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Scienza e politica, un dialogo è possibile!

dibattitosiSono state da poco pubblicate le risposte dei leader politici alle domande di Dibattito Scienza, il gruppo di cui sono cofondatore e coordinatore che vuole portare la scienza e la ricerca nel dibattito politico. Le domande erano state scelte tramite un sondaggio e discussioni in rete, e sono state poste ai leader delle principali forze politiche che parteciperanno alle prossime elezioni. Dei sei politici interpellati, soltanto tre hanno risposto entro il termine previsto, cosa che mi ha un po’ deluso: venti giorni mi sembravano un tempo sufficiente anche in un periodo impegnativo come la campagna elettorale, soprattutto perché ricerca, innovazione, ambiente, bioetica non sono affatto dei temi secondari. Hanno risposto all’appello Pierluigi Bersani, Oscar Giannino e Antonio Ingroia: trovate le loro risposte in questa fantastica grafica interattiva realizzata da Alessio Cimarelli. Ci ho messo parecchio a leggere tutto (Ingroia è stato molto sintetico, ma gli altri due non si sono risparmiati). In questo post commenterò le risposte dei tre leader secondo le mie competenze, e lo farò a titolo personale, in quanto Dibattito Scienza ha scelto di non commentare né giudicare le dichiarazioni dei politici.

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

oscargianninoQuello che si chiede in questa domanda è di fondamentale importanza: chi si candida a governare un Paese come l’Italia, che investe in ricerca poco più dell’1% del PIL (fonte ISTAT), deve avere le idee chiare su come rilanciare ricerca e innovazione. Purtroppo non è questo il caso di Ingroia, che espone dei princìpi anche condivisibili (“vogliamo affermare il valore universale di scuola, università e ricerca”), ma non va oltre lo slogan. Fanno meglio Bersani e soprattutto Giannino. Bersani vuole “riattivare gli investimenti”, ma non specifica quanto vuole investire, anche perché dice che prima bisogna “conoscere in dettaglio i dati della finanza pubblica”. Giannino intende “aumentare la dotazione finanziaria per l’università”, tagliando spesa pubblica in altri settori e agevolando fiscalmente chi investe in ricerca. Anche lui, però, non si sbilancia troppo sui numeri. Sul capitolo meritocrazia, Bersani sembra quasi spaventarsi e dice che “Il merito per noi è la necessità di entrare nel merito dei problemi”. Beh? Io ho l’impressione che molti uomini politici (soprattutto di sinistra) preferiscano sorvolare su questo argomento, alcuni sono addirittura infastiditi dalla parola stessa “meritocrazia”. Cionostante, Bersani propone di istituire un non meglio precisato “Programma per il merito e il diritto allo studio”. Giannino si scaglia contro la proliferazione delle sedi universitarie e dei corsi di laurea, e propone di ridurne il numero agendo sulla selezione e la valorizzazione degli istituti più meritevoli. Su questo aspetto il leader di Fare per Fermare il Declino sembra avere le idee chiare e presenta diversi criteri che potrebbero essere adottati per rendere più meritocratica la distribuzione delle risorse, sia a livello di università e istituti, sia a livello individuale del singolo docente o ricercatore. Per come la vedo io, quello di Giannino è l’approccio corretto: gli sforzi vanno concentrati sull’elaborazione di efficaci metodi di valutazione, non su prese di posizione ideologiche (merito sì, merito no). In altre parole, non dobbiamo temere la meritocrazia, quanto piuttosto riflettere su quale sia la strategia migliore e più equa per ottenerla. Un altro punto interessante del discorso di Giannino riguarda il valore legale del titolo di studio: lui vorrebbe abolirlo, io non mi sono ancora fatto un’opinione precisa.

