Bastano cinque aminoacidi per sconfiggere l’HIV

Il tristemente famoso virus HIV non ha sempre vita facile. Nella maggior parte dei casi, quando decide di infettare qualcuno, non gli lascia scampo: il virus prende il sopravvento, e la vittima finisce per ammalarsi di AIDS. Esistono persone, però, che riescono a tenere a bada l’HIV, impedendogli di moltiplicarsi oltre i livelli di guardia: sono gli HIV controllers, e sono rarissimi (solo un caso su 300). Questi fortunati individui possiedono una resistenza naturale contro questo virus, e riescono a condurre una vita normalissima senza mai ammalarsi di AIDS. Per capire da dove gli HIV controllers ottenessero questi “superpoteri”, un consorzio internazionale di ricercatori ha deciso di studiare il loro genoma, e dopo quattro anni dall’inizio del progetto, Science ha pubblicato i risultati di questo interessantissimo studio di associazione genome-wide.

L’International HIV Controllers Study partì nel 2006, con il reclutamento di persone che risultavano positive da almeno 10 anni al virus HIV, senza però mostrare segni di indebolimento del sistema immunitario. Il DNA di quasi 1000 HIV controllers è stato confrontato con quello di oltre 2600 pazienti più sfortunati, che – infettati dal virus – si erano invece ammalati di AIDS. Esaminando il genoma dei due gruppi, i ricercatori hanno scoperto 313 varianti presenti solo negli HIV controllers. La cosa interessante è che tutte queste varianti sono localizzate in un punto preciso del cromosoma 6: la regione che contiene i geni del complesso maggiore di istocompatibilità di classe I. Si tratta di un gruppo di geni che il nostro corpo utilizza per difendersi dalle infezioni. Le proteine sintetizzate a partire da questo tratto di DNA sono in grado di legare le molecole che trovano all’interno delle cellule e di presentarle all’esterno: se queste molecole sono pezzi di batteri o di virus, i linfociti T se ne accorgono e attivano la risposta immunitaria, in modo da reagire all’aggressione.

Sembra che a conferire la resistenza all’HIV siano in particolare delle varianti genetiche che modificano cinque aminoacidi della proteina HLA-B. Trovandosi nella regione più importante della proteina, quella che lega le proteine del virus per mostrarle ai linfociti T, essi potrebbero avere un ruolo fondamentale nel determinare se il sistema immunitario verrà allertato del pericolo oppure no. Probabilmente, gli HIV-controllers, con quei cinque aminoacidi differenti, sono in grado di segnalare l’infezione in atto in modo molto più efficace.

Le varianti SNP che emergono dagli studi di associazione genome-wide spesso vengono scelte solo per ragioni statistiche, e non sempre si riesce a capire in che modo il cambiamento di quella specifica lettera nel genoma debba contribuire alla malattia oggetto dello studio. In questo caso, invece, i ricercatori sono stati bravi e fortunati, perché le varianti genetiche trovate suggeriscono in modo inequivocabile una possibile spiegazione della capacità di resistere all’HIV: è stato semplice, quindi, caratterizzare gli SNP individuati anche da un punto di vista funzionale. Purtroppo non è sempre così facile, ma non ci sono alternative: senza una caratterizzazione funzionale questo genere di studi non saranno mai veramente utili per capire perché ci ammaliamo e come possiamo curarci.

The International HIV Controllers Study “The Major Genetic Determinants of HIV-1 Control Affect HLA Class I Peptide Presentation” Science, published online 4th November 2010.

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