Conservatori, estropici e tecnoprogressisti

human-robot-hands2Leggendo i giornali e assistendo ai dibattiti in TV, il cittadino razionale e informato resta spesso sconcertato da un fatto evidente: quando si parla di scienza, destra e sinistra non esistono più. Nel momento in cui si affrontano questioni scientificamente rilevanti, come gli OGM o la sperimentazione animale, entrambe le categorie politiche che hanno caratterizzato il Novecento sembrano comportarsi come un’unica entità monolitica. La posizione comune che i nostri politici hanno deciso di assumere è quella del rifiuto, della fuga: per motivi comunque diversi a seconda dell’orientamento politico, si finisce quasi sempre per entrare in contrasto con la scienza. L’impressione è che sinistra e destra siano spaventate dagli incredibili progressi della tecnoscienza, che sta smontando un pezzo alla volta tutti gli schemi del passato. La scienza avanza senza soste e in tutte le direzioni, investendo il modo in cui lavoriamo, viviamo il tempo libero, pensiamo alla salute e alla famiglia, in pratica sta rivoluzionando il modo in cui organizziamo le nostre vite. Davanti a questi stravolgimenti, i nostri governanti sembrano smarriti, incapaci di aggiornare i rispettivi obiettivi politici e di adattarli al presente. Se da un lato la scienza ha prodotto la fecondazione artificiale e la diagnosi pre-impianto, invise alla destra conservatrice, dall’altro con la robotica sta automatizzando i processi produttivi, un fenomeno temuto dalla sinistra progressista. La perdita dei valori tradizionali e il relativismo etico sta spiazzando le destre, la trasformazione radicale del lavoro trovano impreparate le sinistre. Viene dunque da chiedersi se queste due categorie ancorate al passato continueranno nel loro atteggiamento luddista e anti-scientifico, o se invece sapranno evolversi. E se riusciranno a trasformarsi, cosa diventeranno?

Per capire se esista la possibilità di aggiornare i concetti di sinistra e destra all’era post-industriale, senza con questo perdere le rispettive identità, può essere utile porre sul tavolo della discussione un movimento dal nome vagamente inquietante: il transumanesimo. Ideato e definito negli anni 70 dal filosofo iraniano Fereidoun Esfandiary (altrimenti noto come FM-2030), fu successivamente sviluppato dal futurista Max More negli anni 90. Il transumanesimo si pone come obiettivo il potenziamento fisico e mentale dell’essere umano. Vuole sconfiggere ogni malattia, allungare illimitatamente la vita media, aumentare la nostra intelligenza e le nostre capacità fisiche: in pratica, il suo scopo è passare dall’essere umano all’essere post-umano, onnisciente, onnipotente e immortale. Se in questo momento avete inarcato le sopracciglia non preoccupatevi: non sto parlando di una setta di esaltati (forse alcuni lo sono!), ma di persone che – a differenza di molti nostri politici – hanno semplicemente constatato e accettato la straordinaria rapidità dei cambiamenti che hanno investito la nostra società. Ne hanno una percezione molto chiara, e in virtù di questa percezione si spingono a fare previsioni su quello che accadrà in futuro. Dopotutto, molte cose che oggi ci sembrano perfettamente normali erano pura fantascienza solo cinquant’anni fa, altre non potevano essere neppure concepite, e quelle persone che oggi vengono compatite o derise perché parlano di cyborg o di mind-uploading tra cinquant’anni potrebbero affermare con orgoglio “noi ve lo avevamo detto”. Ad ogni modo, ciò che conta ai fini del mio discorso è che questo passaggio dall’essere umano a un essere nei fatti molto simile a Dio potrà essere realizzato soltanto con il progresso scientifico e tecnologico. Proprio per questo, i transumanisti hanno una fiducia totale nella scienza: abbiamo quindi qualche speranza di trovare proprio qui la risposta alla nostra domanda iniziale.

