A cosa serve la politica? Il nuovo libro di Piero Angela

Lo so, lo so. Questo è un blog di scienza e non di politica, ma permettetemi di fare un’eccezione per parlarvi dell’ultimo libro di Piero Angela, “A cosa serve la politica?”. Anche io mi sono posto questa domanda, chiedendomi come mai il nostro Paese versa in queste condizioni e quali responsabilità possiamo attribuire alla nostra classe politica. Mi ha fatto piacere ritrovare diverse idee che mi sono fatto anche nel libro di Angela, con la differenze che lui – da divulgatore esperto qual è – riesce a presentarle in modo coerente, dando loro un filo logico perfettamente sensato. Perché ne parlo in un blog scientifico? Perché il libro ruota attorno a un concetto fondamentale: il mondo in cui viviamo è un prodotto di scienza e tecnologia, sono questi i due fattori che – insieme all’energia – ci hanno permesso di crescere. E un Paese che lo dimentica è un Paese destinato a morire.

Sorprendentemente, ma non troppo, alla base di questa amnesia c’è un unico fattore: l’assenza di meritocrazia. In un Paese che non premia il merito e che non punisce i disonesti, abbiamo da una parte la fuga dei cervelli e dall’altra corruzione ed evasione fiscale. Se i bravi ricercatori sono costretti a emigrare perché i loro meriti non sono riconosciuti, qual è il risultato? Niente più innovazione. E quando i bravi insegnanti non trovano lavoro per colpa di sotterfugi e amicizie, chi è che ne risente? La qualità del sistema scolastico. Ecco, è esattamente quello che stiamo vivendo in Italia, un Paese che non cresce e che nei test di valutazione internazionale del livello di istruzione (scientifica in modo particolare) si classifica agli ultimi posti. E’ tutto collegato, e dipende tutto dall’assenza di meritocrazia. Secondo Piero Angela, persino la devastante burocrazia italiana è una conseguenza della mancanza di premi per i “bravi” e di punizioni per i “cattivi”: per evitare di essere truffato da un popolo di furbacchioni, lo Stato è costretto a mettere barriere e a chiedere garanzie.

Nel consigliarvi la lettura di questo libro, voglio lanciare un appello agli uomini di scienza che vivono in Italia. Se nel nostro Paese la cultura scientifica è pressoché nulla, e la ricerca è vista come un investimento a perdere, ebbene, è anche un po’ colpa nostra. Perché la voce della scienza non si fa mai sentire nei dibattiti politici? Gli scienziati hanno tutti gli strumenti per interpretare il mondo che ci circonda, e le capacità per elaborare nuove soluzioni ai problemi che emergono. Eppure noi ricercatori tendiamo a starcene in disparte, raramente scriviamo libri, apriamo blog, rilasciamo interviste. Perché non ci rendiamo conto che siamo noi il vero motore della società?