Elezioni europee: politica e scienza a confronto

DS_sfondochiaroManca pochissimo alle elezioni europee, e i leader dei principali partiti politici si fronteggiano ormai quotidianamente nelle piazze e sui media, lanciandosi frecciatine velenose e tentando di screditare l’avversario con polemiche spesso sterili. Come da tradizione, infatti, anche questa campagna elettorale vive più di attacchi personali tra i leader che non di un confronto serio sui programmi e sulle strategie europee delle diverse forze politiche. Fortunatamente, c’è qualcuno che prova a dare un senso a queste elezioni. Il sondaggio “Voi siete qui” dell’associazione Open Polis, ad esempio, è un’iniziativa pregevole, perché consente di avere un’idea precisa dei posizionamenti delle varie liste su temi di rilevanza nazionale ed europea, annullando il rumore di fondo e dando pari dignità a tutti gli attori in gioco. Al netto delle polemiche, tu elettore, con le tue idee e le tue convinzioni, da che parte stai? Con il quiz di Open Polis è possibile scoprirlo.

Se invece sei maggiormente interessato a questioni riguardanti la scienza e la ricerca, non hai molte alternative. I partiti parlano pochissimo di queste cose, non hanno presa sull’elettorato e non portano voti. Un cittadino particolarmente volenteroso ha passato in rassegna tutti i candidati delle diverse circoscrizioni, alla ricerca di personaggi interessanti per le posizioni espresse in merito a biotecnologie e sperimentazione animale. Ma se volete conoscere il punto di vista ufficiale dei partiti in gara su temi di rilevanza scientifica, non potete che rivolgervi a Dibattito Scienza (e qui mi faccio un po’ di pubblicità, in quanto fondatore e coordinatore di questa iniziativa). Come alle ultime elezioni politiche, il gruppo nato due anni fa ha posto alcune domande a tutti i partiti candidati, interrogandoli su OGM, ambiente, energia, sperimentazione animale e vaccini. Trovate tutte le domande e le risposte pervenute sul sito di Dibattito Scienza e su quello della rivista Le Scienze, che promuove il progetto fin dalle origini. In questa sede (sperando di non annoiarvi) vorrei fare alcune considerazioni generali e qualche commento più specifico entrando nel merito delle diverse risposte.

Da un punto di vista generale, è interessante notare che ancora una volta – era già successo con le elezioni politiche – il centro-destra di matrice berlusconiana è il grande assente. Né Forza Italia, né gli ex alleati di Nuovo Centro Destra, UDC, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno risposto al questionario, che riguardava la normativa sugli OGM, le politiche ambientali ed energetiche, la sperimentazione animale e il programma europeo sui vaccini. Altro grande assente è il Movimento Cinque Stelle, che decide di non aderire all’iniziativa dopo il pasticcio delle ultime politiche. Insomma, gli unici a non mancare mai all’appello sono il PD e Fare per Fermare il Declino, ai quali questa volta si aggiunge la lista dei Green Italia – Verdi Europei. Il successo dell’iniziativa dipende in gran parte dal numero di risposte ricevute, ovviamente, ma credo sia importante sottolineare che in casi come questo, una non-risposta vale come una risposta. Denota scarso interesse nei confronti della scienza, se non in assoluto quanto meno rispetto ad altre questioni ritenute prioritarie. So bene che le campagne elettorali sono impegnative per chi vi partecipa in prima linea, ma non riesco a credere che partiti con una struttura e un’organizzazione consolidata non riescano a trovare il tempo e le persone per rispondere a cinque domande tutto sommato neanche troppo difficili. Perciò, la prima cosa da dire è: bravi PD, Fare e Verdi, indipendentemente da tutto. Ma entriamo nel merito delle risposte.