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

pierluigibersaniL’investimento in ricerca delle imprese private è un altro punto cruciale, perché la ricerca produce innovazione, che a sua volta migliora la qualità dei prodotti e rimette in moto l’economia. Un aspetto importante di cui spesso ci si dimentica è il fatto che, a differenza di altri Paesi europei, in Italia la maggior parte delle aziende sono di piccole dimensioni, o addirittura appartengono alla categoria delle micro-imprese (fonte ISTAT). In questo contesto risulta chiaramente più complicato investire in ricerca e sviluppo, per questo era interessante conoscere le opinioni dei candidati. Bersani sostiene (giustamente, a mio avviso) che il sostegno pubblico è necessario per aiutare le piccole aziende italiane a investire in ricerca, e occorre mobilitare risorse pubbliche e private per spingere su settori strategici quali digitale, green economy, made in Italy, cultura e scienze della vita. Il leader del PD vorrebbe eliminare gli incentivi tradizionali per sostituirli con aiuti mirati a chi investe in ricerca, attraverso strumenti finanziari misti pubblico-privato. Giannino sottolinea altri aspetti del problema, come la normativa italiana ostile all’innovazione, la mentalità antiscientifica del nostro Paese e la scarsa collaborazione tra pubblico e privato. Stupisce l’invito di Giannino a puntare sulle biotecnologie, invito che stona con le parole pronunciate dal suo socio Zingales poco tempo fa (“L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie”). Ingroia propone di introdurre agevolazioni fiscali per le imprese che investono in ricerca. Personalmente, credo che tutte queste misure sarebbero benefiche per le imprese che scelgono di innovare, mi auguro di vederne realizzata almeno qualcuna.

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

pierluigibersaniLe risposte dei tre candidati hanno un denominatore comune: l’efficienza energetica. Ingroia vuole un Piano Energetico Nazionale Sostenibile che tracci la road map di uscita dai combustibili fossili, mentre Bersani, pur riconoscendo l’importanza delle fonti rinnovabili, ricorda che le fonti fossili sono ancora indispensabili e si propone di risanarne il mercato con un mix di liberalizzazioni e nuove infrastrutture. Non stupisce che Giannino si opponga all’intervento dello Stato: basta con gli incentivi discrezionali – dice – introduciamo una carbon tax onnicomprensiva e lasciamo che sia il mercato a scegliere il giusto mix di tecnologie energetiche. Ecco, in questo caso, pur apprezzando l’attenzione all’efficienza energetica dei tre leader e il realismo di Bersani, mi dispiace non aver trovato in nessuna delle risposte una visione precisa sul futuro energetico del Paese. Mi spiego meglio. Secondo quanto scrive Jeremy Rifkin nel suo libro “La terza rivoluzione industriale”, sul fronte delle rinnovabili l’Europa è molto più avanti rispetto agli Stati Uniti; proprio per questo motivo, mi aspettavo che i candidati avrebbero delineato un progetto più chiaro in questa direzione, in modo da sfruttare questo vantaggio. Nella visione di Rifkin, diversi fattori concorrono a determinare un futuro sostenibile, fatto di efficienza energetica, rinnovabili, impianti di microgenerazione e quella che lui chiama “internet dell’energia”. Ecco, mi sarebbe piaciuto intravedere la visione di Rifkin nelle risposte dei politici, ma forse avevo aspettative esagerate.

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

pierluigibersaniSu questo punto ogni candidato ha le sue priorità. Per Giannino, la soluzione sta tutta nel libero mercato: sia per quanto riguarda lo smaltimento, sia per quanto riguarda la raccolta, lo Stato deve stare in un angolo e limitarsi a un ruolo di controllore, punendo chi non rispetta le norme di sicurezza e ambientali. Ingroia dice che bisogna puntare sul riciclo e ridurre la produzione di rifiuti, estendendo la responsabilità estesa del produttore al settore alimentare e a quello delle costruzioni; ricorda inoltre il pericolo dell’infiltrazione mafiosa nell’affare rifiuti. Dimentica però di spiegare come smaltire i rifiuti non riciclabili. La risposta di Bersani, infine, è molto articolata e prevede tutta una serie di misure volte a costruire la “società del riciclaggio” prefigurata dalla Direttiva Europea 2008/98/CE: al leader del PD non sfugge nulla, persino la lotta allo spreco alimentare entra nel suo progetto. Quanto allo smaltimento, Bersani si dichiara favorevole all’incenerimento, tecnologia ritenuta consolidata e in grado di ridurre l’uso delle discariche. In conclusione, il candidato premier del centrosinistra sembra avere una visione a 360 gradi sul problema, e risulta nel complesso più convincente.

