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La genetica del gusto a SuperQuark

Nella puntata di giovedì scorso di SuperQuark si è parlato di genetica del gusto: un servizio della trasmissione è stato infatti dedicato alla missione Marco Polo, di cui avevo parlato un po’ di tempo fa. Un’iniziativa che mescola scienza, geografia e cultura, quella dei ricercatori di Trieste che, guidati dal prof. Paolo Gasparini, hanno analizzato i genomi e le abitudini culinarie delle comunità che vivono lunga la Via della Seta. Gli scienziati hanno scoperto, ad esempio, che alcune popolazioni sono geneticamente predisposte a percepire maggiormente il gusto amaro: questo spiega perché la loro cucina non prevede sapori amari e piccanti. Al contrario, un indiano su due è un “non gustatore”, e infatti la cucina indiana è molto speziata e saporita. Per la cronaca, il 30% degli italiani è un non gustatore, mentre il 10% è un super gustatore: per queste persone cavoli, birra e caffè sono off-limits.

Potete rivedere la puntata di SuperQuark a questo indirizzo: il servizio sulla missione Marco Polo si trova alla fine (1:25:50).

 
 

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GenoMIX #5 – Settembre 2010

Il mese di Settembre ha fatto registrare due nuove scoperte importanti nell’ambito della genetica medica. Questa volta le patologie finite sulle prime pagine dei quotidiani non sono tra le più gravi, ma sono comunque molto frequenti e tremendamente fastidiose. Due distinti articoli pubblicati su Nature Genetics dichiarano di aver scoperto delle varianti genetiche associate alla miopia, che in Italia colpisce il 15% della popolazione: forse un giorno non avremo più bisogno di portare gli occhiali, anche perché gli esperti considerano l’occhio la sede ideale per la terapia genica. E’ di pochi giorni fa, invece, la notizia che un gruppo di ricerca internazionale ha individuato una mutazione genica che potrebbe essere alla base dell’emicrania con aura: anche in questo caso, la scoperta non è fine a se stessa, perché gli autori hanno già in mente quali farmaci si potrebbero utilizzare per annullare gli effetti deleteri del difetto genetico trovato.

Sul fronte “sequenziamento di nuove specie” questo mese è il turno dell’albero del cacao (Theobroma cacao) e del diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii). Non hanno niente in comune, a parte il brutto destino che le attende. Il cacao deve fronteggiare la siccità e soprattutto infezioni batteriche, infezioni che hanno decimato le coltivazioni brasiliane dieci anni fa. Il diavolo della Tasmania è invece tormentato da una epidemia di cancro facciale che si trasmette come un virus da un animale all’altro, e che minaccia di portare questa specie verso l’estinzione. In entrambi i casi, gli scienziati sono fiduciosi che, grazie al sequenziamento dei due genomi, la situazione potrebbe presto migliorare.

Infine, una notizia dall’Italia: il progetto Marco Polo 2010 ha terminato la sua prima fase, quella esplorativa, e ha iniziato a produrre i primi risultati dei test genetici eseguiti sulla via della seta. Scopo della missione è quello di scoprire le caratteristiche tipiche del DNA dei popoli che vivono nelle zone percorse dall’esploratore Marco Polo, con un’attenzione particolare rivolta alla genetica del gusto. Che tipo di cucina preferisce questa gente? I loro gusti alimentari sono scritti in qualche modo nel loro codice genetico? Lo sapremo a breve.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2010 in GenoMIX

 

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Termina la spedizione Marco Polo 2010: ora si attendono i risultati dei test genetici

Dopo aver percorso circa 14000 chilometri sulla leggendaria Via della Seta, i ricercatori coinvolti nel progetto Marco Polo 2010 sono ora rientrati alla base e si apprestano a raccogliere i frutti della loro straordinaria avventura sulle tracce del celebre esploratore veneziano. Ideatori dell’iniziativa sono l’IRCCS di Burlo Garofolo, il Sissa Medialab e la Fondazione Terra Madre, con la collaborazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Area Science Park e l’Università di Trieste. Dopo un viaggio di quasi due mesi, il team guidato dal prof. Paolo Gasparini è sbarcato lunedì scorso all’aeroporto triestino e ora si aggiungerà ai ricercatori rimasti in Italia per terminare l’analisi dei numerosissimi dati raccolti.

Dietro la fantastica esperienza umana e culturale legata a questo viaggio, c’è infatti un progetto scientifico di altrettanto valore, che mira a caratterizzare quelle terre dal punto di vista genetico. Se è vero che la Via della Seta è stato un punto di incontro di culture e lingue diverse per centinaia di anni, forse è lecito aspettarsi che oltre agli scambi commerciali siano avvenuti anche degli scambi genetici che hanno plasmato il DNA di queste popolazioni in modo peculiare.

Emblematico è il caso della sindrome di Behcet, un’infiammazione dei vasi sanguigni che si registra frequentemente proprio nell’area compresa tra i 30° e i 45° di latitudine nord, dall’Europa fino al Giappone: esattamente la fascia corrispondente alla Via della Seta. I campionamenti genetici sono stati effettuati con un kit dell’azienda DNAgenotek e hanno interessato comunità residenti in Georgia, Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan e Kazakistan.

Una parte importante del progetto Marco Polo è stata dedicata alla genetica del gusto. Gli organizzatori della spedizione volevano infatti rispondere a una domanda: le tradizioni gastronomiche che caratterizzano precise aree geografiche sono determinate da particolari predisposizioni genetiche? Il gene PTC, responsabile della sensibilità all’amaro, è un esempio di come il DNA possa influire sulle nostre scelte culinarie: gli individui più ricettivi al gusto dell’amaro (chiamati “taster”) hanno molto spesso la variante PAV in omozigosi, mentre gli altri presentano la variante AVI. I popoli della Via della Seta hanno compilato un questionario sulle preferenze alimentari, oltre ad effettuare un semplice test del gusto basato su una cartina da appoggiare sulla lingua: unendo queste informazioni con quelle derivanti dalle analisi genetiche, i ricercatori sperano di individuare delle associazioni tra DNA e cibi preferiti.

I risultati preliminari delle analisi potrebbero essere rivelati già venerdì prossimo in occasione della “Notte dei Ricercatori“, ma per avere un report scientifico più completo dovremo attendere la primavera del 2011. Dal 21 al 25 Ottobre a Torino ci sarà invece una presentazione aperta al pubblico degli scopi della missione e dei risultati conseguiti, che sarà corredata da filmati e fotografie. Trovo che Marco Polo 2010 sia un bellissimo esempio di come si possano felicemente coniugare della valida ricerca scientifica con un’entusiasmante esperienza umana e culturale.

Fonte: Marco Polo 2010
Image Credit: Marco Polo 2010

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2010 in Scienza

 

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