impostazione più vicina a quella della sinistra tradizionale, e i cosiddetti estropici, che sono la naturale evoluzione della destra liberista e dei libertari (*). Le differenze tra questi due gruppi sono state ben delineate dall’Institute for Ethics and Emerging Technologies, che le ha raccolte in una esaustiva tabella. In sostanza, ciò che distingue tecnoprogressisti ed estropici è il medesimo dualismo che caratterizza la sinistra e la destra che tutti conosciamo: i primi vogliono un intervento dello Stato per mitigare i rischi delle nuove tecnologie e per assicurare che tutti i cittadini ne godano i vantaggi, i secondi al contrario rifiutano l’intervento statale perché lo vedono come un freno al progresso. All’atto pratico, questa diversa impostazione si traduce in modi alternativi di affrontare problemi specifici. Qualche esempio? Pensiamo al lavoro. Quando ogni lavoro manuale e intellettuale potrà essere svolto da robot, come fronteggeremo la crisi occupazionale? A questa domanda, un estropico risponderebbe che gli uomini inventeranno nuovi lavori, perciò il problema non si pone nemmeno; il tecnoprogressista, invece, pensa di risolvere la questione con un reddito di cittadinanza e la riduzione dell’orario di lavoro. E quando le tecnologie potenzianti saranno finalmente disponibili, non ci sarà il rischio che a goderne saranno solo i ricchi? Il problema non interessa all’estropico, che in fondo non è altro che un liberista un po’ nerd. Per i tecnoprogressisti è invece importante affrontare il problema, perché tutti dovrebbero avere accesso a queste tecnologie. Che dire invece dei cambiamenti climatici e dei danni all’ambiente? L’estropico, affidandosi totalmente al libero mercato, si limiterà a un’alzatina di spalle, mentre il tecnoprogressista si batterà per lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili, e vedrà con favore interventi di geoingegneria per il controllo del clima.

Non mi interessa in questa sede descrivere i punti di forza e i limiti delle idee transumaniste, per chi fosse interessato esiste moltissimo materiale online in italiano (oltre al sito dell’AIT c’è anche l’ottimo Estropico), e soprattutto in inglese. Ho chiamato in causa questo movimento e le sue diverse declinazioni semplicemente per dire che sinistra e destra non sono per forza destinate a sparire, travolte dalla modernità; possono assecondare il cambiamento ed evolversi, accettando le sfide del ventunesimo secolo senza perdere per questo la propria identità. Invece di opporsi a ogni nuova innovazione che mette in crisi i loro punti di riferimento, sinistra e destra dovrebbero riscoprire la loro vera natura, scrollarsi di dosso gli schemi novecenteschi e mettere di nuovo al centro le loro due priorità: l’uguaglianza per i primi e la libertà per i secondi. Da qui sarà possibile ricostruire un nuovo bipolarismo al passo coi tempi. Purtroppo siamo ben lontani da questa trasformazione, con i progressisti nostrani affascinati dalle sirene del populismo e dell’ecologismo da quattro soldi, e con una destra conservatrice spaventata da tutto ciò che mina i “valori non negoziabili”. Non so cosa accadrà alle ideologie politiche del Novecento, ma una cosa è certa: se non sapranno aggiornarsi, cesseranno di esistere.

NOTA DEL 12/09/14 – Benché sia stato utilizzato da alcuni per indicare i transumanisti libertari, oggi la connotazione politica del termine “estropico” è controversa e secondo molti non più attuale. In realtà, il concetto di “estropia” non ha nulla a che vedere con la politica, come ben spiegato in questo articolo di Kevin Kelly. Esistono ovviamente transumanisti di destra e di sinistra, perciò il senso dell’articolo resta intatto, tuttavia la terminologia utilizzata potrebbe essere impropria. Attualmente, infatti, non esistono etichette universalmente riconosciute per indicare le diverse correnti politiche del transumanesimo.