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

pierluigibersaniIl famoso slogan “Prevenire è meglio che curare” trova una perfetta rappresentazione nella risposta di Bersani, che ricorda l’importanza di “spendere i soldi prima delle tragedie, non provare a farlo dopo, sempre in una situazione di emergenza”. Bersani cita i soldi (pochi) investiti finora per la difesa del suolo, e quelli (tanti) spesi per rimediare alle emergenze che si sono verificate negli ultimi decenni. Si scaglia contro i condoni edilizi varati da Berlusconi, e propone diverse misure per la messa in sicurezza del territorio, tra cui, ad esempio, l’istituzione di un fondo pluriennale per la difesa del suolo, la trasparenza e la semplificazione nelle procedure di appalto per combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata. Bersani e Ingroia sono d’accordo sul voler bloccare il consumo di suolo e sul voler puntare piuttosto sulla riqualificazione degli edifici esistenti, migliorandone ad esempio l’efficienza energetica. Secondo i due politici di sinistra sarebbe questa la strada da seguire anche per rilanciare il settore dell’edilizia. Di diverso avviso Oscar Giannino, che se la prende con la normativa vigente e i vincoli urbanistici troppo restrittivi. Per Giannino questo ha provocato la crisi del settore delle costruzioni e l’aumento dei prezzi dei terreni. Da buon liberista, si oppone alla logica pianificatoria, e suggerisce ad esempio di offrire uno sconto IMU per le abitazioni con alta efficienza energetica, in modo da stimolare risorse private nella riqualificazione degli edifici. Su questo argomento i tre leader sembrano piuttosto preparati, ma la logica di Giannino non mi convince: la qualità delle nostre città è un bene comune troppo importante, e non può essere lasciata al libero mercato.

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

pierluigibersaniCome nella domanda precedente, anche qui si nota la distanza che separa la sinistra (Bersani e Ingroia) dal liberista Giannino. Tutti riconoscono il limite dell’infrastruttura di rete italiana, soprattutto Bersani che snocciola numeri e statistiche sul digital divide, ma mentre lui e Ingroia parlano di “infrastruttura strategica di interesse nazionale” e pensano a un intervento dello Stato per indirizzare i singoli operatori, Giannino ribadisce che lo Stato dovrebbe limitarsi a controllare che non si creino situazioni di monopolio, e a creare un clima “amichevole” per le aziende che vogliono investire. Un altro punto importante che sta a cuore sia di Bersani sia di Giannino è la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, un tema che secondo il leader di Fare meritava maggiore attenzione da parte del governo Monti. Ancora una volta Bersani si dimostra molto preparato, è infatti l’unico a sottolineare come l’infrastruttura di rete sia fondamentale per il rilancio delle PMI, che senza accesso alla rete sono tagliate fuori dal mercato. Sempre Bersani è l’unico a evidenziare la scarsa alfabetizzazione digitale degli italiani.

