Elezioni 2018, torna Dibattito Scienza

La lista “W la fisica” non è riuscita a raccogliere le firme e quindi non sarà presente alle elezioni, ma gli scienziati non si arrendono. Dalle pagine di Nature, denunciano il pessimo stato della ricerca italiana e chiedono alla politica di intervenire, da un lato aumentando i fondi, dall’altro valorizzando maggiormente il lavoro degli scienziati e l’importanza del metodo scientifico. Vorrei tranquillizzare l’ingegnere Mattia Butta, che con la sua lista voleva “portare il metodo scientifico in Parlamento”, e gli scienziati che si sono rivolti a Nature per lanciare il proprio appello: non siete soli! Dal 2012, infatti, coordino il progetto Dibattito Scienza, un’iniziativa nata proprio con lo scopo di portare la scienza nel dibattito politico. In occasione delle elezioni, il nostro gruppo Facebook (che oggi conta più di cinquemila iscritti) interroga i partiti e i movimenti che si candidano a governare il Paese, invitandoli a pronunciarsi su temi come ricerca, istruzione, salute, ambiente e politiche energetiche. Temi importanti, anzi fondamentali per la crescita di una nazione e il benessere dei suoi abitanti, ma troppo spesso trascurati in campagna elettorale. Sollecitando i politici a rivelare le loro idee e i loro progetti su queste tematiche, crediamo quindi di offrire – nell’immediato – un servizio utile agli elettori, che in questo modo potranno esprimere un voto maggiormente informato, e sul lungo termine (speriamo!) anche alla politica stessa.

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In vista delle elezioni del 4 marzo, Dibattito Scienza ha rivolto dieci domande a tutte le liste candidate. Le domande sono state inizialmente proposte dal gruppo Facebook e sono state infine selezionate tramite un sondaggio sul nostro sito. I partiti avevano sei settimane di tempo per consegnare le loro risposte, ma nonostante numerosi solleciti via mail, social network e contatti diretti, alla scadenza del 16 febbraio avevano risposto solo cinque liste. Tra queste figurava anche il Movimento Cinque Stelle, unica tra le forze politiche maggiori a partecipare all’iniziativa nei tempi stabiliti: hanno risposto solo a tre quesiti su dieci, ma almeno sono stati puntuali. Il Partito Democratico è arrivato con qualche giorno di ritardo, insieme alla lista Liberi e Uguali. Manca all’appello tutto il centrodestra, nonostante Forza Italia avesse promesso di inviarci le risposte (purtroppo mai arrivate). Dalle prime reazioni nel gruppo, sembra che le risposte più apprezzate siano state quelle della lista +Europa con Emma Bonino e quelle dei giovani startupper di 10 volte meglio. Vediamo nel dettaglio cosa hanno risposto.

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Scienza e razionalità – La prima domanda, quella sulle politiche basate sulla scienza, è forse la più importante, perché rivela l’approccio dei partiti nei confronti dei dati e delle evidenze scientifiche. Come atteso, tutte le liste si dichiarano grandi amiche della scienza e dei suoi metodi. Nella maggior parte dei casi ritengono che la scienza debba “informare il processo legislativo”, come dice +Europa, mentre la lista 10 volte meglio si spinge a dire che per elaborare politiche di governo efficaci dovremmo analizzare i dati raccolti negli ultimi 70 anni con algoritmi di intelligenza artificiale. Il Partito Democratico gioca subito la carta delle vaccinazioni obbligatorie, per dimostrare che loro, la scienza, la ascoltano per davvero. La risposta più curiosa, però, arriva dal Partito Repubblicano, il quale, dopo aver ricordato come la scienza sia a tutti gli effetti parte del suo DNA, essendo nato dall’Illuminismo francese, sostiene però che la politica non dovrebbe fondare le sue dottrine su di essa. Per i Repubblicani, quindi, la scienza serve alla crescita culturale dei popoli, ma non all’elaborazione di proposte politiche. A proposito di cultura scientifica, anche qui le liste sono tutte concordi nell’indicare la scuola e l’istruzione come le principali questioni da affrontare. Cambiano ovviamente le soluzioni proposte: +Europa sottolinea il valore del merito, sia a livello individuale (borse di studio per i meritevoli) sia a livello di istituti (le università migliori dovrebbero ricevere più fondi); il PD punta il dito contro la dispersione scolastica e pensa a misure specifiche per recuperare le aree geografiche più a rischio; per Liberi e Uguali la gratuità dell’istruzione è la priorità, anche a livello universitario; 10 volte meglio, infine, pensa che la soluzione sia riformare i programmi scolastici, introducendo il bilinguismo obbligatorio, filosofia e programmazione.

