Aziende di genomica in Italia – Sorgente Genetica (Milano)

L’interesse per la genomica personale sta crescendo rapidamente anche in Italia, lo dimostra il fatto che sempre più spesso assistiamo alla nascita di nuove aziende che offrono test genetici. Tra gli ultimi arrivi c’è Sorgente Genetica, una società di Milano fondata da poco che offre test di varia natura, dallo screening neonatale ai test di nutrigenetica.

Ne ho parlato con Keith Grimaldi, che da anni opera in questo settore e che attualmente ricopre il ruolo di direttore scientifico dell’azienda.

Che cos’è Sorgente Genetica? Quali servizi offrite?
Sorgente Genetica è un’azienda nata da poco, ma è parte del gruppo Sorgente che si è già affermato da alcuni anni nel settore della salute. Sorgente Genetica è stata creata per portare alla gente i benefici dei test genetici in un modo volutamente molto mirato, mettendo a punto dei test per i quali si conoscono interventi e azioni in grado di promuovere un approccio preventivo alla salute. Per ciascuno dei nostri test l’utilità è molto chiara.

Qual è il collegamento tra Sorgente Genetica e Sorgente Staminali?
Sono collegate. Per restare in argomento, possiamo dire che condividono il DNA e la storia famigliare, ma sono di fatto due individui distinti!

Dopo alcuni anni, l’interesse per la genomica personale è finalmente arrivato anche in Italia: escono nuovi test quasi ogni giorno, ed è difficile distinguere quali sono buoni e quali no. Che basi scientifiche hanno i test di Sorgente? Quali criteri utilizzate per selezionare i geni dei vari pannelli?
Ci sono sostanzialmente due tipologie di test. Lo screening neonatale analizza il DNA alla ricerca di mutazioni rare che aumentano il rischio di malattie gravi o di reazioni avverse ai famarci. Per questi tipi di test la selezione è abbastanza semplice, dal momento che le mutazioni che causano la malattia sono ben caratterizzate e hanno una penetranza elevata, vale a dire che producono quasi sempre il loro effetto. La seconda tipologia di test, per esempio il test Salute Completa o il test Dieta+, guardano soprattutto alle interazioni tra i geni e l’alimentazione, e a come queste interazioni influenzano tutti quei processi biologici (infiammazione, stress ossidativo…) che sono coinvolti nello sviluppo delle malattie complesse più comuni (malattie cardiovascolari, diabete). Per quanto riguarda questi pannelli, la selezione richiede molta più attenzione. Noi cerchiamo geni con delle varianti comuni nella popolazione, varianti per cui si conoscono precise interazioni con l’ambiente, e sulle quali è possibile intervenire in modo efficace attraverso la dieta e lo stile di vita. E’ molto importante che le fondamenta scientifiche di queste interazioni siano state pubblicate su riviste di alto profilo, e non una volta sola ma replicate e confermate da almeno altri due studi (di solito sono molti di più). La letteratura scientifica deve mostrare risultati consistenti, sia per quanto riguarda le interazioni, sia per quanto riguarda gli effetti positivi degli interventi su dieta e stile di vita.

Qual è la differenza principale tra i test di Sorgente e quelli venduti da altre aziende?
Penso che Sorgente Genetica sia la prima azienda (nel settore della genetica personale) ad offrire una gamma di test così ampia, dallo screening neonatale ai test per adulti – e abbiamo già in cantiere altre novità interessanti. Inoltre, il pannello Salute Completa prevede anche la compilazione di un questionario sulla dieta, i cui risultati vengono integrati nel referto genetico: in pratica il test tiene in considerazione sia i fattori genetici sia lo stile di vita. Sinceramente io mi auguro che la qualità dei test di Sorgente sia evidente a tutti, ma preferisco non fare commenti sulle altre aziende a questo proposito.

