Accelerare la ricerca: come fare?

Ho avuto un’interessante discussione con un mio lettore in questi giorni. Il tutto è iniziato quando ho pubblicato un post un po’ sarcastico e irriverente a proposito di un articolo apparso su Science, in cui si ipotizza che nell’uomo avvengano frequentemente degli eventi di RNA editing, cioè delle alterazioni a carico degli RNA messaggeri che li rendono quindi diversi dalla regione di DNA da cui si sono originati. L’articolo è stato criticato da molti: in particolare, Joe Pickrell su Genomes Unzipped ha spiegato che la metodologia utilizzata nello studio non era sufficientemente solida per supportare le conclusioni degli autori. Io ho semplicemente constatato questa cosa, facendo notare che è già la terza volta nel giro di pochi mesi che Science viene criticata pesantemente per un articolo pubblicato.

Il lettore con cui mi sono confrontato è Alberto, uno dei miei “fedelissimi”. Secondo lui, è ingiusto criticare Science per avere pubblicato questo lavoro, pur parziale e incompleto, per un semplice motivo: i responsabili della rivista hanno sentito il dovere morale di accelerare la ricerca in questo settore, dando visibilità a una scoperta potenzialmente rivoluzionaria. Non importa quindi che non si abbia ancora la conferma definitiva di quel risultato, l’importante era metterlo sotto gli occhi di tutti, annunciare al mondo che poteva esistere un meccanismo che fino ad ora ci era sfuggito. Toccherà agli altri ricercatori lavorare per dimostrare o eventualmente confutare quella scoperta. Questo, in sintesi, il pensiero di Alberto.

Io ho risposto dicendo che è buona cosa accelerare la ricerca, ma è altrettanto importante che i risultati di un lavoro scientifico siano il più solidi possibile. Il team di Science avrebbe dovuto chiedere agli autori di fare un semplice controllo: verificare con una veloce analisi bioinformatica che le sequenze “alternative” non provenissero per caso da altre regioni genomiche, anziché essere state oggetto di RNA editing. Certo, non sarebbe stata un’analisi conclusiva comunque, perché poi si sarebbe dovuto dimostrare quali delle regioni trovate fossero effettivamente trascritte, ma ad ogni modo era un controllo doveroso che avrebbe dato uno spessore molto diverso ai risultati.

La discussione è poi slittata sul mondo della ricerca in generale, e sulla diffusione e condivisione delle nuove scoperte. Peppe Liberti di Rangle sarebbe sicuramente più adatto di me a parlare di questo argomento, ma voglio comunque dire la mia. Io credo che velocizzare la ricerca sia fondamentale: è inaccettabile che nel mondo di Facebook, Twitter e di tutti gli altri socialcosi, i ricercatori siano rimasti bloccati al pachidermico sistema della peer-review old-style. La revisione tra pari è (o dovrebbe essere) garanzia di qualità per gli articoli pubblicati, ma la lentezza con cui si arriva alla pubblicazione, e soprattutto il fatto che molte riviste non sono ad accesso libero, di fatto riduce drasticamente la condivisione delle informazioni, e quindi il loro potenziale utilizzo per ricerche future. L’open-access è un grande passo avanti in questo senso, soprattutto quello delle riviste PLoS, dove i lettori possono lasciare i loro commenti direttamente sugli articoli pubblicati. In questo caso, il problema è – se vogliamo – di una eccessiva libertà di parola, dal momento che chiunque potrebbe scrivere le peggiori sciocchezze. Due strategie diverse, due differenti scuole di pensiero: la prima dovrebbe garantire la qualità a discapito della lentezza, la seconda promette velocità di diffusione senza fare troppo filtro sulla qualità.

Ecco perché io mi oppongo a una revisione all’acqua di rose da parte di Science: questa rivista fa parte della prima scuola di pensiero, ed è una delle migliori riviste al mondo. Il suo compito è pubblicare risultati forti e solidi, e se gli editor chiudono un occhio sulla robustezza dei risultati, allora viene meno l’unica cosa che possono offrire. A questo punto, meglio pubblicare su PLoS e lasciare che il Joe Pickrell di turno faccia immediatamente le sue rimostranze. Altrimenti cosa succede? Succede quello che è successo per l’articolo sul DNA ad arsenico, pubblicato a Dicembre prima di essere attaccato su tutti i fronti da decine di ricercatori. Anche in quell’occasione le critiche partirono da un blog, e soltanto oggi, dopo 6 mesi, Science le ha raccolte e pubblicate ufficialmente, conferendo loro un’aura di scientificità che evidentemente prima non avevano. E’ possibile, nell’era di internet, aspettare 6 mesi prima di conoscere l’opinione della comunità scientifica a proposito di un lavoro? Se si vuole accelerare la ricerca, bisogna passare dall’open-access. Oppure, se proprio si vuole restare vincolati al vecchio sistema, quantomeno pretendo che gli editor delle riviste pubblichino soltanto articoli con tutte le carte in regola, senza necessità di revisione post-pubblicazione. Ecco perché non sono d’accordo con il mio lettore Alberto, secondo il quale un risultato va pubblicato anche quando non è molto consistente, solo per portare la questione agli occhi dei ricercatori: questo, in un sistema di pubblicazione goffo e lento come quello della peer-review, non accelera la ricerca, ma al contrario rischia di rallentarla.

Research Blogging arriva in Italia!