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Ricerca e innovazione – Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’Italia investe in ricerca e sviluppo l’1,29% del PIL, contro una media europea del 2,03%. Abbiamo chiesto alle liste candidate quale impegno pensano di potersi assumere da questo punto di vista, e naturalmente tutte hanno dichiarato di voler aumentare gli investimenti. I più ambiziosi sono +Europa e 10 volte meglio, che puntano al 3%, mentre PD e Liberi e Uguali si “accontentano” di raggiungere la media UE. Particolarmente interessante è la posizione di +Europa, che, coerentemente con la sua spiccata vocazione europeista, immagina un continente europeo in cui si faccia ricerca utilizzando per un terzo fondi federali, contro il 4% attuale. Si fa notare anche 10 volte meglio, che prevede di intervenire sul sistema della ricerca italiana con una serie di misure dai costi contenuti e con rapidi effetti espansionistici sull’economia; colpiscono il livello di dettaglio della risposta e i continui riferimenti a esperienze di successo di altri Paesi, come i “Jeunes decteurs” francesi. Tutti vogliono investire, quindi, ma con quali coperture finanziarie? Qui le risposte, quando ci sono, sono piuttosto vaghe: Liberi e Uguali e il Partito Comunista taglierebbero le spese militari e riformerebbero il fisco, il Partito Repubblicano snellirebbe la burocrazia, mentre il PD dice che “le risorse vanno trovate in ogni caso”. Per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione delle nostre imprese private, invece, +Europa pensa sia necessario proseguire con Industria 4.0 e accelerare su Competence Center e Digital Innovation Hub, mentre 10 volte meglio e Partito Repubblicano puntano sulle defiscalizzazioni. Il Partito Democratico parla di un’Agenzia nazionale per la ricerca e l’innovazione, e annuncia l’intenzione di creare nel Sud Italia un polo scientifico-tecnologico sulla falsariga dello Human Technopole. Sorprendente (ma forse non troppo, visto l’autore) è la risposta del Partito Comunista, per il quale, molto semplicemente, il problema non si pone: la ricerca deve essere fatta solo con soldi pubblici! C’è poi una questione delicata, un tema che regolarmente appare nelle domande di Dibattito Scienza e che in un certo senso ha a che fare sia con la ricerca sia con l’innovazione: gli OGM. La sfida tra favorevoli e contrari finisce in parità: tra i primi +Europa, 10 volte meglio e Partito Repubblicano, tra i secondi il Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e il Partito Comunista. Le motivazioni dei contrari sono simili, e hanno a che fare principalmente con il problema dei brevetti e della proprietà intellettuale. Il PD si arrampica sugli specchi, esibendosi in quella che tecnicamente dicesi “supercazzola”, e di fatto non risponde alla domanda.

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Medicina e salute – In questa sezione il piatto forte erano ovviamente i vaccini. Nessuno, fortunatamente, ha detto che sono pericolosi, ma non sono comunque mancate le critiche al decreto Lorenzin. Il Movimento 5 Stelle non lo ha votato perché basato su un obbligo incentrato sull’esclusione scolastica: i pentastellati non sono d’accordo e preferirebbero invece un approccio basato sulla raccomandazione attiva. Anche Liberi e Uguali nutre dei dubbi sulla strategia della vaccinazione obbligatoria legata all’accesso scolastico, mentre 10 volte meglio contesta le scadenze troppo brevi e il fatto che la legge sia stata imposta senza la consulenza di un gruppo di esperti indipendenti. Quasi tutti concordano nel ritenere essenziale la diffusione di informazioni corrette sul tema. Sempre parlando di salute, abbiamo chiesto ai partiti se il nostro Sistema Sanitario sia tenuto a offrire ai cittadini anche terapie prive di fondamento scientifico. A parte il Partito Repubblicano, che non si esprime chiaramente, la risposta è unanime, ed è negativa. Più morbido è l’approccio verso i prodotti omeopatici: tutte le liste sono disposte infatti ad accettare che siano venduti nelle farmacie, ad eccezione della lista 10 volte meglio, per la quale questi prodotti dovrebbero addirittura essere banditi alla vendita nel caso fossero commercializzati con una dicitura che li assimilasse a un farmaco. Colpisce la posizione di Liberi e Uguali, secondo cui i prodotti omeopatici dovrebbero essere assunti sotto controllo medico.