La prima domanda riguardava la normativa vigente sulle colture OGM, e l’opportunità o meno di modificarla ampliando l’autonomia degli Stati Membri. Cominciamo dicendo che nelle risposte non si rilevano castronerie scientifiche evidenti (niente fragola-pesce, per intenderci). L’avversione nei confronti degli OGM da parte di PD e Verdi sembra motivata più da ragioni economico-sociali e dalla volontà di venire incontro ai bisogni dei cittadini, che non da motivazioni più o meno strampalate di natura ambientale o sanitaria. Certo, non si può dire che la popolazione europea sia stata correttamente informata sull’argomento in tutti questi anni, ma sorvoliamo. Una cosa però è sicura: chiedere addirittura che l’intera Europa sia OGM-free, come fanno i Verdi, è francamente esagerato e ingiustificato da un punto di vista scientifico. Al contrario, la risposta di Fare per Fermare il Declino – favorevole agli OGM – è ben documentata e articolata, anche se perde clamorosamente in chiarezza proprio sul finale. Risulta infatti poco comprensibile la volontà, in ottica federalista, di dare libertà di scelta agli Stati Membri, quando fino a poche righe prima si elogiava la normativa attualmente in vigore, che prevede una gestione “centralizzata” della questione OGM.

La domanda sulle emissioni di CO2 mette tutti d’accordo su un punto: ridurre le emissioni è cosa buona e giusta. Non mancano ovviamente le sfumature: il PD sembra soddisfatto della linea intrapresa dall’Europa, i Verdi vorrebbero imporre obiettivi ancora più ambiziosi, mentre Fare è più cauta e ritiene che i produttori di automobili dovrebbero comunque avere voce in capitolo sulla questione. Tutti e tre i partiti sono convinti della necessità di spostare il traffico merci da gomma a rotaia, anche se poi, nel caso dei Verdi, questo obiettivo contrasta un po’ con l’opposizione nei confronti della TAV. In generale, sembra che PD e Verdi considerino il tema ambientale come prioritario, mentre Fare è più attento alle ripercussioni che le misure anti-CO2 (positive e negative) stanno avendo sull’industria e sull’economia del continente.

Considerando più globalmente la strategia energetica europea, il PD e i Verdi sono concordi nel chiedere obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli proposti dalla Commissione. Fare, al contrario, frena bruscamente sulle energie rinnovabili: da buoni liberisti, ritengono che non si debba forzare il mercato verso un tipo di fonte energetica piuttosto che un’altra, e preferiscono misure meno invadenti come una carbon tax onnicomprensiva. Sull’argomento sarebbe interessante assistere a un confronto tra il partito di Boldrin e i Verdi, che nella loro risposta attaccano in modo molto diretto i “difensori dello status quo”, accusati di essersi avvantaggiati per anni degli stessi sussidi che ora sono rinfacciati ai produttori di rinnovabili. Un altro punto importante che differenzia i partiti è la consapevolezza di avere a che fare con un problema mondiale: il PD sa di dover andare a trattare con Stati Uniti, Cina e gli altri grandi produttori di gas serra; un po’ come Fare per Fermare il Declino, che però pone addirittura questo accordo come conditio sine qua non per perseguire la strategia energetica europea.

Sulla quarta domanda, la risposta dei Verdi farà la felicità delle associazioni animaliste. Con il richiamo all’iniziativa Stop Vivisection e la richiesta di assegnare i fondi europei soltanto ai progetti di ricerca che non fanno uso di animali, la lista ecologista non lascia proprio dubbi sulla sua posizione. Altrettanto netta, ma in senso opposto, è la posizione di Fare, mentre il PD appare incerto e timoroso di sbilanciarsi troppo. D’altra parte, in occasione delle precedenti domande di Dibattito Scienza, il candidato premier Pierluigi Bersani si era schierato decisamente a favore della sperimentazione animale, poi però il partito non oppose molta resistenza davanti alle restrizioni introdotte dal Parlamento nel recepimento della direttiva UE. Insomma, su questo punto pare che il PD non abbia ancora deciso da che parte stare. Infine, i vaccini. Mentre i Verdi hanno preferito non rispondere, non avendo una posizione unitaria sul tema, PD e Fare danno risposte molto simili e fortunatamente vicine al punto di vista della comunità scientifica.

