Samuel Eto’o e il DNA del campione

Nei giorni scorsi ho pubblicato la notizia che il cantante Ozzy Osbourne si sottoporrà a un sequenziamento completo del proprio genoma, con lo scopo di aiutare la scienza a comprendere come il suo organismo abbia potuto resistere alla vita sregolata che ha condotto per decenni. Ebbene, sembra che studiare il codice genetico di personaggi famosi sia diventato di moda: è forse l’inizio della “celebritomica”?

Sull’ultimo numero di Wired, infatti, c’è un articolo a cura di Marco Pastonesi dove a essere analizzato è il DNA di un’altra star, questa volta del mondo dello sport. Sto parlando del calciatore dell’Inter Samuel Eto’o. L’attaccante di nazionalità camerunense non si è fatto sequenziare completamente come farà Ozzy, ma più semplicemente ha utilizzato i test offerti dall’azienda di personal genomics 23andMe. Una volta ricevuto l’apposito kit, il campione di saliva di Eto’o è stato inviato in California, dove è stato analizzato per scoprire le origini genetiche del calciatore e per scovare qualche variante genica che potesse spiegare le sue straordinarie qualità atletiche.

Il genoma di Eto’o è per il 91% africano, per il 6% asiatico e per il 2% europeo (il restante 1% non è identificabile). Ha una certa predisposizione per la degenerazione maculare dovuta all’invecchiamento, è intollerante al lattosio e ha una particolare resistenza alla malaria. Ma il gene del campione è stato trovato oppure no? La risposta non è semplice. Sembra che il fuoriclasse dell’Inter abbia almeno una variante R per quanto riguarda il gene ACTN3, che è espresso nelle fibre muscolari a contrazione rapida. Quindi, gran parte della sua potenza muscolare è sicuramente associata alla variante R di questo gene; l’altra variante (X) è legata infatti agli sport di resistenza, ed è più facile trovarla nei maratoneti.

ACTN3 codifica per una proteina che lega l’actina e che è espressa unicamente nel tessuto muscolare scheletrico. Questo gene, molto studiato, è persino oggetto di uno specifico test, venduto a 149 dollari dalla Atlas Sports Genetics, in Colorado: valutando quali varianti di ACTN3 sono presenti, questa società si propone di indirizzare i bambini verso gli sport per i quali sono fisicamente più adatti. Un genotipo RR sarà probabilmente un buon velocista: consigliati per lui sport di potenza, come i cento metri. Un genotipo XX, invece, sarà più portato per le discipline dove a essere importante è la resistenza. Naturalmente questo gene non è l’unico associato alle performance sportive: anche per i geni ACE ed EPAS1, coinvolti nel metabolismo energetico delle cellule muscolari, esistono varianti che predispongono agli sport di potenza e altre che predispongono agli sport di resistenza.

Per tornare alla domanda precedente, il gene del campione non è stato trovato semplicemente perchè non esiste: la capacità di essere competitivi ad alti livelli in un qualunque sport non è legata a un singolo gene, al contrario dipende da numerosissimi fattori, molti dei quali di tipo genetico. Chissà, forse un giorno si conoscerà il DNA che nel suo complesso è ottimale per l’attività sportiva, ma al momento la scienza si limita a dirci quale sport fa per noi. E non garantisce neppure sui risultati.

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