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Ambiente ed energia – La domanda sullo smog ha messo un po’ tutti d’accordo, ad eccezione del Partito Repubblicano, che sostiene di non essersi mai espresso sul tema. Le altre risposte sono tutte molto simili: mobilità elettrica, trasporto pubblico, ferrovie. Si distingue 10 volte meglio, che propone di investire in tecnologie per la cattura delle polveri sottili, mentre +Europa e Liberi e Uguali convergono su carbon tax ed eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Quanto al consumo di suolo, si tratta evidentemente di una priorità per tutte le liste, esclusi i Repubblicani che dicono di non conoscere la materia. Il Partito Democratico, in particolare, dice di voler proseguire con il piano Casa Italia per la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, mentre il Partito Comunista propone l’esproprio degli immobili sfitti per risolvere l’emergenza case senza ulteriore consumo di suolo. L’ultima domanda, infine, era quella sulle politiche energetiche: mentre il Partito Repubblicano ricorda, quasi con nostalgia, l’occasione perduta del nucleare, le altre liste si dichiarano pronte a investire sulle energie pulite e rinnovabili. Si fa notare Liberi e Uguali, l’unica lista a parlare di autoproduzione e “democrazia energetica”.

Dopo le primarie del centrosinistra del 2012, le politiche del 2013 e le europee del 2014, si chiude quindi un nuovo capitolo per Dibattito Scienza. Ancora una volta il centrodestra non ci ha risposto, dimostrando di avere evidentemente altre priorità in questa campagna elettorale che ormai volge al termine. È un vero peccato, perché, al di là delle convinzioni di ciascuno, stiamo parlando di una forza politica che rappresenta più di un terzo degli elettori, e – sondaggi alla mano – l’unica potenzialmente in grado di governare da sola dopo le elezioni del 4 marzo. Ma come ha detto qualcuno, anche una non risposta è, a suo modo, una risposta. Buon voto a tutti!

UPDATE: il 27 febbraio sono arrivate anche le risposte della lista Potere al Popolo. Per rilanciare la ricerca pubblica italiana, PaP propone da un lato di tagliare le spese militari e i costi delle grandi opere, dall’altro di recuperare risorse dall’evasione fiscale. Anche questa lista difende il metodo scientifico e la medicina evidence-based, ma non risponde sui vaccini e scivola clamorosamente sugli OGM (che “producono frutti senza semi”). Per quanto riguarda le politiche energetiche, Potere al Popolo punta sulle rinnovabili e offre il suo sostegno ai gruppi no TRIV e no TAP.

Dialogo sulla complessità

qpkoap2quxts6eftkrs5“Hai visto la pubblicità a favore dell’olio di palma? Accidenti, ci vuole un bel coraggio, eh?”

“In che senso?”

“Ci stanno vendendo un veleno e hanno addirittura la faccia tosta di spiattellarcelo in faccia, nemmeno la dignità di nasconderlo!”

“Non esagerare, veleno addirittura?”

“Ma certo, l’olio di palma provoca il cancro, il diabete, e non so cos’altro. Ma dove sei stato negli ultimi mesi? Le merendine e i dolci che compri al supermercato sono tutti pieni di questa schifezza.”

“Ne sei sicuro? No, perché l’Istituto Superiore di Sanità ha appena pubblicato un rapporto in cui si dice che non è vero niente.”

“Certo, allora è stato alzato tutto questo polverone per nulla? Stai a vedere che ora l’olio di palma è diventato un prodotto nutriente e salutare! Magari inizieranno a venderlo anche in farmacia.”

“Un attimo, non passare da un estremo all’altro. L’olio di palma non è certo la cosa più salutare al mondo, ma non è nemmeno un veleno. Il problema dell’olio di palma è che è ricco di grassi saturi, se ne assumi troppi aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.”

“Vedi allora che fa male? Bisognerebbe boicottare le aziende che ne fanno uso, così magari inizierebbero a usare ingredienti più sani.”