In che modo integrate le informazioni genetiche e quelle su nutrizione e stile di vita?
Un questionario online raccoglie le informazioni sulla dieta e lo stile di vita del cliente, e queste informazioni vengono processate insieme ai dati genetici utilizzando il software Rules Toolset. Questo software è stato programmato per interpretare i dati genetici del cliente alla luce delle informazioni sul suo stile di vita, ed evidenziare le aree in cui sono necessarie azioni correttive per compensare l’effetto di particolari variazioni genetiche. Ad esempio, se la persona ha una variante specifica del gene MTHFR e allo stesso tempo un basso consumo di vitamina B, questo verrà evidenziato. Il programma produrrà un report dove sono indicati gli obiettivi nutrizionali personalizzati insieme a una spiegazione del processo biologico.

Quali sono le modalità di acquisto di un test di Sorgente? Siete sicuri che i vostri clienti siano in grado di capire i vostri referti senza l’intermediazione di un medico?
I test si possono comprare sia direttamente online, sia da nutrizionisti e altri professionisti del settore sanitario. Quindi sì, Sorgente Genetica vende i suoi test anche nella modalità direct-to-consumer (DTC)! Innanzitutto, sono perfettamente a mio agio nel vendere test direttamente al consumatore – ritengo che tutti abbiano il diritto di accedere ai propri dati genetici senza bisogno di un intermediario. Inoltre, sono certo che una parte dei clienti saranno in grado di comprendere i referti – io lo spero, quando li abbiamo messi a punto avevamo proprio questo obiettivo in mente. Detto questo, il progetto di ricerca Eurogene ci ha dato segnali molto chiari in questo senso, confermati anche da altri feedback: la maggior parte delle persone vuole discutere i suoi risultati con un professionista della salute, non per forza un medico ma anche dietologi e nutrizionisti, a seconda del tipo di test. Sorgente Genetica vende direttamente al consumatore, ma offre anche un servizio di supporto telefonico ed email da parte di un professionista, e potrà mettere in contatto il cliente con un professionista della sua zona qualora egli lo desiderasse.

Che informazioni riceve l’acquirente, e in che modo queste informazioni sarebbero utili per la sua salute? Nei vostri report fornite delle stime di rischio per malattie?
Il rischio di contrarre una malattia viene fornito soltanto in quei casi dove il rischio è chiaro, e dove il test genetico si avvicina a un’utilità del 100%. E’ questo il caso delle mutazioni altamente penetranti menzionate prima, e anche per il test della celiachia. Per quest’ultimo, è vero che i test genetici non sono sufficienti per diagnosticare la malattia e che non sono in grado di dire esattamente chi la svilupperà, ma hanno tuttavia una capacità predittiva negativa quasi del 100% – questo significa che gli individui privi di quelle particolari varianti genetiche potranno essere sicuramente esclusi dal gruppo dei potenziali celiaci. Eliminare i sospettati è importante quando si fa una diagnosi! Per quanto riguarda i pannelli legati alla dieta e allo stile di vita, invece, non forniamo predizioni di rischio. Questi pannelli hanno lo scopo di dare informazioni utili che possano aiutare le persone a rimanere sane a lungo, non hanno lo scopo di prevenire malattie specifiche, ma piuttosto di mantenere lo stato di salute. Inoltre, va ricordato che per le malattie comuni come il diabete di tipo 2, il cancro, eccetera, benché la genetica sia importante, a) non abbiamo abbastanza conoscenze per fare una predizione di rischio basata solamente sui geni, b) non conosciamo i mecanismi secondo cui le varianti rischiose agiscono e c) sono i geni insieme allo stile di vita che causano la malattia. Nessuno possiede il “gene del diabete”, e nemmeno una certezza genetica che avrà il diabete. Abbiamo predisposizioni differenti, ma se guardiamo solo ai geni sapremo soltanto una parte della storia – ecco perché i test di Sorgente si focalizzano sulle interazioni tra i geni e lo stile di vita, di esse conosciamo i meccanismi e quali azioni benefiche possono essere intraprese.