Articolo pubblicato su iMille.org

 
3 commenti

Pubblicato da su 20 agosto 2014 in Scienza, Tecnologia, Varie

 

Tag: , ,

Vi presento il genoma del frumento

scienceWheatGenomePrima di approdare all’azienda dove lavoro attualmente, ho trascorso quattro anni e mezzo presso un centro di ricerca specializzato in genomica vegetale. L’istituto in questione si trova a Fiorenzuola d’Arda, nel piacentino, e fa parte del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.), un ente istituito nel 1997 che ha 15 sedi sparse in tutta Italia, ognuna con competenze e obiettivi specifici. A Fiorenzuola si sperimentano nuove varietà di cereali, si studia la resistenza a malattie e, in particolar modo negli ultimi anni, si studiano i genomi delle specie vegetali più interessanti dal punto di vista agronomico. I ricercatori che lavorano nel campo umano possono contare oggi su enormi quantità di informazioni, anche in ambito genomico, ma la situazione è molto diversa per chi lavora con le piante. Basti pensare che a distanza di 14 anni dal sequenziamento del genoma umano, ancora mancano delle sequenze genomiche complete per diverse colture.

ResearchBlogging.orgHo fatto questa lunga premessa perché oggi è stato compiuto un passo importantissimo per la genomica vegetale e per l’agricoltura in genere, e anche io posso vantare un piccolo contributo in questo grande risultato. Sul numero odierno di Science è stata infatti pubblicata la prima bozza del genoma del frumento tenero (Triticum aestivum), per intenderci quello che si usa per fare il pane (pdf). Il frumento tenero è un vero e proprio incubo per chi si occupa di genomica: innanzitutto – a differenza di noi umani che ne abbiamo due – il genoma del frumento ha 6 copie di ciascun cromosoma, eredità di antichi incroci tra tre diverse piante selvatiche; in secondo luogo è pieno di sequenze di DNA ripetute (la percentuale si aggira attorno all’80%), cosa che ha complicato notevolmente e quindi ritardato l’assemblaggio di un’unica sequenza genomica; infine, il genoma del frumento ha delle dimensioni mostruose (17 miliardi di paia di basi, cinque volte il genoma umano). Il consorzio internazionale che si occupa di sequenziare Triticum aestivum ha dovuto seguire una strategia un po’ laboriosa per tentare di superare questi ostacoli: con una apposita tecnica sono stati separati i 21 (7×3) cromosomi che compongono il suo genoma, e ogni cromosoma è stato poi sequenziato e assemblato in modo indipendente. Dopodiché è iniziato il lungo lavoro di annotazione: geni codificanti proteine, elementi ripetuti, microRNA. Ed è qui che entro in gioco io: i microRNA sono stati il mio pane quotidiano per tutto il mio dottorato.

plantmicrornasNon vi tedierò con i dettagli tecnici, vi basti sapere che queste molecole svolgono una importante funzione di regolazione, spegnendo all’occorrenza i ben più famosi geni che codificano proteine. Sappiamo che molti microRNA svolgono una funzione importante in condizioni di stress della pianta, come siccità o infezioni da patogeni, ma è soprattutto per il loro ruolo durante lo sviluppo che sono diventati celebri. Purtroppo i microRNA hanno un aspetto abbastanza anonimo: li riconosci perché si ripiegano a formare una struttura simile a una forcina per capelli, ma ahimé di possibili forcine per capelli se ne trovano a milioni in un genoma. Distinguere un vero microRNA da una sequenza che per puro caso può assumere quella particolare conformazione è insomma un’impresa ardua. Alla fine si è deciso di farci aiutare dai microRNA noti in altre specie: isolare sequenze simili a microRNA già conosciuti è un ottimo punto di partenza quando non sai da dove cominciare. A quel punto abbiamo usato un software basato su un modello probabilistico che, in base alle caratteristiche strutturali della molecola, decide se si tratta di un microRNA oppure no. Così facendo abbiamo selezionato un set di poco meno di 100mila sequenze che avevano le carte in regola per essere potenziali microRNA.

Il frumento tenero sembra avere quindi un enorme arsenale di microRNA, benché sia attualmente poco sfruttato. Dai dati a nostra disposizione infatti, solo una piccola frazione di queste sequenze risulta essere espressa e quindi attiva: la gran parte di esse sembra essere per così dire dormiente, almeno nelle condizioni biologiche che sono state studiate finora. Non escludiamo tuttavia che in particolari situazioni di stress, anche questi microRNA possano “risvegliarsi” e fornire il loro contributo. Ma c’è un altro aspetto che emerge in modo molto forte da questa analisi. I microRNA che abbiamo trovato sono in gran parte sovrapposti ai cosiddetti trasposoni o elementi trasponibili, cioè sequenze di DNA che hanno la capacità di spostarsi o duplicarsi nei genomi. Questo fatto sembra confermare una teoria molto interessante, secondo la quale sono proprio i trasposoni che, con il loro girovagare, hanno consentito l’evoluzione di nuovi microRNA. Ma non è tutto. L’affascinante storia evolutiva del frumento ha lasciato ampie tracce nel suo genoma, descritto con dovizia di particolari nell’articolo appena uscito su Science. Un articolo frutto di anni di lavoro, portato avanti con determinazione dal consorzio internazionale IWGSC.