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

antonioingroiaLa risposta di Ingroia inizia con una frase lapidaria che non lascia alcun dubbio sulle intenzioni dell’ex magistrato: “La laicità dello Stato, le libertà individuali e collettive sono un punto cardine del nostro programma di governo.” Il che fa pensare che in materia di bioetica l’approccio di Rivoluzione Civile sarà molto liberale, e non condizionato da considerazioni religiose. Anche Giannino, pur ricordando che per il suo movimento la priorità è l’economia e che all’interno di Fare convivono diverse sensibilità, riconosce la necessità di adeguare la legge 40 ai princìpi del diritto europeo; inoltre, sul testamento biologico si chiede un “passo indietro” del legislatore, che restituisca questa materia al rapporto diretto tra medico e paziente. Stranamente, il più cauto dei tre sembra essere Bersani, che si dichiara contrario a una eutanasia con un ruolo attivo da parte del medico e che, pur promettendo di cambiare la legge 40 per porre fine al “turismo procreativo”, non dice chiaramente ad esempio se è favorevole o meno alla diagnosi pre-impianto. Nessuno dei tre è chiarissimo su quest’ultimo punto, a dire il vero, tuttavia l’impostazione di Ingroia e quella di Giannino mi sembrano più marcatamente laiche rispetto a quella di Bersani.

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

oscargianninoA mio modo di vedere, questa domanda era molto utile per capire la considerazione della scienza che hanno in generale i tre candidati. Bersani dice una cosa fondamentale, che gli fa sicuramente guadagnare punti agli occhi della comunità scientifica: “In ogni idea di sviluppo portata avanti da un governo autorevole, il primo punto all’ordine del giorno deve essere la ricerca, perché scienza e ricerca sono la base essenziale della competitività del Paese”. Il leader del Partito Democratico si impegnerà a contrastare l’analfabetismo scientifico-matematico fin dalle giovani generazioni, e in modo molto intelligente sottolinea l’importanza della multidisciplinarietà, che deve essere perseguita rimuovendo le barriere didattiche e permettendo di costruire curricula flessibili. Giannino intende promuovere la cultura scientifica puntando sulla divulgazione (festival, riviste, programmi TV); poi amplia il discorso criticando la qualità del sistema educativo italiano in generale, e punta il dito contro una scuola che a suo modo di vedere “è stata costruita attorno agli insegnanti e non attorno agli studenti”. Nella sua visione, meritocrazia e autonomia degli istituti sono le parole d’ordine. Vanno poi rivalutati gli istituti professionali e rivisti i programmi scolastici, per insegnare ai bambini ad applicare fin da piccoli il metodo scientifico. Ingroia ribadisce il valore della scuola pubblica, promette di cancellare la riforma Gelmini e di portare a 18 anni l’obbligo scolastico. In pratica, non ha nessuna risposta specifica a proposito dell’analfabetismo scientifico. Per questa domanda il mio punto va a Oscar Giannino, sicuramente più concreto e sul pezzo rispetto altri due.

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

pierluigibersaniPierluigi Bersani si conferma anche in questa domanda particolarmente preparato, e mostra una notevole sensibilità ambientale: le sue politiche climatiche prevedono l’uso sempre più massiccio delle fonti rinnovabili (dall’elettrico al termico), l’efficienza energetica degli edifici e la mobilità sostenibile. Per Ingroia occorre ridurre le emissioni e istituire una carbon tax a livello europeo. Giannino ricorda che la sfida al cambiamento climatico non si vince da soli: l’Italia deve giocare con le regole europee, che tuttavia finora non lo hanno soddisfatto. Secondo Giannino, porsi obiettivi di breve termine serve a poco, bisogna piuttosto concentrarsi su obiettivi di medio termine relativi all’intensità carbonica dell’economia, promuovendo innovazione e sviluppo.