Ebbene, si dà il caso che anche all’interno del movimento transumanista convivano diversi modi di vedere la società. A differenza dei conservatori a cui purtroppo siamo abituati, nessun transumanista si oppone alla rivoluzione in corso (che anzi va assecondata e accelerata), ma come questi cambiamenti debbano impattare sulla società è oggetto di discussione. Fondamentalmente, le maggiori correnti di pensiero sono due: i tecnoprogressisti, dall’impostazione più vicina a quella della sinistra tradizionale, e i cosiddetti estropici, che sono la naturale evoluzione della destra liberista e dei libertari (*). Le differenze tra questi due gruppi sono state ben delineate dall’Institute for Ethics and Emerging Technologies, che le ha raccolte in una esaustiva tabella. In sostanza, ciò che distingue tecnoprogressisti ed estropici è il medesimo dualismo che caratterizza la sinistra e la destra che tutti conosciamo: i primi vogliono un intervento dello Stato per mitigare i rischi delle nuove tecnologie e per assicurare che tutti i cittadini ne godano i vantaggi, i secondi al contrario rifiutano l’intervento statale perché lo vedono come un freno al progresso. All’atto pratico, questa diversa impostazione si traduce in modi alternativi di affrontare problemi specifici. Qualche esempio? Pensiamo al lavoro. Quando ogni lavoro manuale e intellettuale potrà essere svolto da robot, come fronteggeremo la crisi occupazionale? A questa domanda, un estropico risponderebbe che gli uomini inventeranno nuovi lavori, perciò il problema non si pone nemmeno; il tecnoprogressista, invece, pensa di risolvere la questione con un reddito di cittadinanza e la riduzione dell’orario di lavoro. E quando le tecnologie potenzianti saranno finalmente disponibili, non ci sarà il rischio che a goderne saranno solo i ricchi? Il problema non interessa all’estropico, che in fondo non è altro che un liberista un po’ nerd. Per i tecnoprogressisti è invece importante affrontare il problema, perché tutti dovrebbero avere accesso a queste tecnologie. Che dire invece dei cambiamenti climatici e dei danni all’ambiente? L’estropico, affidandosi totalmente al libero mercato, si limiterà a un’alzatina di spalle, mentre il tecnoprogressista si batterà per lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili, e vedrà con favore interventi di geoingegneria per il controllo del clima.

Non mi interessa in questa sede descrivere i punti di forza e i limiti delle idee transumaniste, per chi fosse interessato esiste moltissimo materiale online in italiano (oltre al sito dell’AIT c’è anche l’ottimo Estropico), e soprattutto in inglese. Ho chiamato in causa questo movimento e le sue diverse declinazioni semplicemente per dire che sinistra e destra non sono per forza destinate a sparire, travolte dalla modernità; possono assecondare il cambiamento ed evolversi, accettando le sfide del ventunesimo secolo senza perdere per questo la propria identità. Invece di opporsi a ogni nuova innovazione che mette in crisi i loro punti di riferimento, sinistra e destra dovrebbero riscoprire la loro vera natura, scrollarsi di dosso gli schemi novecenteschi e mettere di nuovo al centro le loro due priorità: l’uguaglianza per i primi e la libertà per i secondi. Da qui sarà possibile ricostruire un nuovo bipolarismo al passo coi tempi. Purtroppo siamo ben lontani da questa trasformazione, con i progressisti nostrani affascinati dalle sirene del populismo e dell’ecologismo da quattro soldi, e con una destra conservatrice spaventata da tutto ciò che mina i “valori non negoziabili”. Non so cosa accadrà alle ideologie politiche del Novecento, ma una cosa è certa: se non sapranno aggiornarsi, cesseranno di esistere.

NOTA DEL 12/09/14 – Benché sia stato utilizzato da alcuni per indicare i transumanisti libertari, oggi la connotazione politica del termine “estropico” è controversa e secondo molti non più attuale. In realtà, il concetto di “estropia” non ha nulla a che vedere con la politica, come ben spiegato in questo articolo di Kevin Kelly. Esistono ovviamente transumanisti di destra e di sinistra, perciò il senso dell’articolo resta intatto, tuttavia la terminologia utilizzata potrebbe essere impropria. Attualmente, infatti, non esistono etichette universalmente riconosciute per indicare le diverse correnti politiche del transumanesimo.

Articolo pubblicato su iMille.org