Elezioni 2018, torna Dibattito Scienza

La lista “W la fisica” non è riuscita a raccogliere le firme e quindi non sarà presente alle elezioni, ma gli scienziati non si arrendono. Dalle pagine di Nature, denunciano il pessimo stato della ricerca italiana e chiedono alla politica di intervenire, da un lato aumentando i fondi, dall’altro valorizzando maggiormente il lavoro degli scienziati e l’importanza del metodo scientifico. Vorrei tranquillizzare l’ingegnere Mattia Butta, che con la sua lista voleva “portare il metodo scientifico in Parlamento”, e gli scienziati che si sono rivolti a Nature per lanciare il proprio appello: non siete soli! Dal 2012, infatti, coordino il progetto Dibattito Scienza, un’iniziativa nata proprio con lo scopo di portare la scienza nel dibattito politico. In occasione delle elezioni, il nostro gruppo Facebook (che oggi conta più di cinquemila iscritti) interroga i partiti e i movimenti che si candidano a governare il Paese, invitandoli a pronunciarsi su temi come ricerca, istruzione, salute, ambiente e politiche energetiche. Temi importanti, anzi fondamentali per la crescita di una nazione e il benessere dei suoi abitanti, ma troppo spesso trascurati in campagna elettorale. Sollecitando i politici a rivelare le loro idee e i loro progetti su queste tematiche, crediamo quindi di offrire – nell’immediato – un servizio utile agli elettori, che in questo modo potranno esprimere un voto maggiormente informato, e sul lungo termine (speriamo!) anche alla politica stessa.

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In vista delle elezioni del 4 marzo, Dibattito Scienza ha rivolto dieci domande a tutte le liste candidate. Le domande sono state inizialmente proposte dal gruppo Facebook e sono state infine selezionate tramite un sondaggio sul nostro sito. I partiti avevano sei settimane di tempo per consegnare le loro risposte, ma nonostante numerosi solleciti via mail, social network e contatti diretti, alla scadenza del 16 febbraio avevano risposto solo cinque liste. Tra queste figurava anche il Movimento Cinque Stelle, unica tra le forze politiche maggiori a partecipare all’iniziativa nei tempi stabiliti: hanno risposto solo a tre quesiti su dieci, ma almeno sono stati puntuali. Il Partito Democratico è arrivato con qualche giorno di ritardo, insieme alla lista Liberi e Uguali. Manca all’appello tutto il centrodestra, nonostante Forza Italia avesse promesso di inviarci le risposte (purtroppo mai arrivate). Dalle prime reazioni nel gruppo, sembra che le risposte più apprezzate siano state quelle della lista +Europa con Emma Bonino e quelle dei giovani startupper di 10 volte meglio. Vediamo nel dettaglio cosa hanno risposto.

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Scienza e razionalità – La prima domanda, quella sulle politiche basate sulla scienza, è forse la più importante, perché rivela l’approccio dei partiti nei confronti dei dati e delle evidenze scientifiche. Come atteso, tutte le liste si dichiarano grandi amiche della scienza e dei suoi metodi. Nella maggior parte dei casi ritengono che la scienza debba “informare il processo legislativo”, come dice +Europa, mentre la lista 10 volte meglio si spinge a dire che per elaborare politiche di governo efficaci dovremmo analizzare i dati raccolti negli ultimi 70 anni con algoritmi di intelligenza artificiale. Il Partito Democratico gioca subito la carta delle vaccinazioni obbligatorie, per dimostrare che loro, la scienza, la ascoltano per davvero. La risposta più curiosa, però, arriva dal Partito Repubblicano, il quale, dopo aver ricordato come la scienza sia a tutti gli effetti parte del suo DNA, essendo nato dall’Illuminismo francese, sostiene però che la politica non dovrebbe fondare le sue dottrine su di essa. Per i Repubblicani, quindi, la scienza serve alla crescita culturale dei popoli, ma non all’elaborazione di proposte politiche. A proposito di cultura scientifica, anche qui le liste sono tutte concordi nell’indicare la scuola e l’istruzione come le principali questioni da affrontare. Cambiano ovviamente le soluzioni proposte: +Europa sottolinea il valore del merito, sia a livello individuale (borse di studio per i meritevoli) sia a livello di istituti (le università migliori dovrebbero ricevere più fondi); il PD punta il dito contro la dispersione scolastica e pensa a misure specifiche per recuperare le aree geografiche più a rischio; per Liberi e Uguali la gratuità dell’istruzione è la priorità, anche a livello universitario; 10 volte meglio, infine, pensa che la soluzione sia riformare i programmi scolastici, introducendo il bilinguismo obbligatorio, filosofia e programmazione.

