La fine della divulgazione scientifica?

Quella che pubblico oggi è una bruttissima notizia. La Gruner+Jahr/Mondadori, editore di riviste storiche come Focus, ha intenzione di licenziare circa 60 persone (praticamente metà della forza lavoro) e chiudere ben 8 testate: Focus extra, Focus domande e risposte, Focus Brain trainer, Wars, Biografie, Jack, Geo e Focus Wild. Tra queste ci sono riviste di tecnologia e di storia, ma soprattutto ci sono dei magazine che in Italia sono ormai diventati dei punti di riferimento nel panorama (altrimenti desolante) della divulgazione scientifica.

A quanto pare, la casa editrice non ha delle motivazioni economiche valide per dimezzare il personale: in effetti, il 2011 si è chiuso in positivo di 4 milioni di euro. Nel piano di ristrutturazione presentato dalla G+J/Mondadori si legge che il rilancio della casa editrice sarà realizzato attraverso un rafforzamento del marchio Focus e una maggiore attenzione verso i prodotti multimediali. Come questo si debba per forza tradurre nel licenziamento di 36 giornalisti e 24 grafici non è ben chiaro. Al di là dei posti di lavoro persi, comunque, mi preoccupano gli effetti negativi che questa ristrutturazione editoriale avrà sul settore della comunicazione scientifica in Italia. Curiosamente, nello stesso momento in cui si decide di chiudere questi importanti canali di informazione, appare in edicola la rivista Kazzeng.. ehm volevo dire Voyager. E’ una coincidenza tragica. La scienza conta ancora qualcosa in questo Paese?

Non importa se avete a cuore l’aspetto umano della vicenda o se invece siete più preoccupati per il futuro della divulgazione scientifica italiana, l’importante è diffondere questo appello e sperare che i vertici della G+J/Mondadori cambino idea. Forse siamo ancora in tempo!

Potete manifestare il vostro sostegno anche iscrivendovi al gruppo Facebook “Gli Esuberanti”.

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8 pensieri su “La fine della divulgazione scientifica?

  1. E’ strano il mercato editoriale in Italia, ma segue purtroppo la rigida legge della domanda. Sembrerebbe che il primo numero di V. esordisca in edicola con una tiratura di 250000 copie per la edizioni Master, mentre Le Scienze se tira un quinto è già tanto, il National sta sulle 100000 e a quanto ne so Focus era prima della categoria con circa 400k copie. Ti risparmio le cifre dei rotocalchi patinati e dei fotoromanzi (si ci sono ancora!), ma a quanto pare la scienza qui da noi è ben lungi dal catturare interessi diffusi, soprattutto se non sono dello stile di Voyager e ciò non è bene.
    Boh, ritorno nel mio angolino buio a farmi domande esistenziali, ciao Moreno! 🙂

    p.s. Propongo una nuova testata: Troyager, l’antiVoyager (© Popinga)!!!

  2. Gifh, una cosa è la tiratura, una la diffusione. Le Scienze vende circa 60.000 copie, ma ne stampa (tira) quasi 100.000. E National Geographic ne vende quasi 100.000 e ne stampa 150.000. Al lancio di un periodico è abbastanza normale fare una tiratura alta, che poi si assesterà quando si vedono i valori del venduto, dato che in genere si fa anche una notevole campagna pubblicitaria. Quello che invece mi pare sgradevole, e non è la prima volta che accade, è che un prodotto a stampa possa godere del lancio pubblicitario televisivo gratuito, garantito in questo caso dalla faccia di Giacobbo. Detto questo, è davvero inquietante il trattamento che stanno subendo i giornalisti e i grafici di GUJM, a fronte di risultati economici che non fanno nemmeno minimamente pensare a uno stato di crisi. Non esiste un’etica del capitalismo, ma se questo scempio diventa la norma gli imprenditori si limiteranno sempre a fare cassa quando posso per poi giocare alla finanza e quando la produzione comincia ad andare un po’ peggio chiudono baracca, così possono continuare a giocare con la carta straccia.