CRA-GPGCerto il mio è stato un piccolo (ma importante) contributo, tuttavia è comunque piacevole leggere il proprio nome su una delle riviste scientifiche più quotate al mondo. Inoltre, questo articolo servirà a ricordarmi la bellissima esperienza che ho vissuto con i colleghi e amici di Fiorenzuola d’Arda: lavoro e studio, ma anche tante risate in compagnia. Soprattutto mi ricorderà Primetta, una persona davvero fantastica che ho avuto la fortuna di avere al mio fianco mentre compivo i primi passi da giovane ricercatore. Sarei felice di festeggiare con tutti loro questa pubblicazione su Science, magari davanti a un piatto di chisolini e a un buon bicchiere di Gutturnio.


La vignetta “Plant microRNAs – The birth of the regulators” è una creazione di Pablo Manavella (Conceptual Design) e Nicolas Cinquegrani (Artwork).


Mayer, K., Rogers, J., Dole el, J., Pozniak, C., Eversole, K., Feuillet, C., Gill, B., Friebe, B., Lukaszewski, A., Sourdille, P., Endo, T., Kubalakova, M.,  ihalikova, J., Dubska, Z., Vrana, J.,  perkova, R.,  imkova, H., Febrer, M., Clissold, L., McLay, K., Singh, K., Chhuneja, P., Singh, N., Khurana, J., Akhunov, E., Choulet, F., Alberti, A., Barbe, V., Wincker, P., Kanamori, H., Kobayashi, F., Itoh, T., Matsumoto, T., Sakai, H., Tanaka, T., Wu, J., Ogihara, Y., Handa, H., Maclachlan, P., Sharpe, A., Klassen, D., Edwards, D., Batley, J., Olsen, O., Sandve, S., Lien, S., Steuernagel, B., Wulff, B., Caccamo, M., Ayling, S., Ramirez-Gonzalez, R., Clavijo, B., Wright, J., Pfeifer, M., Spannagl, M., Martis, M., Mascher, M., Chapman, J., Poland, J., Scholz, U., Barry, K., Waugh, R., Rokhsar, D., Muehlbauer, G., Stein, N., Gundlach, H., Zytnicki, M., Jamilloux, V., Quesneville, H., Wicker, T., Faccioli, P., Colaiacovo, M., Stanca, A., Budak, H., Cattivelli, L., Glover, N., Pingault, L., Paux, E., Sharma, S., Appels, R., Bellgard, M., Chapman, B., Nussbaumer, T., Bader, K., Rimbert, H., Wang, S., Knox, R., Kilian, A., Alaux, M., Alfama, F., Couderc, L., Guilhot, N., Viseux, C., Loaec, M., Keller, B., & Praud, S. (2014). A chromosome-based draft sequence of the hexaploid bread wheat (Triticum aestivum) genome Science, 345 (6194), 1251788-1251788 DOI: 10.1126/science.1251788

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 luglio 2014 in Scienza, Varie

 

Tag: , , , , , , ,

Elezioni europee: politica e scienza a confronto

DS_sfondochiaroManca pochissimo alle elezioni europee, e i leader dei principali partiti politici si fronteggiano ormai quotidianamente nelle piazze e sui media, lanciandosi frecciatine velenose e tentando di screditare l’avversario con polemiche spesso sterili. Come da tradizione, infatti, anche questa campagna elettorale vive più di attacchi personali tra i leader che non di un confronto serio sui programmi e sulle strategie europee delle diverse forze politiche. Fortunatamente, c’è qualcuno che prova a dare un senso a queste elezioni. Il sondaggio “Voi siete qui” dell’associazione Open Polis, ad esempio, è un’iniziativa pregevole, perché consente di avere un’idea precisa dei posizionamenti delle varie liste su temi di rilevanza nazionale ed europea, annullando il rumore di fondo e dando pari dignità a tutti gli attori in gioco. Al netto delle polemiche, tu elettore, con le tue idee e le tue convinzioni, da che parte stai? Con il quiz di Open Polis è possibile scoprirlo.