“Beh, fa male come tutti i cibi che contengono grassi saturi. Se la mettiamo su questo piano, il burro fa malissimo! Eppure non vedo in giro campagne allarmistiche contro il burro.”

“Va beh, che c’entra, basta non esagerare.”

“Appunto! Basta non esagerare. Le calorie derivanti da grassi saturi devono essere meno del 10% rispetto alle calorie giornaliere totali, che arrivino dall’olio di palma, dal burro, dal latte o da qualsiasi altro cibo. Questo dicono i medici.”

“Mmm. E va bene. Ma la sostenibilità dell’olio di palma dove la metti? Ho sentito che nel sudest asiatico stanno bruciando le foreste per coltivarci le palme. Non ti interessa la salvaguardia dell’ambiente?”

“Veramente l’olio di palma è quello con la resa più alta: significa che serve meno terreno per produrre la stessa quantità di olio. La colza e il girasole hanno una resa di 5-6 volte più bassa! Cosa succederebbe se le aziende fossero costrette a smettere di coltivare palme da olio? Chissà, magari inizierebbero a coltivare colza o girasole, e per le tue amate foreste sarebbe molto peggio!”

“In effetti hai ragione. Ma cosa ne so io di cosa combinano nel sudest asiatico? Mica voglio incentivare i disboscamenti.”

“Per questo esiste una certificazione apposita, la RSPO. Se vai sul loro sito trovi tutti i nomi delle aziende che coltivano palma da olio in modo sostenibile, e i produttori che lo usano. Persino il WWF ne ha parlato bene!”

“Sarà.. Certo che di quello che gira intorno all’agricoltura ne sappiamo proprio poco, eh? Ad esempio, quella storia degli ulivi pugliesi! Li stanno bruciando perché c’è un batterio che li fa ammalare e vogliono fermare l’epidemia. In realtà, questo è quello che vogliono farci credere. La Procura ha messo sotto sequestro gli ulivi, pare che non sia il batterio la causa della malattia. E ci sono pure dei ricercatori indagati!”

“Ah sì, la Xylella. Perché dici che non è il batterio la causa dell’epidemia?”

“Dicono che in Puglia ci siano nove ceppi diversi di questo batterio! Vuol dire che è lì da chissà quanti anni, ormai si è adattato. Non può essere quella la causa!”

“Forse non sei aggiornato sulle ultime novità. Il CNR di Bari ha appena pubblicato uno studio che dimostra che il ceppo di Xylella è in realtà uno solo: hanno prelevato campioni un po’ ovunque, e tutti rimandano a un unico ceppo insediatosi nel Salento e proveniente dal Costarica.”

“Ok ma questo non dimostra che il colpevole sia per forza Xylella.”

“No, è vero. In effetti nessuno ha ancora dimostrato in modo inequivocabile che sia il batterio a provocare la malattia degli ulivi, anche se molti indizi lasciano pensare che sia proprio così. (*)”

“Vedi? Stiamo devastando l’economia della Puglia senza neanche conoscere la causa della malattia!”

“Beh, vedila in un altro modo. Se non eliminiamo le piante infette, e il responsabile fosse davvero il batterio, l’epidemia si diffonderà sempre più velocemente. Rischiamo di devastare l’economia italiana ed europea, non solo quella pugliese! Nel dubbio, meglio non rischiare. Non credi?”

“Effettivamente.. Ma nulla mi toglie dalla testa che dietro ci sia lo zampino di Monsanto. A proposito, che ne pensi degli OGM?”

“Quali OGM?”

“Come quali OGM? Quelli che fa Monsanto, no? Quelli che hanno i semi sterili, che bisogna pagare i brevetti e i contadini indiani si ammazzano.”

“Aspetta, aspetta. Una cosa alla volta. Gli OGM non sono sterili, questa è una vecchia leggenda senza fondamento. Ci sono gli ibridi come il mais i cui semi devono essere ricomprati ogni volta per avere le stesse caratteristiche, ma questo non c’entra con gli OGM: è un problema di tutti gli ibridi, OGM e non OGM. E anche quella storia dei contadini indiani, è una bufala. Sui brevetti invece hai ragione, ma non è un problema che riguarda solo gli OGM. Tutte le nuove varietà possono essere tutelate e protette come proprietà intellettuale, cerca su Google “mela Pink Lady”. Se sei contro i brevetti, va bene, ne parliamo. Ma è un altro discorso, con gli OGM non c’entra.”