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

oscargianninoSu questo tema, Ingroia è il più animalista di tutti. Il leader di Rivoluzione Civile sottolinea che “ogni essere vivente merita rispetto”. Bersani e Giannino sono meno ideologici e più realisti, e ricordano che senza sperimentazione animale la ricerca biomedica non va da nessuna parte. C’è però una differenza significativa tra i due approcci: Bersani si limita a constatare che non si può fare a meno della sperimentazione animale, ma non dà molto peso alla ricerca di metodi alternativi. Giannino, al contrario, dice chiaramente che un obiettivo da perseguire è la riduzione del numero di animali sacrificati per il bene della scienza. Sono d’accordo con lui: se è vero come è vero che la sperimentazione animale è un elemento essenziale nella ricerca biomedica, dobbiamo sempre trattare gli animali con rispetto e investire nello studio di metodologie alternative. Anche questa, dopotutto, è ricerca scientifica.

Vorrei concludere dicendo alcune cose. La prima è che dobbiamo essere grati a tutti e tre i candidati che hanno deciso di rispondere alle domande di Dibattito Scienza: non importa quanto avete scritto, o come avete risposto, il solo fatto di aver preso in considerazione la nostra iniziativa merita stima e rispetto. Viceversa, i tre politici che mancano all’appello sono stati una grande delusione. Eravamo molto curiosi di conoscere le opinioni di tutti e tre, ma personalmente ero molto curioso di leggere le risposte di Beppe Grillo, che in passato con la scienza ha avuto un rapporto per così dire conflittuale. Riguardo alle risposte ricevute, invece, a mio giudizio personale Bersani ha dimostrato una visione piuttosto completa sulle diverse questioni (principalmente sull’ambiente e sulle infrastrutture), il che mi conforta dal momento che la sua coalizione è quella con maggiori chance di vittoria alle prossime elezioni. Tuttavia, non mi ha convinto completamente sul tema ricerca e università, sulla bioetica e sulla sperimentazione animale. Su quest’ultima mi è piaciuto di più Giannino, che mi ha convinto anche sul rilancio di università e ricerca pubblica, soprattutto perché ha dimostrato di voler parlare di meritocrazia in modo serio e non propagandistico. Ingroia è stato molto sintetico (poteva oggettivamente sforzarsi di più), mostra di avere buone idee ma non le sviluppa adeguatamente, e finisce per mancare di concretezza; ad ogni modo, il suo approccio laico e liberale in materia di bioetica è quello più convincente.

Permettemi in chiusura giusto due parole come coordinatore di Dibattito Scienza. E’ stata un’esperienza fantastica, che ha coinvolto centinaia di persone (siamo oltre 1500 nel gruppo Facebook) tutte accomunate dalla passione per la scienza. E’ stata proprio questa la cosa meravigliosa: ognuna di queste persone aveva idee politiche diverse, a volte inconciliabili tra loro, eppure ci siamo ritrovati tutti a fare fronte comune per raggiungere il nostro obiettivo. Poteva andare meglio, potevano rispondere tutti i candidati ad esempio, ma è solo il primo passo del nostro cammino, un cammino che ci porterà un giorno a vedere finalmente riconosciuto – anche in Italia – il valore straordinario della scienza e della ricerca scientifica. Dibattito Scienza continuerà a portare avanti la sua battaglia anche dopo le elezioni, agendo da sentinella delle promesse fatte. Seguiteci sul nostro sito internet, su Facebook e su Twitter! Vi aspettiamo!

ps: benché fossi molto impegnato con Dibattito Scienza, sono riuscito a trovare una mezzoretta per discutere la mia tesi di dottorato. Ora vediamo se avete il coraggio di contestare i commenti di un Dottore di Ricerca! :-)

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2013 in Scienza, Tecnologia, Varie

 

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Ecco le domande di Dibattito Scienza per i candidati delle prossime elezioni

Dopo il grande successo ottenuto in occasione delle primarie del centrosinistra, Dibattito Scienza ci riprova con le elezioni politiche. L’iniziativa, nata su Facebook e promossa da Le Scienze, ha scelto dieci domande di natura scientifica per i leader delle principali coalizioni che si affronteranno nelle prossime elezioni politiche. Berlusconi, Bersani, Giannino, Grillo, Ingroia e Monti sono invitati a inviare le loro risposte all’indirizzo info@dibattitoscienza.it entro il 31 gennaio. Per evitare i trattati in stile Tabacci abbiamo imposto un limite di lunghezza alle risposte (6000 battute). :-)

