Altrimenti ci arrabbiamo

E’ un periodo impegnativo per chi si occupa di comunicazione scientifica. Certo, i negazionisti e i complottisti ci sono sempre stati, con la loro scia di giornalisti e scienziati che invano cercano di difendere il buon vecchio metodo scientifico. Ma nelle ultime due settimane ci siamo davvero superati. Tutto è partito da un articolo che osava definire “necessaria” la sperimentazione animale, apparso sulla rivista Panorama e accessibile a questo indirizzo. La giornalista Barbara Gallavotti se ne è sentita dire di tutti i colori, prendendosi insulti e minacce semplicemente per aver parlato in modo obiettivo della faccenda.

Poi è stata la volta di un articolo pubblicato sul sito di Wired, in cui l’autrice Valentina Arcovio elencava le bufale scientifiche di cui si è reso protagonista Beppe Grillo nel corso della sua carriera. I primi a scaldarsi sono stati gli stessi commentatori di Wired, che hanno scritto in massa per difendere il comico o per congratularsi con la giornalista. L’articolo ha ricevuto un sacco di visite, e almeno inizialmente i lettori sembravano dividersi equamente tra chi lo valutava “wired” e chi invece lo bocciava (i primi hanno poi preso il sopravvento). Le reazioni e le proteste che quell’articolo ha suscitato non sono passate inosservate, e mentre Silvia Bencivelli pubblicava le sue lezioni di giornalismo scientifico, Beatrice Mautino su Effetto Barnum faceva l’identikit del negazionista medio, un caso umano con il quale è meglio non iniziare mai una discussione.

Ma non è mica finita lì. Il fisico/blogger Peppe Liberti su Rangle ci segnala che più di 4000 utenti di Facebook hanno cliccato “Mi piace” su una pagina dal titolo: “Il governo USA è responsabile del terremoto in Emilia Romagna”. Tanta ignoranza scientifica non può che far arrabbiare chi in questo campo ci lavora, come il giornalista Emanuele Perugini, che chiede rispetto per la scienza. E’ intervenuto quindi Marco Ferrari, che dalle pagine di Leucophaea prova a raffreddare gli animi, invitando i protagonisti del dibattito a dialogare piuttosto che a scannarsi a vicenda. Ma proprio quando sembrava che la situazione stesse tornando alla normalità, ecco che ci risiamo. E c’entra ancora una volta Beppe Grillo. Sul blog del comico appare un’intervista a Giampaolo Giuliani, il famoso esperto che dice di essere in grado di prevedere i terremoti: nessuno aveva ascoltato i suoi avvertimenti, e ora l’Emilia ne paga le conseguenze. Voce di uno che grida nel deserto, si direbbe. Peccato che, come sottolinea Marco Cattaneo dal blog Made in Italy, sul sito dell’esperto non appaiano allarmi di nessun genere precedenti l’evento sismico. Nel frattempo la Bencivelli continua a dare lezioni di giornalismo scientifico, ma a quanto pare c’è qualche studente che proprio non si applica.*

E poi basta, almeno per adesso. Io comunque avrei alcune cose da dire, a ognuno dei soggetti coinvolti. La prima è per i complottisti, i negazionisti e per tutti coloro che sputano sulla scienza “tradizionale” senza sapere ciò di cui stanno parlando: siate responsabili. Soprattutto se vi chiamate Beppe Grillo e avete un blog visitato da milioni di persone. Riflettete prima di aizzare il popolo contro lo scienziato cattivo che tortura gli animali, che è schiavo delle multinazionali e che vuole estromettere il brillante genio incompreso di turno (sì, proprio quel tale che ha in tasca la soluzione per ogni problema). Quello che dite può avere delle conseguenze sociali tremende, magari non domani e neppure dopodomani, ma certi messaggi di sfiducia che circolano tra la gente, prima o poi, finiranno per affascinare anche qualche uomo importante, magari un politico dalle cui decisioni dipende il destino di un Paese. E se poi si scopre che la fonte di partenza era inattendibile, se salta fuori che il genio incompreso non era né genio né incompreso, beh, il danno potrebbe essere già stato fatto. La seconda cosa che voglio dire è per i miei amici giornalisti e blogger scientifici: rilassatevi. Take it easy. Condivido il vostro fastidio verso chi cerca di distruggere il vostro lavoro e getta fango su un sistema in cui credete (crediamo), ma alzare i toni non serve. Sono d’accordo con Marco Ferrari quando dice che stiamo “predicando al coro”. I nostri sfoghi di rabbia, le nostre risposte piccate sono dei messaggi chiari e inequivocabili per chi la pensa come noi, ma lasciano indifferenti tutti gli altri. Proviamo a dialogare con i dubbiosi, i confusi, gli scettici. Chiediamo loro che cosa non li convince della nostra versione dei fatti, e perché cercano altrove le risposte di cui hanno bisogno. Infine, a tutti gli altri dico: informatevi. Non prendete per oro colato quello che vi si dice, esigete delle prove. Rompete le scatole sia al santone di turno sia al ricercatore affermato, chiedendo una lista di articoli scientifici a supporto di questa o quest’altra teoria. Quando si parla di scienza, la verità è nei numeri, nelle statistiche, nella letteratura scientifica. Tenete acceso il cervello. E ragionate.

* mentre scrivevo questo post Beatrice Mautino ha pubblicato su Effetto Barnum un articolo in cui spiega in modo molto chiaro perché non possiamo fidarci di chi dice di prevedere i terremoti. Vi consiglio di leggerlo perché è esattamente questo quello che intendo quando chiedo ai giornalisti di dialogare con i dubbiosi.

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