Se leggete abitualmente blog in inglese, avrete già visto centinaia di volte questo simbolo: un foglio bianco con un angolo piegato e una “V” verde al centro. E’ il simbolo di Research Blogging, un sito web che funziona come un aggregatore di blog scientifici che commentano articoli peer-reviewed. Il foglio bianco, infatti, rappresenta un articolo scientifico che, dopo il processo noto come peer-review (revisione tra pari), riceve l’OK per la pubblicazione su una rivista come Nature, Science ecc. Da ieri sera, grazie soprattutto alla volontà e all’impegno di Peppe Liberti (il blogger di Rangle), questa famosissima piattaforma è ora disponibile in lingua italiana ed è pronta ad accogliere tutti quei blog che discutono di articoli peer-reviewed. Se ritenete di avere le carte in regola per partecipare (qui sotto trovate le linee guida tradotte da Peppe) non dovete far altro che andare su researchblogging.org e iscrivere il vostro blog. Uno tra me, Peppe Liberti e Amedeo Balbi di Keplero (siamo i tre editor italiani) approverà il vostro sito e potrete entrare a far parte del network, a cui partecipano già migliaia di blogger in tutto il mondo. Da quel momento, ogni volta che commenterete un articolo scientifico nel vostro blog, non dovrete far altro che collegarvi a Research Blogging e richiedere un codice da incollare nel vostro post. Forse non vi sembrerà una grande novità, ma secondo me è uno straordinario passo avanti per i blog scientifici italiani, che ora possono avvicinarsi ancora un po’ agli elevati standard internazionali. E mi auguro che questo sia solo l’inizio!

Linee Guida Per Usare Icona e Sito di Research Blogging

Le icone “Blogging on Peer-Reviewed Research” e l’aggregatore di ResearchBlogging.org sono dedicati a coloro i quali vogliono usarli per segnalare quando hanno scritto un post che analizza la ricerca soggetta a revisione paritaria e non un articolo di giornale o un comunicato stampa.

Questo post contiene le Linee Guida dettagliate per usare l’icona e l’aggregatore, basate su settimane di discussione che si sono svolte su ResearchBlogging.org.

  1. Le icone “Blogging on Peer-Reviewed Research” devono essere utilizzate esclusivamente per indicare singoli post che riguardano ricerca soggetta a revisione paritaria.
  2. Analogamente, quando un blogger è registrato su ResearchBlogging.org e usa il nostro sistema per generare una citazione per scopi di aggregazione sul nostro sito, questa citazione deve essere utilizzata unicamente per indicare i post che riguardano la ricerca soggetta a revisione paritaria che ad essa si riferiscono.
  3. Mentre non vi è alcuna definizione rigososa di “revisione paritaria”, la ricerca soggetta a revisione paritaria deve invece soddisfare le seguenti linee guida:
    • essere stata esaminata da esperti del settore
    • aver avuto approvazione editoriale
    • essere stata archiviata
    • essere stata pubblicata con gli standard di pubblicazione chiaramente definiti
    • essere ritenuta come degna di fiducia da parte degli esperti del campo
    • nel caso di alcuni archivi come arXiv.org, “l’intenzione” di sottoporre il lavoro a revisione può essere considerata come un requisito adeguato per la revisione paritaria
  4. I post che usano l’icona o il nostro codice dovrebbero offrire una citazione formale completa del lavoro (o dei lavori) oggetto di discussione
  5. L’autore del post dovrebbe aver letto e compreso l’intero lavoro che cita
  6. Il post dovrebbe esporre in maniera accurata ed analitica la ricerca che presenta
  7. Ove possibile, il post dovrebbe connettersi alla fonte originale e/o fornire il DOI o altri sistemi di numerazione universali.
  8. Il post dovrebbe contenere il lavoro originale dell’autore – pur se riportare il lavoro di altri è accettabile, gran parte del post dovrebbe contenere il contributo personale dell’autore
  9. Utilizzatori e lettori possono denunciare potenziali abusi dell’utilizzo delle icone e del sistema di aggregazione segnalando il post sul nostro sito. Gli abusi denunciati possono essere portati a conoscenza dei lettori e discussi pubblicamente online.
  10. Abusi ripetuti dell’utilizzo delle icone e del nostro sistema di aggregazione causeranno la rimozione dal nostro sistema di aggregazione.

Queste Linee Guida sono state create dalla comunità dei lettori di ResearchBlogging.org. Sono soggette a revisioni in corso d’opera.

Frequently Asked Questions

Posso mettere l’icona sui post più vecchi?
Si, ma non è una pratica incoraggiata.

L’icona può essere usata in post che criticano articoli peer-reviewed?
Si, quello che è importante è non travisare ciò che i lavori peer-reviewed affermano.

L’icona si usa solo per i lavori pubblicati di recente?
No, non c’è nessun “limite di età” per i lavori che possono essere commentati, l’unico requisito è quello che siano peer-reviewed.

L’utilizzo dell’icona è appropriato nei post che commentano libri pubblicati?
Anche i libri devono rispettare il punto 3 delle Linee Guida. Molti libri pubblicati da editori del grande circuito commerciale non sono “peer reviewed” ma in alcune discipline (per esempio in molti campi delle scienze umane) i libri sono considerati come il più importante standard di pubblicazione mentre in alcune aree scientifiche il libro è meno importante di un articolo pubblicato su una rivista. Citare i singoli capitoli, se recensiti, ha più senso che farlo per interi libri.

Bisogna limitarsi ad una sola fonte o si possono citare più lavori in un ìo stesso post?
Le citazioni multiple vanno benissimo. E’ importante però citare sempre solo gli articoli che vengono discussi in dettaglio.

Alcuni post riscrivono e sintetizzano articoli peer-reviewed. Come debbono essere considerati?
Anche questo può essere considerato un “lavoro originale dell’autore”, soprattutto se la riscrittura semplifica e chiarisce il lavoro citato. Ciò non esclude la possibilità di proporre per un articolo citato la rianalisi dei dati, la preparazione di nuovi grafici, video e dimostrazioni interattive o, addirittura, la possibiltà di fare effettivamente nuova ricerca.