“Sì ma lo studio che dice che gli OGM provocano il cancro non l’hai letto?”

“Quello di Séralini? Maddai, è stato ritirato da un pezzo. Aveva fatto un sacco di errori sperimentali, giusto per dimostrare che gli OGM erano pericolosi e per promuovere il documentario che sarebbe uscito dopo la pubblicazione dell’articolo.”

“Sì, ma finché non dimostrano che gli OGM sono sicuri io non mi fido.”

“Gli americani li mangiano da vent’anni e non hanno mai avuto problemi. Comunque qui il punto è un altro: non sono “gli” OGM a essere sicuri o non sicuri, bisogna valutare ogni singolo OGM! In Europa lo fa l’EFSA, e quelli autorizzati a livello europeo sono molto pochi. Per questo ti ho chiesto quali OGM poco fa: esistono un sacco di OGM diversi, ognuno con caratteristiche diverse.”

“Sì, ma – guarda caso! – sono venduti tutti dalle grandi multinazionali. Dai, è solo un grande business!”

“Forse ti stupirà sapere che anche la ricerca pubblica italiana ha lavorato sugli OGM, e non per fare enormi distese di monocolture che danneggiano la biodiversità. No, lo scopo era salvare i nostri prodotti tipici, come il pomodoro San Marzano o il riso Carnaroli. Leggi il libro Contro Natura, di Bressanini/Mautino, scoprirai tante cose interessanti! Se non hai tempo va bene anche questa puntata di Presa Diretta.”

“E perché non sono in commercio tutti questi prodotti?”

“Per due motivi. Primo, l’EFSA chiede un sacco di controlli per dare il via libera a un nuovo OGM. Questi controlli costano, e solo le multinazionali possono permettersi di farli. Il secondo motivo, che riguarda in particolare l’Italia, è molto semplice: qui non si può fare ricerca in campo aperto, è vietato per legge. Ma se non puoi fare ricerca, come puoi capire se un OGM è sicuro oppure no? Che peccato, vero? Pensare che potremmo anche ridurre l’uso di pesticidi, grazie alle colture OGM!”

“A proposito di pesticidi, ho sentito che in Italia usano un erbicida che provoca il cancro, il glifosato. Dovrebbe essere vietato! Che infami, ci stanno avvelenando.”

“Ehm. Un momento. Che il glifosato sia probabilmente cancerogeno lo ha detto l’OMS, ma l’EFSA non è d’accordo. Ma anche se lo fosse, sai che anche la carne rossa è probabilmente cancerogena? E quindi dovremmo forse vietarla?”

“Sì, va beh, che c’entra? Dipende da quanta ne mangi. Se segui una dieta equilibrata non c’è pericolo!”

“Appunto, il rischio – se esiste – dipende dalla dose! Se vale per la carne, perché non deve valere per il glifosato?”

“Sì ok, ma che ti costa eliminare il glifosato? Almeno siamo più tranquilli, no?”

“Ti darei ragione se avessimo un altro diserbante più sicuro e altrettanto efficace. Ma al momento non esiste, a sentire gli agricoltori! Vuoi strappare le erbacce a mano?”

“Ok, ok. Ma non voglio veleni in quello che mangio! Ho letto che hanno trovato glifosato in diverse marche di birra. Dovrebbero aumentare i controlli!”

“Su questo siamo d’accordo! Infatti bisogna stabilire delle soglie di sicurezza e soprattutto farle rispettare, non vietare l’uso del glifosato! Vedo che finalmente stai iniziando a ragionare. Sono questioni complesse, non si può cavarsela con un sì o con un no. Ogni nostra scelta ha delle conseguenze di cui dobbiamo tenere conto. Che succede se vieto la ricerca pubblica sugli OGM? Che le multinazionali si arricchiscono. Se tolgo il glifosato dal commercio verrà sostituito da un altro erbicida, magari più pericoloso. Se boicotto l’olio di palma sostituiranno le palme con qualcos’altro di meno redditizio, e le foreste spariranno più velocemente. Se non elimino gli ulivi malati, rischio di peggiorare l’epidemia di Xylella. Non dare retta a chi ti vende verità semplici, non ti fidare degli slogan.”