Recentemente nel suo blog ha elencato i criteri per riconoscere un buon test genetico, e uno di questi criteri è la trasparenza. Sorgente Genetica soddisfa questo requisito?
Buona domanda! Sì, nel mio blog ho parlato della validità e dell’utilità clinica, e anche della trasparenza. Se un test non ha validità o utilità, è – per definizione – inutile! La trasparenza comunque è molto importante – senza di essa non è possibile per gli osservatori esterni (inclusi i potenziali clienti e i professionisti sanitari) essere certi della validità e utilità dei test. Io sono Direttore Scientifico di Sorgente Genetica, ma lavoro anche come consulente e la prima cosa che pretendo prima di iniziare a collaborare con un’azienda è che si segua un preciso codice deontologico. Le aziende con cui lavoro devono ad esempio rendere liberamente consultabili sia la lista dei geni sia le varianti genetiche testate (inclusi i codici identificativi degli SNP), inoltre devono pubblicare la bibliografia delle pubblicazioni scientifiche a supporto dei test, e infine un esempio di referto. Tutte queste cose dovrebbero o essere disponibili sul sito aziendale, oppure dovrebbero essere inviate via mail a chiunque ne faccia richiesta. Sembra una cosa banale, ma non accade spesso: è sorprendente come molte aziende (e non solo in Italia) si aspettino che tu paghi più di cento euro senza nemmeno vedere il prodotto che stai acquistando! Specialmente nel settore della genetica personale la trasparenza è importante, perché è un campo nuovo e purtroppo soggetto a strumentalizzazione e speculazione – ci sono un sacco di test là fuori che sono più o meno inutili. Se un’azienda non accetta di essere completamente trasparente, chiedetevi se non sia il caso di andare da un’altra parte. Ad ogni modo, la risposta breve alla tua domanda è sì!

Che cosa risponde a coloro che dicono che i test genetici sono inutili, perché i fattori di rischio tradizionali e la storia medica famigliare funzionano meglio?
Ok, ho appena detto che molti test là fuori sono inutili, beh sono inutili sotto ogni punto di vista. Ma ci sono anche test utili in vendita – e io sono dell’idea che siano palesemente utili. La scienza e la medicina, però, fermerebbero ogni progresso se non ci fossero mai disaccordi, ed esistono alcune persone (rispetto a 10 anni fa sono di meno) che ritengono che sia ancora troppo presto per utilizzare la genetica personale. Ci sarebbero molte cose da dire, ma cercherò di essere breve. Sotto un certo punto di vista, la genetica non avrà mai più potere predittivo dei fattori di rischio tradizionali, per ovvie ragioni. Se hai il colesterolo alto o la pressione alta non stai bene, hai un problema di salute – l’idea alla base della genetica è precisamente impedire che questo accada, non prevenire la malattia, ma prevenire lo stato di pre-malattia. Io vorrei andare dal medico e dirgli che sto bene, senza che lui mi guardi male e mi dica di non fargli perdere tempo, e di tornare quando sarò ammalato! Faccio così con la mia macchina, perché non con la mia salute? Si parla tanto della storia medica famigliare, ma bisogna sfatare alcuni miti – spesso si dice che la storia famigliare tiene conto sia dei geni sia dell’ambiente. Non sono per niente d’accordo su questo, sul fatto che tenga conto anche dell’ambiente. I processi che portano allo sviluppo delle malattie iniziano molti anni prima, decenni prima della comparsa della malattia – i miei genitori sono cresciuti negli anni ’40 e ’50. Io sono cresciuto una generazione più tardi (ovviamente): siamo cresciuti in ambienti molto diversi, estremamente diversi! E allo stesso modo i miei bambini vivono in un ambiente diverso rispetto a quello della mia infanzia (a parte il fatto che sono tutti e tre adottati, il che rende la storia famigliare completamente inutile). Potrebbe sorprendervi sapere che in realtà l’utilità clinica della storia famigliare non è mai stata dimostrata, persino uno dei suoi sostenitori principali, il dottor Muin Khoury, ha dichiarato che il discorso dell’utilità non è mai stato studiato in profondità. Con questo non voglio dire che sia inutile, probabilmente è utile quando viene utilizzata correttamente, ma non è un’alternativa al test genetico, è sbagliato metterla in questi termini. Dovremmo invece incoraggiare l’utilizzo di entrambi questi strumenti perché sono in realtà complementari. Il sano scetticismo va bene, ma il rifiuto generalizzato e la pretesa di standard irraggiungbili possono essere dannosi.