Se invece sei maggiormente interessato a questioni riguardanti la scienza e la ricerca, non hai molte alternative. I partiti parlano pochissimo di queste cose, non hanno presa sull’elettorato e non portano voti. Un cittadino particolarmente volenteroso ha passato in rassegna tutti i candidati delle diverse circoscrizioni, alla ricerca di personaggi interessanti per le posizioni espresse in merito a biotecnologie e sperimentazione animale. Ma se volete conoscere il punto di vista ufficiale dei partiti in gara su temi di rilevanza scientifica, non potete che rivolgervi a Dibattito Scienza (e qui mi faccio un po’ di pubblicità, in quanto fondatore e coordinatore di questa iniziativa). Come alle ultime elezioni politiche, il gruppo nato due anni fa ha posto alcune domande a tutti i partiti candidati, interrogandoli su OGM, ambiente, energia, sperimentazione animale e vaccini. Trovate tutte le domande e le risposte pervenute sul sito di Dibattito Scienza e su quello della rivista Le Scienze, che promuove il progetto fin dalle origini. In questa sede (sperando di non annoiarvi) vorrei fare alcune considerazioni generali e qualche commento più specifico entrando nel merito delle diverse risposte.

Da un punto di vista generale, è interessante notare che ancora una volta – era già successo con le elezioni politiche – il centro-destra di matrice berlusconiana è il grande assente. Né Forza Italia, né gli ex alleati di Nuovo Centro Destra, UDC, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno risposto al questionario, che riguardava la normativa sugli OGM, le politiche ambientali ed energetiche, la sperimentazione animale e il programma europeo sui vaccini. Altro grande assente è il Movimento Cinque Stelle, che decide di non aderire all’iniziativa dopo il pasticcio delle ultime politiche. Insomma, gli unici a non mancare mai all’appello sono il PD e Fare per Fermare il Declino, ai quali questa volta si aggiunge la lista dei Green Italia – Verdi Europei. Il successo dell’iniziativa dipende in gran parte dal numero di risposte ricevute, ovviamente, ma credo sia importante sottolineare che in casi come questo, una non-risposta vale come una risposta. Denota scarso interesse nei confronti della scienza, se non in assoluto quanto meno rispetto ad altre questioni ritenute prioritarie. So bene che le campagne elettorali sono impegnative per chi vi partecipa in prima linea, ma non riesco a credere che partiti con una struttura e un’organizzazione consolidata non riescano a trovare il tempo e le persone per rispondere a cinque domande tutto sommato neanche troppo difficili. Perciò, la prima cosa da dire è: bravi PD, Fare e Verdi, indipendentemente da tutto. Ma entriamo nel merito delle risposte.

La prima domanda riguardava la normativa vigente sulle colture OGM, e l’opportunità o meno di modificarla ampliando l’autonomia degli Stati Membri. Cominciamo dicendo che nelle risposte non si rilevano castronerie scientifiche evidenti (niente fragola-pesce, per intenderci). L’avversione nei confronti degli OGM da parte di PD e Verdi sembra motivata più da ragioni economico-sociali e dalla volontà di venire incontro ai bisogni dei cittadini, che non da motivazioni più o meno strampalate di natura ambientale o sanitaria. Certo, non si può dire che la popolazione europea sia stata correttamente informata sull’argomento in tutti questi anni, ma sorvoliamo. Una cosa però è sicura: chiedere addirittura che l’intera Europa sia OGM-free, come fanno i Verdi, è francamente esagerato e ingiustificato da un punto di vista scientifico. Al contrario, la risposta di Fare per Fermare il Declino – favorevole agli OGM – è ben documentata e articolata, anche se perde clamorosamente in chiarezza proprio sul finale. Risulta infatti poco comprensibile la volontà, in ottica federalista, di dare libertà di scelta agli Stati Membri, quando fino a poche righe prima si elogiava la normativa attualmente in vigore, che prevede una gestione “centralizzata” della questione OGM.