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2013 in Medicina, Nutrizione, Salute, Scienza, Tecnologia, Varie

 

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La politica risponde alle nostre domande: i candidati del centrosinistra alla prese con Dibattito Scienza

I membri del gruppo Facebook “Dibattito Scienza” possono finalmente festeggiare. L’iniziativa lanciata solo pochi giorni fa ha riscosso un enorme successo: il gruppo viaggia spedito verso i mille membri, abbiamo avuto una risonanza mediatica inaspettata (Le Scienze, Il Post, e domani non perdetevi Radio 3 Scienza), ma soprattutto abbiamo ottenuto le risposte che cercavamo. I cinque candidati del centrosinistra hanno infatti accettato la sfida, rispondendo alle sei domande che abbiamo posto in merito a ricerca, sicurezza del territorio, politiche energetiche, bioetica, biotecnologie e medicine alternative. Dalle risposte, che vi invito a leggere sul sito di Le Scienze, emergono certamente differenze stilistiche e di approccio (date un’occhiata alle risposte minuziose di Tabacci, per esempio). Qualcuno (vedi Bersani) si è sicuramente fatto aiutare da un collaboratore scientifico, e non c’è niente di male, anzi. Qualcun’altro (vedi Renzi) ha preferito fare di testa sua, e ovviamente i risultati sono stati diversi. Per confrontare davvero i cinque candidati bisogna allora rimuovere tutto il politichese, i dettagli irrilevanti e ridurre le risposte all’osso (come ha cercato di fare il bravo Emanuele Menietti sul Post). Certo, come ha già ricordato Marco Ferrari sul suo blog, in questa iniziativa ognuno ci ha visto qualcosa di diverso: nel mio caso, lo scopo era conoscere la “vision” dei candidati su questi argomenti, quali schemi mentali adottano per inquadrare i problemi e che tipo di approccio intendono seguire per risolverli. Beh, fatta questa scrematura, sono arrivato ad alcune conclusioni che riporto di seguito. Dimenticavo, ho scelto di commentare solo le risposte alle ultime tre domande (bioetica, biotech e medicine alternative) perché sono quelle in cui sono più competente.

Sulla bioetica il più conservatore è Tabacci, il quale sostiene che “sulla fecondazione assistita occorre trovare un equilibrio tra i diritti degli adulti che desiderano divenire genitori e quello degli embrioni”. Gli altri candidati hanno posizioni più laiche, sia sulla fecondazione assistita sia sul testamento biologico, anche se Bersani appare poco coraggioso. Meglio Renzi, che inoltre vuole istituire un organismo di controllo apposito sul modello inglese della HFEA.

Per quanto riguarda gli OGM, si direbbe proprio che non piacciano a nessuno dei cinque candidati. Vendola è il più categorico su questo punto, anche quando si parla di ricerca: “La sperimentazione – dice il leader di SEL – può avvenire solo in ambienti chiusi e controllati”. Laura Puppato la pensa più o meno allo stesso modo, mentre Bersani mostra una posizione di apertura verso la sperimentazione in campo aperto, proprio come Tabacci che chiede regole e criteri da decidere insieme all’Unione Europea. Renzi su questa domanda mi è parso poco chiaro. In generale, tra i due sfidanti principali ho percepito una differenza di approccio sull’argomento: mentre il segretario del PD pone l’accento sul ritardo del nostro Paese per quanto riguarda la ricerca nel settore OGM e promette di rilanciare la genetica vegetale, il rottamatore fiorentino è più preoccupato degli eventuali effetti dannosi che le colture geneticamente modificate avrebbero sulla nostra agricoltura. Per quanto mi riguarda, Bersani vince il confronto su tutta la linea.