Dottor Grimaldi, ora una domanda personale. Lei ha lavorato nel campo della genomica personale per più di dieci anni. Come è cambiato questo settore secondo lei? Percepisce interesse tra gli italiani?
In realtà non è cambiato molto sotto un certo punto di vista – c’erano un sacco di discussioni e dibattiti in seguito alla pubblicazione della prima bozza del genoma umano. Certo ci sono stati cambiamenti straordinari nel costo e nella velocità di sequenziamento – ma la comprensione dei meccanismi biologici non va alla stessa velocità supersonica della tecnologia. Siamo ancora qui a parlare di genetica e ci sono ancora molte opinioni divergenti. Stiamo ancora parlando di come regolamentare questo settore, e mi sembra siamo ancora lontani dalla risposta tanto quanto lo eravamo dieci anni fa. Ho la sensazione però che le cose stiano cambiando in questa decade. L’ultima decade ha visto una crescita lenta per quanto riguarda l’acquisizione di nuove conoscenze, la percezione del pubblico e i servizi offerti, ma adesso siamo al punto di flessione della curva: siamo all’inizio di una crescita esponenziale. Mi fa venire in mente quando a metà degli anni ’90 ero coinvolto con un’azienda di internet technology, spesso mi chiedevano “Che cos’è Internet?” (qualcuno addirittura mi chiedeva “Possiamo avere internet in Cornovaglia?”). Sappiamo tutti quello che è successo dopo. In Italia c’è un certo interesse – ho collaborazioni di lavoro con diversi Paesi e l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti in termini di entusiasmo. Quando lavoravo in Inghilterra, alla Sciona Ltd, abbiamo venduto i nostri primi test in Italia nel 2003, ma dal 2006 vivo, lavoro e insegno qui, e ho potuto constatare in prima persona come gli Italiani abbiano accolto con entusiasmo il potenziale dei test genetici. I prossimi anni saranno molto interessanti: le persone sono sempre più informate. E sono in corso progetti finanziati dall’Unione Europea come Food4Me, in cui sono coinvolto personalmente, che aiuteranno a diffondere ulteriormente queste conoscenze. Infine devo dar credito anche a te, grazie al tuo blog hai senza dubbio avvicinato moltissime persone al meraviglioso mondo della genetica.

I successi della nutrigenetica: la dieta personalizzata funziona!

Quando si parla di diete, gli inglesi usano spesso l’espressione “one size does not fit all”: signfica che una stessa dieta può essere ottimale per una persona e non funzionare invece per un’altra. Perchè accade questo? Negli ultimi anni, la ricerca genomica ha provato a rispondere a questa domanda e sembra che il modo in cui un individuo si rapporta a quello che mangia dipenda in buona parte dal suo codice genetico. La nutrigenetica è una disciplina che sta finalmente cominciando ad affermarsi nel campo della nutrizione e che cerca proprio di spiegare come il modo in cui metabolizziamo e utilizziamo le sostanze che ingeriamo cambi a seconda dei nostri geni. L’intolleranza al lattosio o la celiachia sono solo i rappresentanti più conosciuti di questo ramo della ricerca in forte sviluppo, e la lista di geni associati in qualche modo alla nutrizione sta diventando sempre più lunga. La bella notizia è che queste nuove conoscenze scientifiche non restano fini a se stesse, ma trovano invece un riscontro nella realtà, come uno studio del 2007 ha dimostrato: una dieta personalizzata basata sulle indicazioni fornite da un test genetico funziona molto meglio di una dieta generica.