In conclusione, siamo di fronte a una politica ancora distante dal mondo della scienza, come confermano le poche risposte ricevute. E anche tra chi ha risposto, si percepisce l’esistenza di “forze” che i partiti sentono come prioritarie rispetto alla razionalità e alle evidenze scientifiche: la demagogia tende a prendere il sopravvento nei partiti di sinistra, soprattutto per quanto riguarda gli OGM e la sperimentazione animale; l’economia sembra essere invece la priorità assoluta per i liberisti, talvolta anche a costo di danneggiare l’ambiente. In altre parole, benché in alcune risposte si intravedano razionalità e buon senso, resta forte la sensazione che la scienza sia troppo spesso strumentalizzata per dare credito a questa o quella ideologia politica. Si può migliorare questa situazione? Forse sì, ma il cambiamento deve partire innanzitutto da noi cittadini, che dobbiamo essere più esigenti nei confronti della classe politica, iniziare a fare domande scomode e a pretendere risposte precise e puntuali. Forse allora anche i politici capiranno che la scienza va presa sul serio.

Articolo pubblicato su iMille.org

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La comunicazione della scienza nell’era dei social: emozionare o informare?

Con l’articolo che ripubblico qui sotto inizia per me una nuova collaborazione con il sito “I Mille – Le cose cambiano”. Scriverò di ricerca, scienza e società. Venitemi a trovare anche qui ogni tanto! 😉


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Organismi geneticamente modificati, metodo Stamina, sperimentazione animale: il dibattito pubblico su temi scientifici è più acceso che mai. Incalzata dai media e dai gruppi di pressione, la politica si è trovata ad affrontare – spesso con scarsi risultati – problemi complessi, in cui l’aspetto scientifico e quello sociale si sono mescolati a tal punto da risultare molte volte indistinguibili. E se alla classe politica possiamo rimproverare di non aver affrontato razionalmente questi problemi, concedendo troppo alla demagogia, d’altra parte non si può dire che la popolazione avesse gli strumenti per valutare lucidamente le questioni che di volta in volta venivano sollevate: raramente i media hanno scelto di spiegare, quasi sempre hanno preferito scandalizzare, commuovere o spaventare. Impostare un dibattito sui binari dell’emotività è il modo più semplice per muovere le coscienze, soprattutto in un Paese come il nostro, dove la cultura scientifica è da sempre trattata con supponenza e sospetto. Parte di questa strategia ha a che fare con l’uso delle immagini. Puoi fare un discorso perfettamente logico e convincente, puoi presentare numeri e tabelle, ma il castello della razionalità crolla miseramente se dall’altra parte c’è un’immagine vincente. Con le immagini è tutto più facile: basta una foto per far scattare a piacimento sentimenti come la rabbia, l’indignazione, la paura, la pietà. E i tre temi menzionati all’inizio di questo articolo, in effetti, hanno tutti un denominatore comune: in tutti questi casi l’opinione pubblica è stata condizionata e plasmata anche grazie all’uso di immagini forti. Immagini che passano in TV e sui giornali, ma che diventano virali soprattutto sui social network, Facebook in particolare.

