La complessità dei viventi è un dato di fatto

Come prevedibile, l’articolo pubblicato sul Bioscience Resource Project (che io stesso ho commentato nel post precedente) ha scatenato un putiferio tra i genetisti. Gli autori sostanzialmente negavano il ruolo dei geni nella suscettibilità alle malattie comuni, basandosi sui presunti fallimenti degli studi di associazione genome-wide condotti negli ultimi anni. Secondo Jonathan Latham e Allison Wilson, la ricerca genomica è stata un continuo spreco di denaro che non ha portato nessun risultato utile. Anzi, a loro dire, i ricercatori di questo settore si stanno inventando dei nuovi filoni di ricerca (epigenetica, varianti rare ecc.) soltanto per accaparrarsi nuovi finanziamenti. Basta con la ricerca sui geni, dicono: i soldi spendiamoli per capire come la dieta e lo stile di vita influiscono sulla nostra salute, perché è solo a questi che dobbiamo imputare le malattie che ci colpiscono.

Le reazioni sono state immediate. Mary Mangan, sul blog OpenHelix, ci va giù pesante, accusando i due autori e chiamandoli “negazionisti del DNA”. Rincara la dose Luke Jostins su Genomes Unzipped, impartendo una lezione sui metodi utilizzati per calcolare l’ereditabilità negli studi dei gemelli (secondo Jostins i due oppositori della genetica non hanno le idee molto chiare sulla questione). Prosegue la critica il guru Daniel MacArthur, che su Genetic Future contesta l’articolo incriminato su più punti, considerandolo come un’occasione persa per parlare della situazione reale della ricerca genomica. Infine, Keith Grimaldi su Eurogene scrive un post alternativo, riprendendo le stesse argomentazioni utilizzate da Latham e Wilson rigirandole però contro di loro: il risultato finale è una parodia sarcastica della loro logica illogica.

Gente, è bene che vi mettiate in testa una cosa: gli esseri viventi sono oggetti complessi. Ma complessi tanto eh! Le malattie non sono causate solo dai geni (come sostenuto ironicamente da Keith Grimaldi), né solo dall’ambiente (come sostenuto seriamente da Latham e Wilson). Entrambi giocano un ruolo fondamentale in praticamente tutte le patologie, e i rapporti cambiano da malattia a malattia. Ho sempre mal sopportato gli estremisti: tendenzialmente chi tiene una posizione estrema lo fa perché non è in grado di comprendere le sfumature e le interazioni complesse. Ma qui c’è poco da comprendere, gli esseri viventi sono complessi e bisogna accettarlo. E’ un dato di fatto!

Image credit: Psychology Today

11 thoughts on “La complessità dei viventi è un dato di fatto

  1. Grazie, @emmecola. I saw your tweet. I’m sure you are a better judge of the translator that I could be, but I think I got the meaning. And I think you are quite right. It’s complicated. And extremists are *never* right (heh–get it?).

    • Yes, right!! And I can’t really understand how scientists can have an approach so simplistic when dealing with life sciences, they know very well that living beings are complex entities. Probably they have a personal interest in keeping these absurd positions.

  2. Sono perfettamente d’accordo, per fortuna possiamo contare sul fatto che nessuna macchina potrà mai essere così complessa come un organismo vivente.

  3. Di questo tipo di “polemiche” mi inquietano sempre due fattori. Il primo è quello -ahinoi inveterato- di ribadire o sancire la supremazia di una disciplina sulle altre. Il secondo, discendente dal precedente, è di attirare finanziatori su una linea a detrimento delle altre, anzichè sostenere la ricerca come un unicum e come un metodo universale di comprensione del reale. Dal mio osservatorio tutt’altro che pregevole, quando si gioca allo staterello l’unico risultato certo è quello di ottenere una pessima ricaduta mediatica ed un conseguente indebolimento dell’intero apparato di ricerca. E come giustamente fai notare si dimostra la scarsa propensione ad interpretare le sfumature, cosa a mio avviso esiziale per un ricercatore.

  4. […] Un altrettanto imponente dibattito si è aperto nel mondo della genetica umana quando il Bioscience Resource Project ha dichiarato, attraverso un articolo sul proprio sito internet, che le malattie comuni che affliggono l’umanità non hanno basi genetiche, ma sono solo il frutto dell’ambiente e del nostro stile di vita. Apriti cielo! Immediate sono arrivate le risposte dei principali commentatori del settore, in ordine di apparizione Mary Mangan, Luke Justins, Daniel MacArthur, Keith Grimaldi e Mary Carmichael. Tutti a difendere la roccaforte della genetica, e a cercare di spiegare ai negazionisti del DNA (soprannominati anche “deterministi ambientali”) che le malattie umane hanno – evidentemente – sia una componente ambientale sia una componente genetica. […]

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