La politica risponde alle nostre domande: i candidati del centrosinistra alla prese con Dibattito Scienza

I membri del gruppo Facebook “Dibattito Scienza” possono finalmente festeggiare. L’iniziativa lanciata solo pochi giorni fa ha riscosso un enorme successo: il gruppo viaggia spedito verso i mille membri, abbiamo avuto una risonanza mediatica inaspettata (Le Scienze, Il Post, e domani non perdetevi Radio 3 Scienza), ma soprattutto abbiamo ottenuto le risposte che cercavamo. I cinque candidati del centrosinistra hanno infatti accettato la sfida, rispondendo alle sei domande che abbiamo posto in merito a ricerca, sicurezza del territorio, politiche energetiche, bioetica, biotecnologie e medicine alternative. Dalle risposte, che vi invito a leggere sul sito di Le Scienze, emergono certamente differenze stilistiche e di approccio (date un’occhiata alle risposte minuziose di Tabacci, per esempio). Qualcuno (vedi Bersani) si è sicuramente fatto aiutare da un collaboratore scientifico, e non c’è niente di male, anzi. Qualcun’altro (vedi Renzi) ha preferito fare di testa sua, e ovviamente i risultati sono stati diversi. Per confrontare davvero i cinque candidati bisogna allora rimuovere tutto il politichese, i dettagli irrilevanti e ridurre le risposte all’osso (come ha cercato di fare il bravo Emanuele Menietti sul Post). Certo, come ha già ricordato Marco Ferrari sul suo blog, in questa iniziativa ognuno ci ha visto qualcosa di diverso: nel mio caso, lo scopo era conoscere la “vision” dei candidati su questi argomenti, quali schemi mentali adottano per inquadrare i problemi e che tipo di approccio intendono seguire per risolverli. Beh, fatta questa scrematura, sono arrivato ad alcune conclusioni che riporto di seguito. Dimenticavo, ho scelto di commentare solo le risposte alle ultime tre domande (bioetica, biotech e medicine alternative) perché sono quelle in cui sono più competente.

Sulla bioetica il più conservatore è Tabacci, il quale sostiene che “sulla fecondazione assistita occorre trovare un equilibrio tra i diritti degli adulti che desiderano divenire genitori e quello degli embrioni”. Gli altri candidati hanno posizioni più laiche, sia sulla fecondazione assistita sia sul testamento biologico, anche se Bersani appare poco coraggioso. Meglio Renzi, che inoltre vuole istituire un organismo di controllo apposito sul modello inglese della HFEA.

Per quanto riguarda gli OGM, si direbbe proprio che non piacciano a nessuno dei cinque candidati. Vendola è il più categorico su questo punto, anche quando si parla di ricerca: “La sperimentazione – dice il leader di SEL – può avvenire solo in ambienti chiusi e controllati”. Laura Puppato la pensa più o meno allo stesso modo, mentre Bersani mostra una posizione di apertura verso la sperimentazione in campo aperto, proprio come Tabacci che chiede regole e criteri da decidere insieme all’Unione Europea. Renzi su questa domanda mi è parso poco chiaro. In generale, tra i due sfidanti principali ho percepito una differenza di approccio sull’argomento: mentre il segretario del PD pone l’accento sul ritardo del nostro Paese per quanto riguarda la ricerca nel settore OGM e promette di rilanciare la genetica vegetale, il rottamatore fiorentino è più preoccupato degli eventuali effetti dannosi che le colture geneticamente modificate avrebbero sulla nostra agricoltura. Per quanto mi riguarda, Bersani vince il confronto su tutta la linea.

Sul terreno delle medicine alternative, dove la Puppato è maldestramente scivolata promettendo un rimborso da parte del SSN, gli altri quattro candidati sono stati più attenti. Tutti rilevano l’importanza del metodo scientifico nella valutazione dell’efficacia di qualsiasi terapia, e promettono rimborsi solo in caso di cure validate scientificamente. Tabacci e Vendola vedono con favore la ricerca in questo campo, mentre il punto su cui Renzi si distingue riguarda l’intenzione di regolamentare comunque il settore delle cosiddette medicine alternative, anche se la loro efficacia non è pari a quella della medicina tradizionale. Sulla questione il sindaco di Firenze mi trova d’accordo: l’esperienza con la genomica personalizzata e la nutrigenetica mi ha insegnato che non può essere tutto o bianco o nero. In generale, quando si parla di terapie o di strumenti di prevenzione (ad esempio gli integratori), esistono diversi “gradi” di validità scientifica. Penso ai prodotti erboristici, o anche ai test di nutrigenetica. Ecco, io ritengo sia corretto nei confronti del consumatore regolamentare anche questa area grigia di prodotti per la salute, impedendo che al paziente arrivino vere e proprie truffe. Il mio pensiero sui test genetici, ad esempio, l’ho espresso qui.

Per chiudere, riporto le frasi secondo me più significative dei cinque candidati per tutte le sei domande, copiandole pari pari dal mio account Twitter. Ringrazio ancora una volta tutti i membri del gruppo Facebook e in particolare chi ha collaborato alla stesura delle domande e chi è andato a caccia di risposte; un ringraziamento particolare va a Le Scienze e al suo direttore Marco Cattaneo per il grande aiuto che ci ha dato promuovendo la nostra iniziativa. E ora sotto con le primarie del PDL!