La domanda sulle emissioni di CO2 mette tutti d’accordo su un punto: ridurre le emissioni è cosa buona e giusta. Non mancano ovviamente le sfumature: il PD sembra soddisfatto della linea intrapresa dall’Europa, i Verdi vorrebbero imporre obiettivi ancora più ambiziosi, mentre Fare è più cauta e ritiene che i produttori di automobili dovrebbero comunque avere voce in capitolo sulla questione. Tutti e tre i partiti sono convinti della necessità di spostare il traffico merci da gomma a rotaia, anche se poi, nel caso dei Verdi, questo obiettivo contrasta un po’ con l’opposizione nei confronti della TAV. In generale, sembra che PD e Verdi considerino il tema ambientale come prioritario, mentre Fare è più attento alle ripercussioni che le misure anti-CO2 (positive e negative) stanno avendo sull’industria e sull’economia del continente.

Considerando più globalmente la strategia energetica europea, il PD e i Verdi sono concordi nel chiedere obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli proposti dalla Commissione. Fare, al contrario, frena bruscamente sulle energie rinnovabili: da buoni liberisti, ritengono che non si debba forzare il mercato verso un tipo di fonte energetica piuttosto che un’altra, e preferiscono misure meno invadenti come una carbon tax onnicomprensiva. Sull’argomento sarebbe interessante assistere a un confronto tra il partito di Boldrin e i Verdi, che nella loro risposta attaccano in modo molto diretto i “difensori dello status quo”, accusati di essersi avvantaggiati per anni degli stessi sussidi che ora sono rinfacciati ai produttori di rinnovabili. Un altro punto importante che differenzia i partiti è la consapevolezza di avere a che fare con un problema mondiale: il PD sa di dover andare a trattare con Stati Uniti, Cina e gli altri grandi produttori di gas serra; un po’ come Fare per Fermare il Declino, che però pone addirittura questo accordo come conditio sine qua non per perseguire la strategia energetica europea.

Sulla quarta domanda, la risposta dei Verdi farà la felicità delle associazioni animaliste. Con il richiamo all’iniziativa Stop Vivisection e la richiesta di assegnare i fondi europei soltanto ai progetti di ricerca che non fanno uso di animali, la lista ecologista non lascia proprio dubbi sulla sua posizione. Altrettanto netta, ma in senso opposto, è la posizione di Fare, mentre il PD appare incerto e timoroso di sbilanciarsi troppo. D’altra parte, in occasione delle precedenti domande di Dibattito Scienza, il candidato premier Pierluigi Bersani si era schierato decisamente a favore della sperimentazione animale, poi però il partito non oppose molta resistenza davanti alle restrizioni introdotte dal Parlamento nel recepimento della direttiva UE. Insomma, su questo punto pare che il PD non abbia ancora deciso da che parte stare. Infine, i vaccini. Mentre i Verdi hanno preferito non rispondere, non avendo una posizione unitaria sul tema, PD e Fare danno risposte molto simili e fortunatamente vicine al punto di vista della comunità scientifica.

In conclusione, siamo di fronte a una politica ancora distante dal mondo della scienza, come confermano le poche risposte ricevute. E anche tra chi ha risposto, si percepisce l’esistenza di “forze” che i partiti sentono come prioritarie rispetto alla razionalità e alle evidenze scientifiche: la demagogia tende a prendere il sopravvento nei partiti di sinistra, soprattutto per quanto riguarda gli OGM e la sperimentazione animale; l’economia sembra essere invece la priorità assoluta per i liberisti, talvolta anche a costo di danneggiare l’ambiente. In altre parole, benché in alcune risposte si intravedano razionalità e buon senso, resta forte la sensazione che la scienza sia troppo spesso strumentalizzata per dare credito a questa o quella ideologia politica. Si può migliorare questa situazione? Forse sì, ma il cambiamento deve partire innanzitutto da noi cittadini, che dobbiamo essere più esigenti nei confronti della classe politica, iniziare a fare domande scomode e a pretendere risposte precise e puntuali. Forse allora anche i politici capiranno che la scienza va presa sul serio.

Articolo pubblicato su iMille.org

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 21 maggio 2014 in Scienza, Varie

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

DNA Dreams: il BGI alla ricerca dei geni dell’intelligenza

Questo interessante (e per certi versi un po’ inquietante) documentario racconta le ricerche che il Beijing Genomics Institute sta portando avanti allo scopo di identificare i fattori genetici collegati al quoziente intellettivo. Che ne pensate?

