I dieci geni dell’Alzheimer

ResearchBlogging.orgPochi geni fanno paura come il gene APOE. Il motivo per cui una proteina coinvolta nel trasporto del colesterolo fa così tanta paura è che una variante allelica particolare di questo gene (l’allele E4) può alzare di molto il rischio di ammalarsi di Alzheimer per chi la possiede. Persino James Watson, che insieme a Crick scoprì la doppia elica del DNA, ha subìto il fascino terribile del gene APOE: quando nel 2007 si è fatto sequenziare il genoma, l’unica cosa che non ha voluto sapere era appunto quali varianti possedesse per questo gene. Basta un allele E4 per vedere aumentato di 4 volte il proprio rischio di ammalarsi, mentre un genotipo in omozigosi (due copie dell’allele E4) corrisponde a un aumento del rischio di ben 10 volte. Benché sia di gran lunga il fattore genetico principale dell’Alzheimer, il gene APOE non è comunque l’unico, e due articoli appena pubblicati su Nature Genetics hanno allungato ulteriormente la lista. Fino all’altro ieri, i geni associati all’Alzheimer erano in tutto cinque: oltre al famigerato APOE, c’erano CR1, CLU, PICALM e BIN1. I due nuovi studi (uno americano, l’altro europeo) hanno permesso di identificare varianti rischiose in altri cinque geni: ABCA7, MS4A, EPHA1, CD33 e CD2AP. Per riuscire a identificarli i ricercatori hanno effettuato delle meta-analisi, cioè hanno messo insieme i risultati di vari studi precedenti: così facendo, è stato possibile avere a disposizione moltissimi soggetti da analizzare (oltre 50mila) e scoprire anche associazioni più deboli con la malattia.

Le varianti scoperte contribuiranno a rendere più affidabili i test che mirano a identificare in anticipo i soggetti più a rischio, ma non serviranno solo a questo: saranno utili soprattutto per comprendere i meccanismi alla base della malattia, meccanismi che restano tuttora poco conosciuti. I primi segni del morbo di Alzheimer sono le placche amiloidi che si accumulano nel cervello, un accumulo dovuto a una produzione anomala del peptide beta-amiloide; perché questo accada e come questo provochi le fasi successive della malattia ancora non si sa. A causa di questa ignoranza non si hanno ancora a disposizione delle cure efficaci, né si conoscono strategie preventive validate scientificamente: diventa perciò indispensabile approfondire le nostre conoscenze su questa grave forma di demenza, che oggi colpisce nel mondo 36 milioni di persone, e in Italia circa 700mila.

Secondo il rapporto di Alzheimer Disease’s International, il numero di malati di Alzheimer salirà a 66 milioni nel 2030, mentre il tasso di incidenza in Europa crescerà in dieci anni del 34%. E’ un’epidemia che ha dei costi spaventosi: il supporto che viene dato ai malati costa ogni anno agli Stati Uniti qualcosa come 172 miliardi di dollari, una cifra destinata a raggiungere i dodici zeri nel 2050. In Italia non siamo messi meglio, dal momento che ogni persona malata di Alzheimer richiede allo stato una spesa di 60mila euro all’anno. Si tratta di una vera e propria emergenza, che è possibile scongiurare soltanto investendo nella ricerca, e in modo particolare nella ricerca di strategie preventive che riescano a compensare le mancanze dei nostri geni.

Nel frattempo, il morbo di Alzheimer resta un caso unico nel panorama dei test genetici disponibili sul mercato: grazie soprattutto al gene APOE, oggi un test per l’Alzheimer può spostare di molto l’asticella del rischio, a differenza di quasi tutti gli altri test predittivi. Cosa fare allora quando il test è predittivo, ma la malattia che si vuole predire non può essere curata? Voi fareste un test del genere? Le implicazioni etiche in casi del genere sono notevoli, chiaramente. Tempo fa ho aperto un sondaggio proprio su questo argomento: se non l’avete ancora fatto, vi invito a cliccare qui e a dirmi cosa ne pensate.

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Naj, A., Jun, G., Beecham, G., Wang, L., Vardarajan, B., Buros, J., Gallins, P., Buxbaum, J., Jarvik, G., Crane, P., Larson, E., Bird, T., Boeve, B., Graff-Radford, N., De Jager, P., Evans, D., Schneider, J., Carrasquillo, M., Ertekin-Taner, N., Younkin, S., Cruchaga, C., Kauwe, J., Nowotny, P., Kramer, P., Hardy, J., Huentelman, M., Myers, A., Barmada, M., Demirci, F., Baldwin, C., Green, R., Rogaeva, E., George-Hyslop, P., Arnold, S., Barber, R., Beach, T., Bigio, E., Bowen, J., Boxer, A., Burke, J., Cairns, N., Carlson, C., Carney, R., Carroll, S., Chui, H., Clark, D., Corneveaux, J., Cotman, C., Cummings, J., DeCarli, C., DeKosky, S., Diaz-Arrastia, R., Dick, M., Dickson, D., Ellis, W., Faber, K., Fallon, K., Farlow, M., Ferris, S., Frosch, M., Galasko, D., Ganguli, M., Gearing, M., Geschwind, D., Ghetti, B., Gilbert, J., Gilman, S., Giordani, B., Glass, J., Growdon, J., Hamilton, R., Harrell, L., Head, E., Honig, L., Hulette, C., Hyman, B., Jicha, G., Jin, L., Johnson, N., Karlawish, J., Karydas, A., Kaye, J., Kim, R., Koo, E., Kowall, N., Lah, J., Levey, A., Lieberman, A., Lopez, O., Mack, W., Marson, D., Martiniuk, F., Mash, D., Masliah, E., McCormick, W., McCurry, S., McDavid, A., McKee, A., Mesulam, M., Miller, B., Miller, C., Miller, J., Parisi, J., Perl, D., Peskind, E., Petersen, R., Poon, W., Quinn, J., Rajbhandary, R., Raskind, M., Reisberg, B., Ringman, J., Roberson, E., Rosenberg, R., Sano, M., Schneider, L., Seeley, W., Shelanski, M., Slifer, M., Smith, C., Sonnen, J., Spina, S., Stern, R., Tanzi, R., Trojanowski, J., Troncoso, J., Van Deerlin, V., Vinters, H., Vonsattel, J., Weintraub, S., Welsh-Bohmer, K., Williamson, J., Woltjer, R., Cantwell, L., Dombroski, B., Beekly, D., Lunetta, K., Martin, E., Kamboh, M., Saykin, A., Reiman, E., Bennett, D., Morris, J., Montine, T., Goate, A., Blacker, D., Tsuang, D., Hakonarson, H., Kukull, W., Foroud, T., Haines, J., Mayeux, R., Pericak-Vance, M., Farrer, L., & Schellenberg, G. (2011). Common variants at MS4A4/MS4A6E, CD2AP, CD33 and EPHA1 are associated with late-onset Alzheimer’s disease Nature Genetics DOI: 10.1038/ng.801
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2 pensieri su “I dieci geni dell’Alzheimer

  1. La variante dipende da due SNPs. L’allele E4 si presenta con una C sia allo SNP rs429358 che allo SNP rs7412. Se risulti CC in entrambi gli SNP significa che sei omozigote per l’allele E4.
    Purtroppo 23andMe non distingue i due filamenti del DNA, quindi è difficile riconoscere se si possiede una sola copia di E4, perché il genotipo che esce è lo stesso di altre combinazioni di varianti. Per maggiori info leggi qui:
    http://www.snpedia.com/index.php/APOE

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