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Ricerca e innovazione – Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’Italia investe in ricerca e sviluppo l’1,29% del PIL, contro una media europea del 2,03%. Abbiamo chiesto alle liste candidate quale impegno pensano di potersi assumere da questo punto di vista, e naturalmente tutte hanno dichiarato di voler aumentare gli investimenti. I più ambiziosi sono +Europa e 10 volte meglio, che puntano al 3%, mentre PD e Liberi e Uguali si “accontentano” di raggiungere la media UE. Particolarmente interessante è la posizione di +Europa, che, coerentemente con la sua spiccata vocazione europeista, immagina un continente europeo in cui si faccia ricerca utilizzando per un terzo fondi federali, contro il 4% attuale. Si fa notare anche 10 volte meglio, che prevede di intervenire sul sistema della ricerca italiana con una serie di misure dai costi contenuti e con rapidi effetti espansionistici sull’economia; colpiscono il livello di dettaglio della risposta e i continui riferimenti a esperienze di successo di altri Paesi, come i “Jeunes decteurs” francesi. Tutti vogliono investire, quindi, ma con quali coperture finanziarie? Qui le risposte, quando ci sono, sono piuttosto vaghe: Liberi e Uguali e il Partito Comunista taglierebbero le spese militari e riformerebbero il fisco, il Partito Repubblicano snellirebbe la burocrazia, mentre il PD dice che “le risorse vanno trovate in ogni caso”. Per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione delle nostre imprese private, invece, +Europa pensa sia necessario proseguire con Industria 4.0 e accelerare su Competence Center e Digital Innovation Hub, mentre 10 volte meglio e Partito Repubblicano puntano sulle defiscalizzazioni. Il Partito Democratico parla di un’Agenzia nazionale per la ricerca e l’innovazione, e annuncia l’intenzione di creare nel Sud Italia un polo scientifico-tecnologico sulla falsariga dello Human Technopole. Sorprendente (ma forse non troppo, visto l’autore) è la risposta del Partito Comunista, per il quale, molto semplicemente, il problema non si pone: la ricerca deve essere fatta solo con soldi pubblici! C’è poi una questione delicata, un tema che regolarmente appare nelle domande di Dibattito Scienza e che in un certo senso ha a che fare sia con la ricerca sia con l’innovazione: gli OGM. La sfida tra favorevoli e contrari finisce in parità: tra i primi +Europa, 10 volte meglio e Partito Repubblicano, tra i secondi il Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e il Partito Comunista. Le motivazioni dei contrari sono simili, e hanno a che fare principalmente con il problema dei brevetti e della proprietà intellettuale. Il PD si arrampica sugli specchi, esibendosi in quella che tecnicamente dicesi “supercazzola”, e di fatto non risponde alla domanda.

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Medicina e salute – In questa sezione il piatto forte erano ovviamente i vaccini. Nessuno, fortunatamente, ha detto che sono pericolosi, ma non sono comunque mancate le critiche al decreto Lorenzin. Il Movimento 5 Stelle non lo ha votato perché basato su un obbligo incentrato sull’esclusione scolastica: i pentastellati non sono d’accordo e preferirebbero invece un approccio basato sulla raccomandazione attiva. Anche Liberi e Uguali nutre dei dubbi sulla strategia della vaccinazione obbligatoria legata all’accesso scolastico, mentre 10 volte meglio contesta le scadenze troppo brevi e il fatto che la legge sia stata imposta senza la consulenza di un gruppo di esperti indipendenti. Quasi tutti concordano nel ritenere essenziale la diffusione di informazioni corrette sul tema. Sempre parlando di salute, abbiamo chiesto ai partiti se il nostro Sistema Sanitario sia tenuto a offrire ai cittadini anche terapie prive di fondamento scientifico. A parte il Partito Repubblicano, che non si esprime chiaramente, la risposta è unanime, ed è negativa. Più morbido è l’approccio verso i prodotti omeopatici: tutte le liste sono disposte infatti ad accettare che siano venduti nelle farmacie, ad eccezione della lista 10 volte meglio, per la quale questi prodotti dovrebbero addirittura essere banditi alla vendita nel caso fossero commercializzati con una dicitura che li assimilasse a un farmaco. Colpisce la posizione di Liberi e Uguali, secondo cui i prodotti omeopatici dovrebbero essere assunti sotto controllo medico.

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Ambiente ed energia – La domanda sullo smog ha messo un po’ tutti d’accordo, ad eccezione del Partito Repubblicano, che sostiene di non essersi mai espresso sul tema. Le altre risposte sono tutte molto simili: mobilità elettrica, trasporto pubblico, ferrovie. Si distingue 10 volte meglio, che propone di investire in tecnologie per la cattura delle polveri sottili, mentre +Europa e Liberi e Uguali convergono su carbon tax ed eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Quanto al consumo di suolo, si tratta evidentemente di una priorità per tutte le liste, esclusi i Repubblicani che dicono di non conoscere la materia. Il Partito Democratico, in particolare, dice di voler proseguire con il piano Casa Italia per la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, mentre il Partito Comunista propone l’esproprio degli immobili sfitti per risolvere l’emergenza case senza ulteriore consumo di suolo. L’ultima domanda, infine, era quella sulle politiche energetiche: mentre il Partito Repubblicano ricorda, quasi con nostalgia, l’occasione perduta del nucleare, le altre liste si dichiarano pronte a investire sulle energie pulite e rinnovabili. Si fa notare Liberi e Uguali, l’unica lista a parlare di autoproduzione e “democrazia energetica”.