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 1 maggio 2014 in Scienza, Varie

 

Tag: , ,

Al via il Premio Grande Ippocrate

ippocratePrende il via la sesta edizione del Premio Grande Ippocrate, prestigioso riconoscimento destinato ai ricercatori italiani che, oltre a eccellere nel lavoro scientifico, hanno saputo comunicare efficacemente al grande pubblico temi e risultati dei propri studi. Fino al 7 aprile 2014 chi lo desidera potrà segnalare ricercatori a suo giudizio meritevoli del premio inviando una mail a info@grandeippocrateunamsi-novartis.it.

Nelle precedenti edizioni il Premio Grande Ippocrate è stato assegnato a ricercatori di fama e prestigio internazionale.

  • 2008: Sen. Elena Cattaneo, Senatrice a vita, Ordinario del Dipartimento di Bioscienze e Direttore del Centro Ricerche sulle cellule staminali Università degli Studi di Milano;
  • 2009: On. Ilaria Capua, parlamentare, Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro (PD);
  • 2010: Roberto Cingolani, Direttore dell’Istituto Tecnologico di Genova;
  • 2011: Paolo Gasparini, genetista medico, Università di Trieste/IRCCS Burlo Garofolo;
  • 2012: Antonio Giordano, Presidente del comitato scientifico del CROM, Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano, Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine e Direttore del Centro di Biotecnologia College of Science and Technology –Temple University- Philadelfia.

Oltre alle proposte che perverranno dalla rete, la giuria del premio, composta da giornalisti scientifici UNAMSI-Unione Nazionale Medico Scientifica d’Informazione e da esponenti del mondo accademico, valuterà quei ricercatori che, in base al curriculum e alle attività di divulgazione svolte, si siano distinti per la loro capacità di comunicare con il grande pubblico, attraverso i media. Nato nel 2008 dalla collaborazione tra UNAMSI e Novartis, il Premio Grande Ippocrate si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della ricerca, in particolare nell’ambito delle scienze biomediche, e sul lavoro dei ricercatori. Consiste in un riconoscimento in denaro del valore di 10.000 euro, che viene consegnato al vincitore nel corso di una cerimonia di premiazione, alla quale prendono parte personalità del mondo universitario, economico e dei media.

Il Premio Grande Ippocrate 2014 è anche sui social network. Per proporre candidature, rimanere aggiornati sulla loro evoluzione e per ogni ulteriore informazione sono infatti disponibili anche i profili Facebook, Linkedin e Twitter.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 18 marzo 2014 in Medicina, Salute, Scienza, Varie

 

Tag: , ,

La scienza nel governo Renzi

governorenzi

Non facciamoci illusioni: prima che uomini di scienza, siamo uomini di mondo, e sappiamo benissimo che all’insediamento di un nuovo governo le priorità per il Paese sono sempre altre. Facciamo però uno sforzo, e proviamo a immaginare che cosa potrebbe riservarci il governo di Matteo Renzi dal punto di vista della scienza, della ricerca e della razionalità. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato in più occasioni che punterà forte sulla scuola e sulla formazione, un impegno sicuramente condivisibile in un Paese come l’Italia, dove si registrano performance linguistiche, matematiche e scientifiche piuttosto deludenti sia da parte dei ragazzi che degli adulti, come dimostrano rispettivamente i risultati dei test PISA e l’ultimo rapporto dell’OCSE. Investire sull’istruzione è quindi un primo importante passo. Ma la scienza e il metodo scientifico investono tutti gli aspetti della società, e un’efficace azione di governo dovrebbe tenerli sempre ben presenti. Dovranno farci i conti un po’ tutti i dicasteri, prima o poi, ma vorrei soffermarmi su quelli che – in base alle esperienze passate – potrebbero incrociare più spesso la scienza e il suo approccio rigoroso, basato sulle evidenze, sui dati e sui numeri. Penso al Ministero della Salute, all’Agricoltura e all’Ambiente. Ma non si può parlare di scienza senza parlare di università e di ricerca scientifica, ed è quindi doveroso un commento sul nuovo Ministro del MIUR.

