Tra sequenziamento low-cost e social network: scende in campo la GnuBio!

Forse qualcuno si aspettava una presentazione in stile iPad, con l’attesissimo nuovo sequenziatore che entrava in scena coperto da un telo nero tra gli applausi di un pubblico esaltatissimo. Ma la GnuBio non è la Apple e David Weitz non è Steve Jobs. La notizia della nuova piattaforma che prometteva di sequenziare un genoma umano con soli 100 dollari era arrivata un po’ in sordina, con il passaparola di Twitter, e pur tra dubbi e perplessità tutti attendevano con trepidazione la Consumer Genetics Conference di Boston, dove la nuova tecnologia sarebbe stata rivelata al pubblico.

In realtà, l’annuncio non ha avuto niente di sensazionale: il sequenziatore che doveva rivoluzionare il mondo della genomica è infatti poco più di un’idea. I cento dollari preannunciati sono soltanto una stima fatta sulla base delle poche sequenze finora prodotte, che tra l’altro a quanto pare non sono esenti da errori. Certo, in linea teorica l’approccio utilizzato è innovativo e promettente. Il sistema di Weitz fa uso di microscopiche goccioline che fungono da minireattori, all’interno delle quali viene iniettato tutto il necessario per svolgere la reazione di sequenziamento: con una velocità di processamento pari a un milione di gocce al secondo, il professore di fisica di Harvard sostiene che sarà possibile sequenziare un genoma umano, con copertura 30X, in sole 10 ore. I costi per i reagenti sono bassissimi, di conseguenza una copertura del genere richiederebbe una spesa di appena 30 dollari. Aggiungete altre spese di gestione, e otterrete i cento dollari pubblicizzati nei giorni scorsi.

Affascinante vero? Peccato che si tratti al momento soltanto di stime che ancora andranno verificate. A fine anno, quando saranno pronti i primi strumenti, ne sapremo qualcosa di più. Per il momento accontentiamoci di conoscere l’originale modello di business che hanno in mente alla GnuBio, così come viene riportato dal sito masshightech.com. Fondata da David Weitz insieme a John Boyce (ex Helicos) e Jessica Tonani (ex Affymetrix), il nuovo spin-off dell’università di Harvard intende vendere i propri sequenziatori super-economici a università e centri di ricerca a prezzi bassissimi, chiedendo in cambio – dopo un certo periodo di tempo – i campioni sequenziati. Essi andranno a formare un grande database open-source, al quale potranno attingere, tra gli altri, anche le industrie farmaceutiche: se saranno interessate ai campioni, le aziende potranno acquistare le licenze per proseguire la ricerca, e gli incassi verranno divisi tra l’università (80%) e la GnuBio (20%). Non è finita: la nuova società sta discutendo con alcuni istituti di ricerca per realizzare delle specie di social network di tutti i pazienti che hanno donato il proprio Dna alla scienza, permettendo loro di essere aggiornati sugli sviluppi delle ricerche che li riguardano.

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