Buoni o cattivi?

Accade ormai con una certa frequenza: si parla (e male) di test genetici fai-da-te. Le ultime critiche arrivano dal Journal of Science Communication, che dedica una serie di articoli a questa tematica.

Chi mi legge da un po’ sa qual è la mia posizione in merito alla questione. C’è un dato di fatto: sempre più persone si interessano alla genetica per migliorare la propria salute, si informano attivamente su internet e cercano di arrivare là dove nemmeno il proprio medico di famiglia riesce. Sì, perché i professionisti del settore sanitario ammettono dichiaratamente di non avere le competenze per affrontare questi pazienti sempre più informati, soprattutto quando si parla di informazioni genetiche. Esiste quindi un bisogno insoddisfatto. Ed ecco che le aziende private cercano di soddisfarlo, è la legge della domanda e dell’offerta! Questo spiega il proliferare dei test genetici direct-to-consumer (DTC): alcuni sono delle vere e proprie truffe, altri sono test scientificamente validi e utili. Problema: come distinguere tra i due?

Innanzitutto devono esserci dei fondamenti scientifici solidi alla base del test genetico, cosa che non è affatto semplice da valutare per il cliente medio. Una buona alternativa è quella di valutare il livello di trasparenza della società che vende il test: più informazioni danno, più si espongono ai critici. Quindi, se trovate ad esempio un’azienda che riporta chiaramente sul proprio sito l’elenco dei geni testati, allora questa è già una buona indicazione di serietà. Un altro problema riguarda la comunicazione dei risultati. Io sono stato molto severo con 23andMe, ad esempio, perché possono e devono migliorare sotto questo aspetto. Il report con i risultati deve essere chiaro e comprensibile anche a chi non ha una formazione specifica, altrimenti il test non serve a nulla. Infine, raramente la genetica da sola dà tutte le risposte: integrare il dato genetico con informazioni su dieta e stile di vita è fondamentale per avere test realmente utili ed efficaci.

Credo sia scorretto trasmettere il messaggio che la modalità DTC sia sbagliata in sé, come se passare attraverso un medico fosse sempre e comunque la strada migliore. Purtroppo non è sempre vero, perché gli stessi medici ammettono di non sapere granché sull’argomento! Bisogna piuttosto invitare le aziende a offrire un servizio sempre migliore, e qui mi aggiungo a chi invoca una regolamentazione: non al fine di eliminare completamente il DTC, bensì per rimuovere dal mercato imbroglioni e truffatori. E intanto farei studiare i medici, così un giorno il DTC non sarà più l’unica strada percorribile, e potremo farci spiegare i risultati di un test anche dal nostro medico di famiglia.

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Un pensiero su “Buoni o cattivi?

  1. […] A questo si deve aggiungere la nascita di numerose società che offrono  analisi genetiche a pagamento a prezzi accessibili per tutti con il rischio di avere più analisi genetiche/genomiche condotte che professionisti in grado poi di interpretarle e presentarle correttamente ai pazienti… anzi in molti casi si potrebbe addirittura saltare il passaggio attraverso personale formato con gravi problemi legati alla corretta interpretazione dei dati che verrebbero direttamente inviati ai pazienti, in una sorta di genetica fai-da-te, di cui si parlava anche su My Genomix. […]

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