Sul terreno delle medicine alternative, dove la Puppato è maldestramente scivolata promettendo un rimborso da parte del SSN, gli altri quattro candidati sono stati più attenti. Tutti rilevano l’importanza del metodo scientifico nella valutazione dell’efficacia di qualsiasi terapia, e promettono rimborsi solo in caso di cure validate scientificamente. Tabacci e Vendola vedono con favore la ricerca in questo campo, mentre il punto su cui Renzi si distingue riguarda l’intenzione di regolamentare comunque il settore delle cosiddette medicine alternative, anche se la loro efficacia non è pari a quella della medicina tradizionale. Sulla questione il sindaco di Firenze mi trova d’accordo: l’esperienza con la genomica personalizzata e la nutrigenetica mi ha insegnato che non può essere tutto o bianco o nero. In generale, quando si parla di terapie o di strumenti di prevenzione (ad esempio gli integratori), esistono diversi “gradi” di validità scientifica. Penso ai prodotti erboristici, o anche ai test di nutrigenetica. Ecco, io ritengo sia corretto nei confronti del consumatore regolamentare anche questa area grigia di prodotti per la salute, impedendo che al paziente arrivino vere e proprie truffe. Il mio pensiero sui test genetici, ad esempio, l’ho espresso qui.

Per chiudere, riporto le frasi secondo me più significative dei cinque candidati per tutte le sei domande, copiandole pari pari dal mio account Twitter. Ringrazio ancora una volta tutti i membri del gruppo Facebook e in particolare chi ha collaborato alla stesura delle domande e chi è andato a caccia di risposte; un ringraziamento particolare va a Le Scienze e al suo direttore Marco Cattaneo per il grande aiuto che ci ha dato promuovendo la nostra iniziativa. E ora sotto con le primarie del PDL!

Ricerca





Sicurezza del territorio





Clima ed energia





Bioetica





OGM





Medicine alternative





 
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Pubblicato da su 22 novembre 2012 in Medicina, Nutrizione, Salute, Scienza, Tecnologia, Varie

 

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La scienza secondo Renzi e Bersani

Le primarie del centrosinistra sono l’evento politico del momento, negli ultimi due mesi non si parla d’altro. Purtroppo, però, se ne parla nel modo sbagliato. Le accuse reciproche non si basano infatti su punti specifici del programma, ma su altre questioni di cui francamente faccio volentieri a meno. Secondo il mio modesto punto di vista, la scelta del candidato dovrebbe dipendere dalla sua credibilità e affidabilità, ma soprattutto dal programma che intende realizzare. Certo le buone intenzioni non sono sufficienti, i punti del programma devono essere attuati e tra il dire il fare ce ne passa. E’ comunque evidente una cosa: del programma non si può fare a meno. E’ la condizione necessaria, benché non sufficiente. Sono andato quindi a vedere che cosa i due principali candidati hanno da dire a proposito dell’argomento che più mi tocca da vicino: la scienza. Ecco quindi i progetti di Bersani e Renzi per quanto riguarda università, ricerca e bioetica. La prima cosa che si nota leggendo i due programmi è che quello di Renzi è molto più dettagliato: mentre Bersani sceglie pochi punti arricchiti da molti slogan ad effetto, il sindaco di Firenze descrive più precisamente che cosa cercherà di realizzare se dovesse vincere le primarie e successivamente le politiche. Ma veniamo ai punti che ci interessano.

Università – Una delle “dieci idee per cambiare” di Bersani (l’idea denominata “Sapere”) è dedicata all’istruzione e alla ricerca. Per quanto riguarda l’università, il segretario del PD si propone di arrestare la flessione delle iscrizioni ai corsi universitari (non dice però come intende farlo). Le priorità di Renzi sono altre. Il rottamatore fiorentino vorrebbe dare maggiore autonomia alle singole università: nella visione di Renzi, le università italiane che vorranno attuare progetti di eccellenza didattica potranno decidere di alzare le tasse (saranno comunque previste delle compensazioni per i redditi medio-bassi). Un altro punto a cui Renzi tiene particolarmente riguarda l’erogazione – da parte di istituti bancari convenzionati – di prestiti agli studenti, per il finanziamento degli studi e delle tasse d’iscrizione.