gianniniIl Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato affidato alla glottologa Stefania Giannini, di Scelta Civica. Qualcuno l’ha già definita una “estremista della meritocrazia”, e leggendo questa sua intervista al Corriere e le dichiarazioni rilasciate al sito Scienza in Rete, possiamo intuirne il motivo. La Giannini insiste molto sulla valorizzazione del ruolo degli insegnanti, anche dal punto di vista della retribuzione: “In qualunque mestiere – dice – chi lavora meglio e lavora di più deve essere premiato. Sia in termini di stima, che economicamente.”. Secondo importante aspetto, il ministro non sembra gradire i concorsi pubblici, ed è lecito aspettarsi misure a favore dell’autonomia scolastica, con i dirigenti degli istituti chiamati a selezionare direttamente e responsabilmente il proprio corpo docente. L’attenzione al merito e all’autonomia si ritrova anche nei piani del ministro per l’università e la ricerca. Degno di nota è il progetto messo a punto insieme al professor Andrea Ichino e descritto in modo dettagliato nel libro “Facoltà di scelta”. Ichino immagina la sperimentazione di un meccanismo mediante il quale gli atenei possano attivare dei corsi di eccellenza con docenti di livello internazionale; questi corsi sarebbero finanziati attraverso maggiori tasse universitarie, in parte coperte da prestiti d’onore riservati agli studenti meritevoli. L’obiettivo è quello di incrementare le risorse economiche a disposizione delle università più brave ad attrarre gli studenti, risorse che poi saranno riutilizzate nelle attività di ricerca. Come sempre accade quando si parla di competizione e merito, però, le critiche anche violente sono sempre in agguato: e in effetti le idee di Ichino hanno già incontrato le proteste di alcuni studenti. Non sappiamo se questa specifica proposta entrerà nell’agenda del governo Renzi, ma una cosa è certa: come dimostra il programma di Renzi per le primarie del 2012 (pdf), su università e ricerca il premier e il ministro Giannini troveranno molti punti di contatto.

Beatrice-LorenzinIl Ministero della Salute è ancora guidato da Beatrice Lorenzin (NCD). La sua esperienza nel governo Letta era iniziata con non poco scetticismo, per via del suo curriculum non proprio esaltante: nessuna esperienza nel settore e un diploma di maturità classica apparivano a molti come credenziali inadeguate per un Ministero tanto importante. A onor del vero, i fatti hanno dimostrato il contrario. La gestione della delicatissima vicenda Stamina l’ha messa a dura prova negli scorsi mesi, ma la Lorenzin ne è uscita con dignità, forse grazie anche ai validi consigli dei suoi collaboratori. È quasi commovente sentire un politico italiano affermare che “la politica deve fare la politica, e deve rispettare la scienza e il metodo scientifico”, come ha fatto il ministro intervistato da RaiNews24. Di questi tempi, non è cosa da poco. Alla Lorenzin non mancherà certo il lavoro: la vicenda Stamina continuerà a riempire le pagine dei giornali anche durante il governo Renzi, a cominciare dalla nomina del nuovo comitato di esperti che dovrà valutare la fattibilità della sperimentazione del metodo promosso da Davide Vannoni, dopo che il primo comitato era stato bocciato dal TAR. Sarà senza dubbio un affare complicato, in cui si intrecceranno aspetti umani e scientifici, ma il ministro ha dimostrato di meritare la nostra fiducia.

martinaAll’Agricoltura troviamo Maurizio Martina, del PD. Lui ha sicuramente esperienza nel settore che si troverà a gestire, ma le sue posizioni in materia faranno discutere. In un intervento sul Sole 24 Ore dello scorso novembre, il ministro Martina aveva spiegato perché sugli OGM occorre trovare una terza via tra i sì e i no pregiudiziali. Secondo Martina, “la scelta di un’agricoltura Ogm free può essere uno straordinario valore aggiunto alla distintività della nostra offerta agroalimentare e quindi può pagare in termini economici, commerciali e di sviluppo locale”. Il ministro ricordava tuttavia che “questo punto va sostenuto con argomentazioni che siano, appunto, di politica economica e commerciale. Per il resto si deve lasciare lavorare la scienza e la ricerca”. Cosa esattamente questo significhi è difficile a dirsi (il ministro è favorevole o meno alla sperimentazione in campo aperto?), tuttavia questa presa di posizione è sicuramente un piccolo passo avanti rispetto alle dichiarazioni prive di fondamento scientifico a cui siamo stati abituati. Probabilmente il modello di agricoltura che ha in mente il ministro sarà comunque OGM free (e Renzi lo appoggerà), ma lo sarà in ragione di considerazioni economiche più o meno condivisibili e non di bizzarre teorie pseudoscientifiche sulla presunta pericolosità degli OGM. Un punto che invece suscita più perplessità riguarda l’appoggio del ministro Martina all’iniziativa di Slow Food per 10mila orti in Africa. Per cogliere l’essenza di questo progetto basta leggere quanto dichiarato direttamente dal fondatore Carlo Petrini: “La pressione delle multinazionali, delle monocolture finalizzate all’esportazione, dei pesticidi, dell’urbanizzazione, dell’avanzata del deserto ha stravolto equilibri secolari. Nelle bidonville in crescita violenta si è persa la memoria dei saperi alimentari che consentivano di sopravvivere anche in condizioni molto difficili e i prodotti della tradizione sono stati sostituiti dal fast food”. Domanda: ma se i contadini africani hanno scelto di abbandonare la propria agricoltura tradizionale di sussistenza, non sarà perché hanno trovato vantaggioso passare all’agricoltura moderna, che garantisce loro maggiore reddito? Che diritto abbiamo di scegliere il modello di sviluppo più adatto per popoli che stanno ancora lottando per uscire dalla soglia di povertà? D’accordo, in questo caso la scienza non c’entra, ma la razionalità – che della scienza è lo strumento principale – c’entra eccome. Staremo a vedere quello che accadrà. Di sicuro, con l’EXPO in arrivo, l’operato del ministro Martina sarà costantemente sotto osservazione.