“E va bene. Mi hai quasi convinto. Quasi. Ma tu comunque non mi piaci, non mi piaci per niente. Per me nascondi qualcosa. Chi ti paga?”

*Il rapporto di causalità tra Xylella e malattia degli ulivi è stato confermato da uno studio dell’EFSA pubblicato il 22 marzo 2016.

Conservatori, estropici e tecnoprogressisti

human-robot-hands2Leggendo i giornali e assistendo ai dibattiti in TV, il cittadino razionale e informato resta spesso sconcertato da un fatto evidente: quando si parla di scienza, destra e sinistra non esistono più. Nel momento in cui si affrontano questioni scientificamente rilevanti, come gli OGM o la sperimentazione animale, entrambe le categorie politiche che hanno caratterizzato il Novecento sembrano comportarsi come un’unica entità monolitica. La posizione comune che i nostri politici hanno deciso di assumere è quella del rifiuto, della fuga: per motivi comunque diversi a seconda dell’orientamento politico, si finisce quasi sempre per entrare in contrasto con la scienza. L’impressione è che sinistra e destra siano spaventate dagli incredibili progressi della tecnoscienza, che sta smontando un pezzo alla volta tutti gli schemi del passato. La scienza avanza senza soste e in tutte le direzioni, investendo il modo in cui lavoriamo, viviamo il tempo libero, pensiamo alla salute e alla famiglia, in pratica sta rivoluzionando il modo in cui organizziamo le nostre vite. Davanti a questi stravolgimenti, i nostri governanti sembrano smarriti, incapaci di aggiornare i rispettivi obiettivi politici e di adattarli al presente. Se da un lato la scienza ha prodotto la fecondazione artificiale e la diagnosi pre-impianto, invise alla destra conservatrice, dall’altro con la robotica sta automatizzando i processi produttivi, un fenomeno temuto dalla sinistra progressista. La perdita dei valori tradizionali e il relativismo etico sta spiazzando le destre, la trasformazione radicale del lavoro trovano impreparate le sinistre. Viene dunque da chiedersi se queste due categorie ancorate al passato continueranno nel loro atteggiamento luddista e anti-scientifico, o se invece sapranno evolversi. E se riusciranno a trasformarsi, cosa diventeranno?

Per capire se esista la possibilità di aggiornare i concetti di sinistra e destra all’era post-industriale, senza con questo perdere le rispettive identità, può essere utile porre sul tavolo della discussione un movimento dal nome vagamente inquietante: il transumanesimo. Ideato e definito negli anni 70 dal filosofo iraniano Fereidoun Esfandiary (altrimenti noto come FM-2030), fu successivamente sviluppato dal futurista Max More negli anni 90. Il transumanesimo si pone come obiettivo il potenziamento fisico e mentale dell’essere umano. Vuole sconfiggere ogni malattia, allungare illimitatamente la vita media, aumentare la nostra intelligenza e le nostre capacità fisiche: in pratica, il suo scopo è passare dall’essere umano all’essere post-umano, onnisciente, onnipotente e immortale. Se in questo momento avete inarcato le sopracciglia non preoccupatevi: non sto parlando di una setta di esaltati (forse alcuni lo sono!), ma di persone che – a differenza di molti nostri politici – hanno semplicemente constatato e accettato la straordinaria rapidità dei cambiamenti che hanno investito la nostra società. Ne hanno una percezione molto chiara, e in virtù di questa percezione si spingono a fare previsioni su quello che accadrà in futuro. Dopotutto, molte cose che oggi ci sembrano perfettamente normali erano pura fantascienza solo cinquant’anni fa, altre non potevano essere neppure concepite, e quelle persone che oggi vengono compatite o derise perché parlano di cyborg o di mind-uploading tra cinquant’anni potrebbero affermare con orgoglio “noi ve lo avevamo detto”. Ad ogni modo, ciò che conta ai fini del mio discorso è che questo passaggio dall’essere umano a un essere nei fatti molto simile a Dio potrà essere realizzato soltanto con il progresso scientifico e tecnologico. Proprio per questo, i transumanisti hanno una fiducia totale nella scienza: abbiamo quindi qualche speranza di trovare proprio qui la risposta alla nostra domanda iniziale.

