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Genomica made in China, il BGI cercherà il gene dell’intelligenza

A gennaio di quest’anno, il BGI ha annunciato l’acquisto di 128 sequenziatori HiSeq 2000 della Illumina. Sono macchine potentissime, in grado di generare ogni giorno qualcosa come 25 miliardi di basi di sequenze di DNA: entreranno in funzione progressivamente nell’arco di quest’anno, e quando saranno tutte a pieno regime questo istituto cinese avrà una capacità di sequenziamento maggiore di quella degli interi Stati Uniti.

L’acquisizione di questo mostruoso arsenale è arrivata dopo anni di continua crescita da parte del centro di ricerca sito a Shenzhen, nella Cina meridionale. Nel 1999, quando ancora si chiamava Bejing Genomics Institute, partecipò al sequenziamento del genoma umano, permettendo alla Cina di diventare l’unico Paese in via di sviluppo a contribuire al progetto. Da allora è stato un continuo crescendo, con importanti partecipazioni in ambito internazionale e il sequenziamento delle più disparate specie viventi: riso, soia, panda e baco da seta sono solo i principali genomi pubblicati negli ultimi anni. In futuro la produzione non potrà che aumentare ancora, considerato anche il fatto che i 128 sequenziatori Illumina sono solo i primi di una lunga serie, a quanto si legge sul sito dell’Economist.

Il BGI si appresta quindi a diventare nei prossimi anni l’istituto leader nel sequenziamento di nuove specie e nel risequenziamento di quelle con genoma già noto. Tanto per cominciare, sequenzierà 200 genomi umani di diverse etnie nell’ambito del progetto internazionale dei 1000 genomi. Poi, si occuperà di studiare i pattern delle mutazioni che si sviluppano nella progressione dei tumori: non si limiterà quindi a confrontare tessuti sani e tessuti tumorali, ma seguirà l’insorgenza e lo sviluppo del cancro in modo dinamico, mutazione dopo mutazione. In questo modo, sarà possibile individuare trattamenti appositi per quelle persone dove i tumori non sono ancora maligni. Addirittura, la straordinaria capacità di sequenziamento del BGI potrebbe consentire loro, in futuro, di studiare come il DNA muta nel corso del tempo all’interno di un organismo sano, e contribuire così allo studio dei processi di invecchiamento. Purtroppo, nei piani dell’istituto cinese ci sono anche ricerche che faranno sicuramente discutere. Il BGI è infatti intenzionato a studiare il DNA alla ricerca delle varianti geniche che possano essere associate all’intelligenza umana. Verranno esaminati 2000 geni codificanti per proteine in altrettanti bambini cinesi in età scolare, al fine di mettere in relazione le sequenze nucleotidiche trovate con i loro risultati scolastici.

Personalmente, faccio abbastanza fatica a trovare l’utilità di una ricerca del genere, che anzi mi sembra piuttosto pericolosa per via delle possibili implicazioni che potrebbe avere. Ma anche volendo dare una chance a questa indagine, perchè analizzare proprio quei 2000 geni? E perchè utilizzare come metro dell’intelligenza i risultati scolastici e non, ad esempio, il quoziente intellettivo? Non so che tipo di test facciano gli studenti delle scuole cinesi, ma se ad esempio si utilizzassero dei quiz a risposta multipla, a essere premiati non sarebbero solo i bambini intelligenti, ma anche quelli dotati di buona memoria. Definire l’intelligenza è arduo: persino il sopra citato QI è stato oggetto di discussione in passato. Mi chiedo quindi quale senso abbia fare uno studio di associazione in questo modo: si otterranno dei risultati senza basi solide e che però, allo stesso tempo, potranno essere utilizzati per fare assurde discriminazioni. Non dimentichiamo che esistono varianti genetiche legate all’etnia: non c’è il rischio che qualcuno, a un certo punto, possa dichiarare ad esempio che i francesi siano più stupidi dei messicani? La tecnologia è indispensabile, ma per ottenere risultati scientifici di qualità servono anche dei buoni disegni sperimentali, oltre a un po’ di lungimiranza per prevedere l’effetto che avranno quei risultati sulla società. Su un articolo di Nature di marzo si legge che i bioinformatici che lavorano al BGI sono dei ventenni appassionati di computer con poche nozioni di biologia; mi auguro che tra coloro che annunceranno al mondo il gene dell’intelligenza ci siano anche ricercatori un po’ più competenti.

 
 

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