gallettiChe dire invece del nuovo Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti (UDC)? A quanto pare, il ministro non ha competenze specifiche in materia ambientale, ma questo – come abbiamo visto per il ministro Lorenzin – non è di per sé indicativo delle sue performance future. I temi sul tavolo sono diversi: dissesto idrogeologico, cambiamenti climatici, la Terra dei Fuochi, il caso Ilva e quello della Concordia. Di Galletti però si sa poco. La sua posizione sul nucleare, ad esempio, non è affatto chiara: in passato si era mostrato possibilista, tanto da mettere a disposizione la sua Emilia Romagna per l’apertura di nuovi siti, ma più recentemente ha cambiato idea.

Molte sfide attendono il giovane premier Matteo Renzi. Dovranno essere affrontate con metodo e razionalità, e solo il tempo ci dirà se i membri del suo esecutivo saranno all’altezza del compito. Forse, però, avrebbe dovuto seguire l’esempio di Tony Blair, che nel 1997 con la sua celebre affermazione “What matters is what works” decideva di sposare le politiche evidence-based, fondate sui dati e sulle evidenze scientifiche. Esattamente a questo serve il Government Office for Science, nel Regno Unito. Lo guida Mark Walport, ex direttore del Wellcome Trust, e il suo compito è assicurarsi che il governo inglese sia sempre informato sulle evidenze scientifiche alla base di ogni sua decisione. Spiace dirlo, ma su questo campo noi italiani siamo lontani anni luce.

Articolo pubblicato su iMille.org

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Scienza, Varie

 

Tag: , , , , , ,

Arriva anche in Italia la banca dati del DNA

badnaAnche l’Italia avrà la sua banca dati del DNA. Si tratta di uno strumento già in vigore in diversi Paesi europei, che consentirà di identificare più rapidamente gli autori di reati, o di riconoscere i resti di persone date per scomparse o vittime di reati e incidenti. Siete preoccupati per la vostra privacy? Niente paura: ovviamente non si tratta di una schedatura di tutta la cittadinanza. La banca dati, infatti, conterrà soltanto il profilo genetico delle persone detenute in carcere, e quello del DNA rinvenuto nei luoghi in cui si è compiuto un reato o si è verificato un incidente. Solo previo consenso informato, anche i famigliari di persone scomparse potranno essere inserite nel database, al fine di agevolare le ricerche.

Per rassicurare la popolazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha realizzato una campagna sull’utilizzo di questa banca dati. Questo video presenta l’iniziativa, mentre un filmato più breve sarà trasmesso in televisione. L’obiettivo è quello di illustrare i vantaggi in termini di sicurezza per il cittadino, in un’ottica di prevenzione e repressione del crimine, ma anche di concreto vantaggio per chi è innocente e può essere scagionato grazie a queste tecnologie. Per maggiori informazioni, potete rivolgervi al Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita a cui è affidato il compito di chiarire ogni aspetto dell’utilizzo delle Banche dati da parte degli Stati, tra cui sicurezza e privacy.

 
1 commento

Pubblicato da su 21 febbraio 2014 in Varie

 

Tag: , , ,

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: