Dopo WikiLeaks arriva ScienceLeaks

Ho già parlato di Rosie Redfield su myGenomix. Beh, in realtà ne ha già parlato mezzo mondo. Si tratta infatti della microbiologa americana dal cui blog RRResearch partì il più grande attacco all’articolo sui batteri mangia-arsenico, pubblicato su Science il mese scorso. Allora la scienziata fece arrabbiare gli autori (Felisa Wolfe-Simon in primis), gli editor della rivista e addirittura la stessa NASA che aveva finanziato il progetto di ricerca. Questa volta, però, la Redfield ha voluto davvero esagerare.

Nel suo ultimo post, la microbiologa ha infatti da poco annunciato di avere aperto un nuovo blog ispirato a WikiLeaks, il sito guidato da Julian Assange che ha gettato lo scompiglio nei governi con le sue sconvolgenti rivelazioni. Il nome del blog, ScienceLeaks, dice molto sulle intenzioni della Redfield: rendere accessibili gratuitamente al pubblico articoli scientifici protetti dal paywall delle riviste, articoli che altrimenti potrebbero essere letti soltanto dietro un salatissimo pagamento (persino più di 30 dollari per un singolo articolo).

Chi lavora nell’ambito della ricerca sa che esiste un modo molto rapido ed efficace per ottenere articoli protetti: scrivere una mail a uno degli autori e chiedere il PDF. Generalmente, l’autore è ben felice di condividere il proprio lavoro con altri scienziati, anzi, spesso capita che gli articoli siano disponibili per il download sui siti personali degli stessi ricercatori. Il problema – scrive la Redfield – è che il grande pubblico non sa queste cose, e siccome la ricerca pubblica si fa grazie ai soldi dei cittadini, è giusto che questi ultimi possano valutare i frutti del loro “investimento”.

ScienceLeaks è un semplice blog, e come tale non si presta molto bene per un sistema di condivisione di articoli scientifici: in pratica, chi è interessato a un articolo scrive un commento con la richiesta, e qualcun’altro provvederà ad esaudirla. Da un punto di vista tecnico è un’idea che può sicuramente essere migliorata: dopotutto questo sito intende diventare una specie di PirateBay per la ricerca scientifica.

Leggendo i numerosi commenti che la Redfield ha ricevuto in seguito a questa iniziativa, ci si accorge che le opinioni in merito alla questione sono discordanti. Alcuni si limitano freddamente a informare la scienziata di una cosa ovvia, e cioè che con questo gesto andrà incontro a dei grossi guai con la giustizia: ScienceLeaks favorirebbe la circolazione di opere protette da diritto d’autore, un’attività perseguibile legalmente. Altri sostengono invece che un atto di disobbedienza sia moralmente deprecabile, ma necessario se si vuole cambiare le cose per una motivazione giusta.

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6 pensieri su “Dopo WikiLeaks arriva ScienceLeaks

    • Staremo a vedere che succede.. Di sicuro alimenterà il già vivace dibattito sulla diffusione degli articoli scientifici! Personalmente trovo assurdo che una rivista incassi così tanti soldi dagli abbonamenti quando la gran parte del lavoro lo fanno i referee e gli editor, che non sono remunerati.

    • Sì il sistema scelto non è proprio ottimale! Forse non ne conosceva altri! Nei commenti sul suo blog qualcuno le ha suggerito in effetti altri siti che possono fare una cosa del genere..

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