In un articolo pubblicato sul Nutrition Journal si spiega che vennero invitati a partecipare allo studio 93 pazienti di una clinica di Atene, pazienti che avevano cercato ripetutamente di perdere peso senza riuscirci. 43 di essi furono seguiti per diversi mesi da nutrizionisti che prescrivevano diete con il metodo classico, mentre i rimanenti 50 ricevettero delle indicazioni aggiuntive basate su un test genetico a cui si erano sottoposti. I 19 geni presi in esame dal test in questione erano relativi ad enzimi del metabolismo per i quali erano note associazioni tra specifiche varianti alleliche e alcuni stili alimentari, e le informazioni ottenute dal test hanno permesso di elaborare diete personalizzate che, come vedremo, hanno funzionato molto meglio.

Tra i tanti geni testati ce n’erano ad esempio quattro associati al metabolismo dell’acido folico. Questa vitamina interviene in un processo fondamentale dell’organismo, cioè la conversione dell’amminoacido omocisteina in una molecola innocua: quando l’omocisteina non viene adeguatamente smaltita, infatti, essa si accumula nel sangue e può provocare malattie cardiovascolari. Deputato a svolgere questa conversione è l’enzima MTHFR, il quale però può presentarsi in due varianti: chi ha la variante meno efficiente ha molto più bisogno di vitamine (e di acido folico in particolare) per riuscire a mantenere bassi i livelli di omocisteina. Altri enzimi, come GSTM1, sono coinvolti nell’eliminazione delle tossine, molecole pericolose che alla lunga possono favorire l’insorgere di tumori. Come nel caso dell’acido folico, anche qui alcuni di essi hanno varianti con una funzionalità limitata e se la persona ha la sfortuna di avere la forma “difettosa” di quel gene è necessario farsi aiutare nel processo di detossificazione. Molecole utili in questo senso sono i glucosinolati, contenuti soprattutto nelle crucifere (cavolfiori, broccoli, cavoli). Gli stessi discorsi valgono per tutti gli altri geni che rientravano nel test. Il gene SOD2 combatte i radicali liberi, ma in presenza di un polimorfismo particolare può diventare meno efficace nella sua attività anti-ossidante (per questa tipologia di pazienti servono dosi extra di antiossidanti e di vitamine). Gli Omega 3 contenuti nell’olio di pesce, invece, sono consigliati per chi ha una certa variante di geni coinvolti nei processi infiammatori, come il gene dell’interleuchina IL6.

Queste e altre informazioni derivanti dal test genetico vennero utilizzate per prescrivere diete ad hoc ai pazienti selezionati, che hanno potuto così alimentarsi nel modo più congeniale al proprio profilo genetico. Inizialmente questo non ha portato nessun vantaggio particolare, dal momento che entrambi i gruppi oggetto dello studio dimagrivano più o meno allo stesso modo, ma mentre dopo un anno di cura il 73% dei pazienti del gruppo nutrigenetico conservava la perdita di peso, la maggior parte di quelli che avevano seguito una dieta classica ingrassava nuovamente. La cosa interessante è che il test non era stato sviluppato specificatamente per influire sul peso dei pazienti, ma semplicemente per offrire consigli personalizzati su come nutrirsi in modo più sano.

Questo lavoro ha dimostrato che l’utilizzo delle informazioni genetiche può aiutare chi è sovrappeso a raggiungere e a mantenere per più tempo il proprio peso forma. Permette inoltre di conseguire uno stato di benessere maggiore, perché la dieta personalizzata interviene direttamente anche sulla prevenzione di diverse malattie. Sempre in questo stesso studio, è stato osservato che oltre a conservare più a lungo un peso ottimale, i pazienti del gruppo nutrigenetico a rischio diabete avevano drasticamente diminuito il livello di glucosio nel sangue. Quindi cosa state aspettando? Chiedete al vostro nutrizionista di fiducia maggiori informazioni: i test genetici sono sempre più diffusi, sono utili e non sono neppure costosissimi.

