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Chi ha paura della scienza?

Tra le domande che insieme al gruppo Dibattito Scienza abbiamo sottoposto ai candidati delle primarie del centrosinistra ce n’erano due che per il loro impatto sociale erano molto importanti: una riguardava gli OGM e la possibilità di fare ricerca in campo su questa tecnologia; l’altra riguardava la fecondazione assistita. I candidati hanno dato le loro risposte (potete leggerle qui), ma qual è invece l’opinione degli italiani su questi argomenti? Oggi leggo gli esiti di due sondaggi che sembrano proprio rispondere a questo interrogativo.

Il primo, realizzato da Futuragra, riguarda la percezione che hanno i cittadini degli organismi geneticamente modificati e l’opportunità o meno di fare ricerca su di essi. Benché dal report (qui il PDF) emerga una certa ignoranza sul tema (ad esempio solo il 42% degli 800 intervistati sa che i geni sono presenti in tutte le piante), i risultati sono da un certo punto di vista piuttosto incoraggianti. Il 55% ritiene che sia utile fare ricerca scientifica sugli OGM e il 62% pensa che gli scienziati italiani abbiano il diritto di fare ricerca alle stesse condizioni degli altri Paesi. Inoltre, il 52% dice che potrebbe anche prendere in considerazione l’acquisto di alimenti OGM, soprattutto se questi fossero più salutari o caratterizzati da una maggiore sostenibilità ambientale. La maggioranza degli intervistati (52%) ritiene infine che se la legge italiana permette la vendita di prodotti OGM, allora dovrebbe anche consentirne la coltivazione.

Il secondo sondaggio è stato realizzato dal Censis e ha indagato, oltre alla fecondazione assitita, anche il tema dell’interruzione di gravidanza (qui il PDF). Su questo terreno, gli italiani mostrano generalmente una posizione laica, soprattutto le persone giovani e laureate. Il 60% è favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza, mentre il 26% è contrario. Per quanto riguarda l’utilizzo della pillola Ru486, il 52% si mostra favorevole a fronte di un 29% di contrari. La percentuale di antiabortisti è più alta negli over 65 (34%) e più bassa negli under 30 (18%), e rapporti analoghi si riscontrano anche nelle opinioni sulla Ru486. Se andiamo a guardare i risultati relativi alla fecondazione assistita, invece, il 69% è favorevole. Abbastanza elevato è anche il numero di coloro che approvano la fecondazione eterologa (50%) e la diagnosi pre-impianto (52%). La selezione del sesso del nascituro, al contrario, non è ben vista: il 75% degli intervistati si dichiara contrario. Qui però le percentuali divergono moltissimo se si va a considerare il titolo di studio dei partecipanti: tra i laureati, l’82% è favorevole alla fecondazione assistita, mentre il numero scende al 33% per chi ha la licenza elementare. Degno di nota è anche il 78% di persone che si dichiara favorevole all’uso terapeutico delle cellule staminali embrionali.

In conclusione, sembrerebbe che gli italiani siano molto più interessati ad utilizzare i prodotti della scienza rispetto a come vengono dipinti dai media e dai politici che li governano. A dispetto della cattiva informazione che è stata fatta in questi anni sugli OGM, i cittadini – sebbene un po’ confusi sull’argomento – si mostrano aperti all’innovazione e all’impiego delle biotecnologie in agricoltura. Anche sulle questioni di bioetica gli italiani sono intenzionati a cogliere liberamente le opportunità offerte dal progresso scientifico-tecnologico: sì all’aborto, sì alla fecondazione assistita, sì all’uso terapeutico delle cellule embrionali. Invito i nostri politici a meditare su questi risultati, e a essere più coraggiosi quando affrontano certe questioni: gli italiani non hanno paura della scienza.

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2012 in Medicina, Nutrizione, Salute, Scienza, Tecnologia, Varie

 

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Avere un figlio sano è un diritto

Qualche mese fa avevo scritto su questo blog a proposito del test delle 400 malattie, un nuovo test genetico che consente di scoprire se si è portatori di mutazioni recessive dannose, legate a centinaia di malattie rare. L’analisi genetica preimpianto è una delle armi più efficaci che abbiamo a disposizione per combattere le malattie rare, dal momento che le cure scarseggiano e manca l’interesse (anche economico) per trovarne. Si tratta però di una battaglia che non vinceremo mai, se ci si mette di mezzo la legge.

La legge 40 sulla fecondazione assistita proibisce infatti alle coppie di selezionare gli embrioni prima di impiantarli, e obbliga gli aspiranti genitori portatori di malattie recessive a recarsi all’estero, in uno dei 15 Paesi europei dove questa selezione è consentita. Rosetta Costa e Walter Pavan hanno già avuto un figlio malato quattro anni fa, e non hanno intenzione di darla vinta al governo italiano, perciò hanno fatto ricorso alla Corte Europea di Strasburgo: la Corte ha dichiarato ammissibile il ricorso, e ha inviato al Governo la richiesta di esprimersi sulla questione, dal momento che la legge suddetta viola gli articoli 8 e 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

Rosetta e Walter sono entrambi portatori di una mutazione nel gene CFTR, mutazione recessiva che provoca la fibrosi cistica quando presente in doppia copia. Rinunciando alla selezione preimpianto, i due avrebbero il 25% di possibilità di dare alla luce un figlio affetto da una patologia grave e invalidante. Qualora non fosse chiaro, questa percentuale equivale alla probabilità di lanciare due volte una moneta e ottenere testa in entrambi i lanci. Con quale coraggio si può negare a una coppia il diritto di avere un figlio sano?

Paradossalmente, la legge sull’aborto del 1978 consente invece di abortire dopo 10 settimane di gravidanza, se dall’esame dei villi coriali il feto risulta malato di fibrosi cistica. E questo nonostante il fatto che l’esame dei villi coriali è associato a un rischio – seppur molto basso – di aborto spontaneo. Dunque qual è il senso di tutto ciò?

Secondo Adriano Pessina dell’Università Cattolica “non ha alcuna consistenza teorica il diritto ad avere un figlio sano, che si trasforma nel diritto all’eliminazione del figlio malato”. Beh, evidentemente è più accettabile, da un punto di vista morale, eliminare un feto di due mesi e mezzo piuttosto che un embrione di pochi giorni. Non so voi, ma a me sembra un’enorme contraddizione. Ovviamente non sto chiedendo libertà totale, esistono dei limiti etici a quanto si può fare con la scienza. Tuttavia, credo che una coppia italiana portatrice di una malattia recessiva debba avere il diritto di scegliere, e lo Stato deve offrirle tutti gli strumenti per farlo coscientemente.

Link utili:

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2011 in Medicina, Salute, Scienza, Tecnologia, Varie

 

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