Come farsi del male da soli: ecco il pasticcio della 23andMe

Piastra da 96 pozzetti

Martedì scorso la nota azienda di personal genomics americana 23andMe ha annunciato sul proprio blog di aver commesso un grossolano errore nell’analisi di alcuni campioni, fornendo a 96 persone i risultati di test genetici che non erano relativi al proprio DNA, ma a quello di altri clienti. Il pasticcio è stato generato da un banalissimo errore umano di posizionamento di una piastra da 96 pozzetti, utilizzata per contenere i campioni: è stata impiegata nel verso sbagliato, ruotata di 180 gradi, e di conseguenza l’ordine dei campioni è stato modificato. I risultati sono stati quindi inseriti negli account dei clienti sbagliati, che si sono visti attribuire profili genetici senza senso.

Il forum appositamente creato per gli utenti della 23andMe è stato sommerso di commenti di clienti esterrefatti. Una donna scopre che suo figlio non è in realtà suo figlio, un uomo europeo viene a sapere di essere al 100% cubano, addirittura un signore scopre di essersi trasformato in una donna. Tutto questo per colpa di uno sbaglio grossolano avvenuto nei laboratori della LabCorp, utilizzati di routine dalla 23andMe per i suoi test genetici.

Nel blog ufficiale, l’azienda fa mea culpa e dice che in futuro attuerà misure più severe per il controllo dei campioni, prima di consegnare i risultati agli utenti del servizio. Alla LabCorp hanno modificato il sistema di posizionamento delle piastre, affinché errori manuali come quello appena verificatosi siano eliminati, mentre la società californiana chiederà ai nuovi clienti di dichiarare il proprio sesso, in modo da poter effettuare dei controlli di qualità aggiuntivi. Ottimi propositi, ma la paura è che il danno, ormai, sia stato fatto.

L’unica nota positiva per le aziende di personal genomics potrebbe essere quella suggerita da Daniel Vorhaus su Genomics Law Report: l’errore della 23andMe è stato quasi sicuramente smascherato dagli stessi clienti, e non da controlli effettuati dalla società. Di conseguenza, questa sarebbe la prova che i comuni cittadini non ingurgitano passivamente le informazioni genetiche che vengono loro fornite – come qualcuno sostiene – ma che anzi partecipano attivamente. Il discorso dell’ “ignoranza genetica” del consumatore è infatti un argomento spesso usato dai detrattori delle aziende di personal genomics.

Al di là di questa magra consolazione, credo che tutte queste società debbano seriamente iniziare a preoccuparsi: la più importante e famosa di esse ha infatti appena dimostrato una mancanza di serietà che ricadrà inevitabilmente sull’intero movimento. Chi sospettava che alla 23andMe fossero dei dilettanti, ora ne avrà la certezza.

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