Arkadianos I et al. “Improved weight management using genetic information to personalize a calorie controlled diet” Nutrition Journal 2007, 6: 29

myGenomiX è il primo blog di genomica in Italia?

Questo blog ha ormai due mesi di vita. Decisi di aprirlo perché mi dispiaceva che un argomento così affascinante e di tendenza come la genomica fosse trattato dai media italiani con superficialità e incompetenza. Negli Stati Uniti, e più in generale nel mondo anglosassone, parlare e scrivere di genomica e di medicina personalizzata è normalissimo: provate a seguire su Twitter le persone giuste, e scoprirete che praticamente ogni giorno c’è almeno un quotidiano che pubblica una notizia riguardante la scoperta di nuove associazioni tra geni e malattie o un commento sulle analisi genetiche fornite da aziende come la 23andMe.

Qui da noi non è così: a volte, quando esce un nuovo studio di associazione su Science o su Nature, il giornalista di turno deve stare a spiegare perfino cos’è un gene! Il motivo per cui questo avvenga non lo so. C’è disinteresse da parte del pubblico? O addirittura diffidenza? I nostri comunicatori scientifici non sono abbastanza bravi? O semplicemente non sono abbastanza? Probabilmente è un po’ di tutto questo. Di una cosa sono però sicuro: è un circolo vizioso. Se la scienza viene comunicata male, i lettori non la capiscono. E quando una persona non capisce una cosa e non trova nessuno che sia in grado di spiegargliela, finisce che questa persona perde interesse. Se la scienza non interessa la gente, nessun giornalista si prenderà mai la briga di approfondire e migliorarsi per offrire un servizio di informazione migliore. Io credo che l’unico modo per spezzare questo circolo vizioso sia buttarsi nell’arena della comunicazione, e per questo motivo invito tutti gli appassionati a fare come me, aprire un blog e provare. Non è necessario essere esperti per parlare di scienza, molto spesso la visione più limpida su un argomento ce l’hanno proprio quelli che non ci lavorano, perché sono capaci di osservare le cose da prospettive nuove. Viviamo in un Paese dove si parla così poco di personal genomics che non esiste nemmeno una traduzione “ufficiale” di questa espressione: “genomica personale” e “genomica personalizzata” danno in Google lo stesso numero di risultati!

Ma allora mi chiedo: non è che per caso myGenomiX è il primo blog in italiano specializzato sulla genomica? La domanda è provocatoria, ma neanche troppo. Se la risposta fosse sì sarei ovviamente orgoglioso, ma anche profondamente triste: possibile che nel Paese che ha dato i natali a Rita Levi Montalcini e a Umberto Veronesi non ci sia un giovane dottorando che tra una PCR e l’altra scriva la sua opinione in merito a, non so, l’ultimo articolo sui geni dei centenari? So che ci siete, uscite allo scoperto! Non ho scelto a caso questo titolo: se in Italia esiste qualcuno che come me cerca blog di genomica, digitando “blog genomica” in Google probabilmente finirà su questo post. Se sei un blogger e tratti argomenti simili al mio segnala il tuo link nei commenti, ci faremo pubblicità reciproca e grazie al confronto e allo scambio di opinioni potremo contribuire a divulgare sempre meglio quella cosa bellissima che si chiama scienza.

PS: un blog c’è, è Nutrigene di Keith Grimaldi. Ma è molto orientato alla nutrizione, perciò secondo me rientra in una categoria a parte. In ogni caso, leggetelo: Keith è una specie di guru della genomica nutrizionale. Ha alle spalle una esperienza pluriennale all’estero, e ora sta cercando di portare le sue competenze anche nella nostra piccola Italia. In bocca al lupo!