Ricerca – Bersani dichiara che la ricerca e l’istruzione sono “gli strumenti più importanti per assicurare la dignità del lavoro e per combattere le diseguaglianze”. Il leader del PD ritiene che sia necessario promuovere la ricerca scientifica e la ricerca di base in ambito umanistico, e inoltre investire sulla ricerca avanzata “nei settori trainanti” e “a più alto contenuto d’innovazione”. Un proposito abbastanza generico, così come l’intenzione di “arrestare la sfiducia dei ricercatori”. Renzi, piaccia o no, si presenta in modo diverso e appare più concreto del suo rivale. Come in altri punti del programma, anche in questo la meritocrazia la fa da padrona. Il sindaco di Firenze vorrebbe rendere infatti più meritocratica l’erogazione dei finanziamenti alla ricerca, attraverso la messa a punto di un sistema di valutazione che favorisca la competizione tra università. In buona sostanza, secondo Renzi “i dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici”. Con questo sistema, si vuole penalizzare le università che reclutano i ricercatori sulla base di “logiche familistiche e clientelari”. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà ovviamente dal sistema di valutazione, cioè lo strumento con cui si misura il merito (e mettere a punto un simile strumento sarà certamente più complicato del previsto). Nel programma di Renzi ci sono anche incentivi fiscali per i contributi alla ricerca universitaria: detrazioni dalla base imponibile per le donazioni alla ricerca, e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari. Infine, si vuole istituire un fondo nazionale per la ricerca che sia gestito con criteri da venture capital.

Fecondazione assistita – Sulla bioetica Bersani ricorda la laicità del diritto e sottolinea che “su argomenti come la vita e la morte la politica deve conoscere il proprio limite”. Non è dichiarato esplicitamente, ma penso che Bersani alluda al testamento biologico e alla fecondazione assistita. Renzi è più chiaro: secondo lui, in materia di fecondazione assistita la legislazione attuale deve adeguarsi alla giurisprudenza italiana ed europea. In altre parole Renzi vuole rivedere la legge 40, che impedisce alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto. Il sindaco di Firenze intende inoltre costituire un’autorità apposita sul modello della Human Fertilisation and Embryology Authority.

In conclusione, è difficile fare un confronto serio delle due proposte, principalmente perché Bersani è stato estremamente sintetico nel suo documento programmatico e di conseguenza non è possibile capire quali azioni concrete intraprenderà una volta salito al governo. Traspare un interesse abbastanza astratto nei confronti della ricerca e dell’istruzione universitaria (entrambe vanno supportate), mentre in materia di bioetica ci si deve attenere al principio della laicità del diritto. Renzi è più concreto praticamente su ogni punto: meritocrazia, maggiore autonomia per le università, prestiti agli studenti e agevolazioni fiscali per chi punta sulla ricerca. Quanto alla bioetica, anche qui Renzi è chiarissimo: la legge sulla fecondazione assistita va cambiata. C’è inoltre l’intenzione di creare un fondo nazionale per la ricerca e di istituire un’autorità apposita che supervisioni tutti gli aspetti legati al trattamento dell’infertilità e alla fecondazione in vitro. Chiudo dicendo che nessuno dei due candidati ha espresso un’opinione a proposito degli OGM, un altro importante punto di contatto tra scienza e società. Ecco, ora avete qualcosa di più concreto su cui basare la vostra scelta, nel caso in cui foste così temerari da decidere di partecipare alle primarie del centrosinistra.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Scienza, Varie

 

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