Ricerca





Sicurezza del territorio





Clima ed energia





Bioetica





OGM





Medicine alternative





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La scienza secondo Renzi e Bersani

Le primarie del centrosinistra sono l’evento politico del momento, negli ultimi due mesi non si parla d’altro. Purtroppo, però, se ne parla nel modo sbagliato. Le accuse reciproche non si basano infatti su punti specifici del programma, ma su altre questioni di cui francamente faccio volentieri a meno. Secondo il mio modesto punto di vista, la scelta del candidato dovrebbe dipendere dalla sua credibilità e affidabilità, ma soprattutto dal programma che intende realizzare. Certo le buone intenzioni non sono sufficienti, i punti del programma devono essere attuati e tra il dire il fare ce ne passa. E’ comunque evidente una cosa: del programma non si può fare a meno. E’ la condizione necessaria, benché non sufficiente. Sono andato quindi a vedere che cosa i due principali candidati hanno da dire a proposito dell’argomento che più mi tocca da vicino: la scienza. Ecco quindi i progetti di Bersani e Renzi per quanto riguarda università, ricerca e bioetica. La prima cosa che si nota leggendo i due programmi è che quello di Renzi è molto più dettagliato: mentre Bersani sceglie pochi punti arricchiti da molti slogan ad effetto, il sindaco di Firenze descrive più precisamente che cosa cercherà di realizzare se dovesse vincere le primarie e successivamente le politiche. Ma veniamo ai punti che ci interessano.

Università – Una delle “dieci idee per cambiare” di Bersani (l’idea denominata “Sapere”) è dedicata all’istruzione e alla ricerca. Per quanto riguarda l’università, il segretario del PD si propone di arrestare la flessione delle iscrizioni ai corsi universitari (non dice però come intende farlo). Le priorità di Renzi sono altre. Il rottamatore fiorentino vorrebbe dare maggiore autonomia alle singole università: nella visione di Renzi, le università italiane che vorranno attuare progetti di eccellenza didattica potranno decidere di alzare le tasse (saranno comunque previste delle compensazioni per i redditi medio-bassi). Un altro punto a cui Renzi tiene particolarmente riguarda l’erogazione – da parte di istituti bancari convenzionati – di prestiti agli studenti, per il finanziamento degli studi e delle tasse d’iscrizione.

Ricerca – Bersani dichiara che la ricerca e l’istruzione sono “gli strumenti più importanti per assicurare la dignità del lavoro e per combattere le diseguaglianze”. Il leader del PD ritiene che sia necessario promuovere la ricerca scientifica e la ricerca di base in ambito umanistico, e inoltre investire sulla ricerca avanzata “nei settori trainanti” e “a più alto contenuto d’innovazione”. Un proposito abbastanza generico, così come l’intenzione di “arrestare la sfiducia dei ricercatori”. Renzi, piaccia o no, si presenta in modo diverso e appare più concreto del suo rivale. Come in altri punti del programma, anche in questo la meritocrazia la fa da padrona. Il sindaco di Firenze vorrebbe rendere infatti più meritocratica l’erogazione dei finanziamenti alla ricerca, attraverso la messa a punto di un sistema di valutazione che favorisca la competizione tra università. In buona sostanza, secondo Renzi “i dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici”. Con questo sistema, si vuole penalizzare le università che reclutano i ricercatori sulla base di “logiche familistiche e clientelari”. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà ovviamente dal sistema di valutazione, cioè lo strumento con cui si misura il merito (e mettere a punto un simile strumento sarà certamente più complicato del previsto). Nel programma di Renzi ci sono anche incentivi fiscali per i contributi alla ricerca universitaria: detrazioni dalla base imponibile per le donazioni alla ricerca, e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari. Infine, si vuole istituire un fondo nazionale per la ricerca che sia gestito con criteri da venture capital.

Fecondazione assistita – Sulla bioetica Bersani ricorda la laicità del diritto e sottolinea che “su argomenti come la vita e la morte la politica deve conoscere il proprio limite”. Non è dichiarato esplicitamente, ma penso che Bersani alluda al testamento biologico e alla fecondazione assistita. Renzi è più chiaro: secondo lui, in materia di fecondazione assistita la legislazione attuale deve adeguarsi alla giurisprudenza italiana ed europea. In altre parole Renzi vuole rivedere la legge 40, che impedisce alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto. Il sindaco di Firenze intende inoltre costituire un’autorità apposita sul modello della Human Fertilisation and Embryology Authority.

In conclusione, è difficile fare un confronto serio delle due proposte, principalmente perché Bersani è stato estremamente sintetico nel suo documento programmatico e di conseguenza non è possibile capire quali azioni concrete intraprenderà una volta salito al governo. Traspare un interesse abbastanza astratto nei confronti della ricerca e dell’istruzione universitaria (entrambe vanno supportate), mentre in materia di bioetica ci si deve attenere al principio della laicità del diritto. Renzi è più concreto praticamente su ogni punto: meritocrazia, maggiore autonomia per le università, prestiti agli studenti e agevolazioni fiscali per chi punta sulla ricerca. Quanto alla bioetica, anche qui Renzi è chiarissimo: la legge sulla fecondazione assistita va cambiata. C’è inoltre l’intenzione di creare un fondo nazionale per la ricerca e di istituire un’autorità apposita che supervisioni tutti gli aspetti legati al trattamento dell’infertilità e alla fecondazione in vitro. Chiudo dicendo che nessuno dei due candidati ha espresso un’opinione a proposito degli OGM, un altro importante punto di contatto tra scienza e società. Ecco, ora avete qualcosa di più concreto su cui basare la vostra scelta, nel caso in cui foste così temerari da decidere di partecipare alle primarie del centrosinistra.