Nel caso degli OGM si è voluto spaventare. Basta cercare “OGM” su Google per rendersene conto: le immagini neutrali o favorevoli agli organismi geneticamente modificati sono una minima parte rispetto ai mostruosi fotomontaggi che hanno accompagnato questa tecnologia fin dalla sua nascita. Pensiamo alla fragola-pesce, una creatura mitologica che è ormai entrata a far parte dell’immaginario collettivo. Una vera e propria leggenda metropolitana che si è rivelata essere lo strumento perfetto per allontanare l’interlocutore dal sentiero della razionalità e spingerlo verso le pulsioni più istintive, che ci portano a fuggire da tutto ciò che è nuovo e sconosciuto, invitandoci ad approdare al porto sicuro della tradizione e dei bei tempi andati. Ovviamente non è mai esistita nessuna fragola-pesce, ma l’immagine era così evocativa da resistere ancora oggi, a distanza di anni dalla sua comparsa sui media. Cosa dire invece del metodo Stamina? Il caso è diventato di pubblico dominio grazie alle Iene, il cui messaggio è passato in gran parte attraverso la strumentalizzazione di immagini di bambini malati e sofferenti. Gli scienziati, dal canto loro, hanno dovuto subire l’accusa infamante di essere persone insensibili, fredde macchine razionali impossibili da scalfire persino con la più straziante delle tragedie umane. Eppure è esclusivamente con la razionalità e la lucidità che si può fare scienza, e trasformare le nuove conoscenze in soluzioni terapeutiche concrete ed efficaci. Ma quando dall’altra parte c’è il dolore di un bambino sbattuto in prima pagina (o in prima serata), qualunque considerazione ancorché giusta svanisce istantaneamente. Infine, la questione più scottante e attuale, quella relativa alla sperimentazione animale. Anche qui, la battaglia tra le due fazioni (perché di guerra si tratta, in molti casi) si è combattuta a suon di immagini. I movimenti animalisti hanno fatto abbondante uso di fotografie terribili, con animali costretti a subire tremende torture, ma non hanno disdegnato nemmeno sapienti fotomontaggi volti a screditare quei ricercatori che avevano difeso pubblicamente l’utilità della vivisezione (come viene impropriamente chiamata). Poco importa se le immagini cruente di animali straziati non corrispondano alla realtà, almeno non qui in Europa, e ancor meno importa il fatto che circa il 92% degli scienziati ritenga che purtroppo non si possa fare a meno della sperimentazione animale. L’impatto emotivo di quelle foto e di quei camici insanguinati è semplicemente devastante.

Le immagini sono uno strumento potentissimo all’interno di una discussione, specie se gli interlocutori non sono molto informati sul tema. Spesso raggiungono l’obiettivo, muovendo le masse verso una posizione piuttosto che un’altra. E ad avvantaggiarsene sono stati anche coloro che stanno dalla parte della scienza, come dimostra la recente vicenda di Caterina Simonsen, suo malgrado divenuta nel giro di poche settimane una celebrità della rete. Il coinvolgimento emotivo è un’arma micidiale, che può essere usato sia dagli oppositori della scienza, sia da quelli che dovrebbero esserne i paladini. Ma è davvero la strategia migliore? Dal punto di vista etico, sfruttare immagini di persone sofferenti per portare avanti una causa non sembra certo il massimo della correttezza. Tuttavia, non è a questo che mi riferisco, quanto piuttosto all’efficacia di questo approccio nel lungo periodo. Le immagini scioccanti sono perfette per orientare l’opinione pubblica in merito al singolo episodio (i movimenti animalisti hanno obiettivamente accusato il colpo dopo la vicenda di Caterina), ma hanno il difetto di mancare il bersaglio grosso, quello che un amante della scienza dovrebbe considerare come l’obiettivo prioritario: insegnare a valutare un problema in modo razionale, informandosi e pesando pro e contro. In teoria, viviamo in una democrazia moderna, relativamente colta e istruita. Dovremmo quindi smetterla di trattare le persone come un gregge da guidare da una valle all’altra ogni volta che si presenta un nuovo argomento di discussione. Oggi è la sperimentazione animale, domani potrebbe essere qualcos’altro. La verità è che esiste soltanto una bussola che permette di trovare sempre, in ogni circostanza, la via giusta: è la bussola del pensiero critico, della logica e della corretta informazione. Educare le persone a usarla le renderà cittadini liberi, e realmente consapevoli delle proprie opinioni. Fare informazione corretta paga. Prendiamo ad esempio il recentissimo sondaggio IPSOS sulla sperimentazione animale: la percentuale di favorevoli saliva dal 49% al 57% se agli intervistati venivano fornite informazioni di base sull’argomento. In modo analogo, all’ultimo Festival della Letteratura di Mantova, il ricercatore Dario Bressanini e la giornalista Beatrice Mautino erano riusciti a vincere un confronto Oxford-style sul tema degli OGM, convincendo molti scettici a passare dalla loro parte. Comunicare la scienza in modo pacato, chiaro e oggettivo rimane ancora la strategia vincente. Anche nell’era di Twitter e Facebook.