Ebbene, si dà il caso che anche all’interno del movimento transumanista convivano diversi modi di vedere la società. A differenza dei conservatori a cui purtroppo siamo abituati, nessun transumanista si oppone alla rivoluzione in corso (che anzi va assecondata e accelerata), ma come questi cambiamenti debbano impattare sulla società è oggetto di discussione. Fondamentalmente, le maggiori correnti di pensiero sono due: i tecnoprogressisti, dall’impostazione più vicina a quella della sinistra tradizionale, e i cosiddetti estropici, che sono la naturale evoluzione della destra liberista e dei libertari (*). Le differenze tra questi due gruppi sono state ben delineate dall’Institute for Ethics and Emerging Technologies, che le ha raccolte in una esaustiva tabella. In sostanza, ciò che distingue tecnoprogressisti ed estropici è il medesimo dualismo che caratterizza la sinistra e la destra che tutti conosciamo: i primi vogliono un intervento dello Stato per mitigare i rischi delle nuove tecnologie e per assicurare che tutti i cittadini ne godano i vantaggi, i secondi al contrario rifiutano l’intervento statale perché lo vedono come un freno al progresso. All’atto pratico, questa diversa impostazione si traduce in modi alternativi di affrontare problemi specifici. Qualche esempio? Pensiamo al lavoro. Quando ogni lavoro manuale e intellettuale potrà essere svolto da robot, come fronteggeremo la crisi occupazionale? A questa domanda, un estropico risponderebbe che gli uomini inventeranno nuovi lavori, perciò il problema non si pone nemmeno; il tecnoprogressista, invece, pensa di risolvere la questione con un reddito di cittadinanza e la riduzione dell’orario di lavoro. E quando le tecnologie potenzianti saranno finalmente disponibili, non ci sarà il rischio che a goderne saranno solo i ricchi? Il problema non interessa all’estropico, che in fondo non è altro che un liberista un po’ nerd. Per i tecnoprogressisti è invece importante affrontare il problema, perché tutti dovrebbero avere accesso a queste tecnologie. Che dire invece dei cambiamenti climatici e dei danni all’ambiente? L’estropico, affidandosi totalmente al libero mercato, si limiterà a un’alzatina di spalle, mentre il tecnoprogressista si batterà per lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili, e vedrà con favore interventi di geoingegneria per il controllo del clima.

Non mi interessa in questa sede descrivere i punti di forza e i limiti delle idee transumaniste, per chi fosse interessato esiste moltissimo materiale online in italiano (oltre al sito dell’AIT c’è anche l’ottimo Estropico), e soprattutto in inglese. Ho chiamato in causa questo movimento e le sue diverse declinazioni semplicemente per dire che sinistra e destra non sono per forza destinate a sparire, travolte dalla modernità; possono assecondare il cambiamento ed evolversi, accettando le sfide del ventunesimo secolo senza perdere per questo la propria identità. Invece di opporsi a ogni nuova innovazione che mette in crisi i loro punti di riferimento, sinistra e destra dovrebbero riscoprire la loro vera natura, scrollarsi di dosso gli schemi novecenteschi e mettere di nuovo al centro le loro due priorità: l’uguaglianza per i primi e la libertà per i secondi. Da qui sarà possibile ricostruire un nuovo bipolarismo al passo coi tempi. Purtroppo siamo ben lontani da questa trasformazione, con i progressisti nostrani affascinati dalle sirene del populismo e dell’ecologismo da quattro soldi, e con una destra conservatrice spaventata da tutto ciò che mina i “valori non negoziabili”. Non so cosa accadrà alle ideologie politiche del Novecento, ma una cosa è certa: se non sapranno aggiornarsi, cesseranno di esistere.

NOTA DEL 12/09/14 – Benché sia stato utilizzato da alcuni per indicare i transumanisti libertari, oggi la connotazione politica del termine “estropico” è controversa e secondo molti non più attuale. In realtà, il concetto di “estropia” non ha nulla a che vedere con la politica, come ben spiegato in questo articolo di Kevin Kelly. Esistono ovviamente transumanisti di destra e di sinistra, perciò il senso dell’articolo resta intatto, tuttavia la terminologia utilizzata potrebbe essere impropria. Attualmente, infatti, non esistono etichette universalmente riconosciute per indicare le diverse correnti politiche del transumanesimo.

Articolo pubblicato su iMille.org