Esiste il gene della felicità?

Fin dall’antichità gli uomini si sono interrogati sulla felicità e su quale fosse il modo più efficace per raggiungerla. Tutti vogliamo essere felici nel corso della nostra vita, anche se magari seguiamo strade diverse per diventarlo. Chissà cosa penserebbe Epicuro – che in materia di felicità era un vero esperto – della recente scoperta pubblicata sul Journal of Human Genetics, secondo la quale questo stato d’animo sarebbe determinato in parte dai nostri geni. Jan-Emmanuel De Neve della School of Economics di Londra ha infatti scoperto un interessante collegamento tra la felicità di un individuo e il gene 5-HTT.

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Questo gene riveste una funzione fondamentale nel nostro cervello. Contiene infatti le istruzioni per fabbricare il trasportatore della serotonina, un neurotrasmettitore particolarmente attivo nel mesencefalo. Quando un neurone pre-sinaptico utilizza la serotonina per lanciare un messaggio, questa deve poi essere riassorbita, in modo da poterla riutilizzare in futuro: è qui che interviene il trasportatore codificato dal gene 5-HTT. Più trasportatori sono presenti sulla membrana cellulare, maggiore sarà l’efficienza del riassorbimento. Non è una questione di poco conto, perché la serotonina entra nei processi più disparati e di conseguenza i suoi movimenti devono essere ben controllati: questo neurotrasmettitore regola infatti l’umore, il sonno, la temperatura corporea, l’appetito e perfino aspetti della sessualità. A determinare il numero di trasportatori presenti in membrana è la sequenza promotore del gene 5-HTT, che nell’uomo può presentarsi in due versioni: una versione corta (S) e una lunga (L). La versione lunga ha 44 nucleotidi in più, ed è associata a un’attività molto maggiore (circa 3 volte rispetto alla variante corta). Gli individui che hanno due versioni lunghe (L/L) producono molti più trasportatori rispetto agli S/S, e sono quindi più “bravi” nel recuperare la serotonina dalle sinapsi e reimmagazzinarla nelle apposite vescicole.

Molti ricercatori, in passato, si sono occupati del promotore del gene 5-HTT. In questo caso, sono state analizzate le risposte date da 2574 adolescenti alla domanda “Quanto sei soddisfatto complessivamente della tua vita?”, confrontandole con le varianti possedute dai partecipanti. Tra i ragazzi che avevano risposto “Molto soddisfatto”, il 35% era omozigote per la variante lunga (L/L), mentre solo il 19% era omozigote per la variante corta (S/S). Tra coloro che invece si erano dichiarati insoddisfatti, le percentuali si ribaltavano: gli S/S erano il 26% e gli L/L il 20. Insomma, i possessori della variante più efficiente del promotore di 5-HTT sembravano essere mediamente più felici rispetto a chi ne era privo. La correlazione era statisticamente significativa (p-value = 0.01) e non dipendeva dal gruppo etnico dei partecipanti.

Ovviamente, l’autore della ricerca ci tiene a sottolineare di non avere scoperto il “gene della felicità”, perché, come in tutti i tratti complessi e in particolar modo nei tratti comportamentali, i fattori coinvolti sono moltissimi, sia di tipo genetico che di tipo ambientale. Senza cadere nella trappola del sensazionalismo, è giusto tuttavia ricordare che il gene 5-HTT non è nuovo a queste associazioni. In particolare, nel 2003 si scoprì che gli individui portatori dell’allele corto mostravano più sintomi depressivi e persino un maggior tasso di suicidi, se queste persone subivano eventi stressanti o se avevano subìto dei maltrattamenti da piccoli. Differenze nella risposta emotiva, che poi possono portare nei casi peggiori a veri e propri disturbi psicologici, si riscontrano anche negli studi morfometrici, che hanno evidenziato una diversa attività in alcune aree del cervello in seguito a stimoli emotivi, sia positivi sia negativi. Non sorprende quindi che il promotore di 5-HTT sia legato anche alla felicità: siamo di fronte a un gene speciale, che determina la nostra capacità di processare le emozioni e di reagire alle esperienze di vita, belle o brutte che siano. La ricerca della felicità continua, ma questa volta, oltre ai filosofi, anche i genetisti hanno qualcosa da dire.


De Neve, J. (2011). Functional polymorphism (5-HTTLPR) in the serotonin transporter gene is associated with subjective well-being: evidence from a US nationally representative sample Journal of Human Genetics DOI: 10.1038/jhg.2011.39

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