  3. Grazie Paolo e Marco (che onore!) per i commenti.. A proposito di Voyager, a questo punto sarà interessante vedere l’andamento della tiratura nei prossimi numeri.. Secondo me comunque non reggerà molto, ho l’impressione che ormai vendano solo le testate con un brand già affermato, e spesso neanche quelle. Per quanto riguarda la GUJM, mi consola sapere che anche il direttore di Le Scienze – che di esperienza nell’editoria ne ha parecchia – trovi assurda questa vicenda.. Evidentemente non esiste nessun piano di ristrutturazione editoriale che possa giustificare un taglio così drastico.

  4. Ciao Moreno, e grazie per aver ripreso il comunicato a nome dei lavoratori della GUJM. Come dice il direttore, al di là del licenziamento di 60 persone – e del fatto che i responsabili di scelte scellerate rimangano sempre al loro posto – è vero che l’intero comparto della divulgazione scientifica italiana è piuttosto depresso (e le tirature sono chiare) ma qui è questione di clima culturale; non si fanno i periodici per comunicare qualcosa (il verbo è usato in senso molto lato) ma solo e soltanto per introitare denaro. Che, è questo è la cosa importante, non viene quasi mai reinvestito negli anni successivi per rinnovare e creare nuove riviste, cioè per mantenere l’attenzione sulla comunicazione, scientifica o meno, ma è ridistribuito agli azionisti (giusto, sono lì per quello) senza però mettere da parte niente. Che poi come dice Cattaneo il tutto sia anche un giocare con la finanza e basta è una conseguenza quasi spontanea di questo approccio al capitalismo. Che non era, e secondo me non può essere, solo questo.

  5. @Marco Cattaneo
    sono assolutamente d’accordo sulla sgradevolezza della vetrina che per giunta è mutuata dal servizio pubblico oltre che dalla dubbia (almeno per qualcuno) reputazione del sensazionalistico conduttore. Il fatto è che bisognerebbe passare a strategie più aggressive per cambiare le cose. Ci sarà pure un Brian Cox o un Joe Schwarcz che potrebbero bilanciare i Jacobs e gli Angels (chi ha detto il Trio Medusa?) anche qui da noi, visto che il pubblico generalista ama i volti noti e sinceri, ma anche qualche competenza specialistica e non siano troppo discutibili o parziali. Auspico seriamente un salto di qualità rivolto all’incremento della cultura scientifica, anche se il prezzo da pagare fosse un grande fratello tra scienziati veri!
    Per le cifre da me citate, e mi scuso per la mia solita impertinenza che ormai mi porto dietro come un marchio a fuoco, non mi riferivo ai dati diffusi dall’ADS (che tral’altro quelli che si trovano sono del 2007 – http://bit.ly/Qsm2q8), ma agli ultimi numeri pubblicati, però non voglio infierire citando le fonti. Ci tenevo anche a dire che sono ben conscio di quella differenza e del fatto che i lanci dei nuovi progetti editoriali sono almeno a tiratura quadrupla di quella a regime, considerata la promozione che si preventiva con buona parte del prodotto ceduto a gratis (=in perdita sul netto) solo per farsi conoscere.

    @Marco Ferrari
    Secondo me dovrebbe valere il motto: “quando il gioco si fa duro, allora i duri dovrebbero iniziare a giocare”. Però non mi sembra di vedere molto movimento in quella zona… 😉

    • Paolo, i dati ufficiali, certificati ADS, li trovi a questo link.

      http://www.primaonline.it/dati-e-cifre-stampa/?cat=61

      I più recenti sono di giugno perché l’ADS certifica i dati a 90 giorni dall’uscita edicola dei giornali, e dunque quelle sono le diffusioni (tiratura, venduto e quant’altro tu voglia studiarti) del solo mese di giugno, certificate dalla dichiarazioni dell’editore quando sono rientrate tutte le rese.
      Questo vale fino al mese di aprile 2012 (ovvero gli ultimi 3 mesi). I dati precedenti mostrano la media sull’anno mobile, ovvero per marzo 2012 la tiratura e il venduto medio dei numeri tra aprile 2011 e marzo 2012.
      Ecco, spero di essere stato chiaro, perché sono di corsa…
      Ciao
      Marco

  6. Figurati, Marco. Non so quanto sarà utile questo post, ma spero possa aiutare! Grazie per avermi ricordato il gruppo Facebook, ho aggiunto il link in fondo all’articolo.

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