Dopo le primarie del centrosinistra del 2012, le politiche del 2013 e le europee del 2014, si chiude quindi un nuovo capitolo per Dibattito Scienza. Ancora una volta il centrodestra non ci ha risposto, dimostrando di avere evidentemente altre priorità in questa campagna elettorale che ormai volge al termine. È un vero peccato, perché, al di là delle convinzioni di ciascuno, stiamo parlando di una forza politica che rappresenta più di un terzo degli elettori, e – sondaggi alla mano – l’unica potenzialmente in grado di governare da sola dopo le elezioni del 4 marzo. Ma come ha detto qualcuno, anche una non risposta è, a suo modo, una risposta. Buon voto a tutti!

UPDATE: il 27 febbraio sono arrivate anche le risposte della lista Potere al Popolo. Per rilanciare la ricerca pubblica italiana, PaP propone da un lato di tagliare le spese militari e i costi delle grandi opere, dall’altro di recuperare risorse dall’evasione fiscale. Anche questa lista difende il metodo scientifico e la medicina evidence-based, ma non risponde sui vaccini e scivola clamorosamente sugli OGM (che “producono frutti senza semi”). Per quanto riguarda le politiche energetiche, Potere al Popolo punta sulle rinnovabili e offre il suo sostegno ai gruppi no TRIV e no TAP.

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Elezioni europee: politica e scienza a confronto

DS_sfondochiaroManca pochissimo alle elezioni europee, e i leader dei principali partiti politici si fronteggiano ormai quotidianamente nelle piazze e sui media, lanciandosi frecciatine velenose e tentando di screditare l’avversario con polemiche spesso sterili. Come da tradizione, infatti, anche questa campagna elettorale vive più di attacchi personali tra i leader che non di un confronto serio sui programmi e sulle strategie europee delle diverse forze politiche. Fortunatamente, c’è qualcuno che prova a dare un senso a queste elezioni. Il sondaggio “Voi siete qui” dell’associazione Open Polis, ad esempio, è un’iniziativa pregevole, perché consente di avere un’idea precisa dei posizionamenti delle varie liste su temi di rilevanza nazionale ed europea, annullando il rumore di fondo e dando pari dignità a tutti gli attori in gioco. Al netto delle polemiche, tu elettore, con le tue idee e le tue convinzioni, da che parte stai? Con il quiz di Open Polis è possibile scoprirlo.

Se invece sei maggiormente interessato a questioni riguardanti la scienza e la ricerca, non hai molte alternative. I partiti parlano pochissimo di queste cose, non hanno presa sull’elettorato e non portano voti. Un cittadino particolarmente volenteroso ha passato in rassegna tutti i candidati delle diverse circoscrizioni, alla ricerca di personaggi interessanti per le posizioni espresse in merito a biotecnologie e sperimentazione animale. Ma se volete conoscere il punto di vista ufficiale dei partiti in gara su temi di rilevanza scientifica, non potete che rivolgervi a Dibattito Scienza (e qui mi faccio un po’ di pubblicità, in quanto fondatore e coordinatore di questa iniziativa). Come alle ultime elezioni politiche, il gruppo nato due anni fa ha posto alcune domande a tutti i partiti candidati, interrogandoli su OGM, ambiente, energia, sperimentazione animale e vaccini. Trovate tutte le domande e le risposte pervenute sul sito di Dibattito Scienza e su quello della rivista Le Scienze, che promuove il progetto fin dalle origini. In questa sede (sperando di non annoiarvi) vorrei fare alcune considerazioni generali e qualche commento più specifico entrando nel merito delle diverse risposte.

Da un punto di vista generale, è interessante notare che ancora una volta – era già successo con le elezioni politiche – il centro-destra di matrice berlusconiana è il grande assente. Né Forza Italia, né gli ex alleati di Nuovo Centro Destra, UDC, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno risposto al questionario, che riguardava la normativa sugli OGM, le politiche ambientali ed energetiche, la sperimentazione animale e il programma europeo sui vaccini. Altro grande assente è il Movimento Cinque Stelle, che decide di non aderire all’iniziativa dopo il pasticcio delle ultime politiche. Insomma, gli unici a non mancare mai all’appello sono il PD e Fare per Fermare il Declino, ai quali questa volta si aggiunge la lista dei Green Italia – Verdi Europei. Il successo dell’iniziativa dipende in gran parte dal numero di risposte ricevute, ovviamente, ma credo sia importante sottolineare che in casi come questo, una non-risposta vale come una risposta. Denota scarso interesse nei confronti della scienza, se non in assoluto quanto meno rispetto ad altre questioni ritenute prioritarie. So bene che le campagne elettorali sono impegnative per chi vi partecipa in prima linea, ma non riesco a credere che partiti con una struttura e un’organizzazione consolidata non riescano a trovare il tempo e le persone per rispondere a cinque domande tutto sommato neanche troppo difficili. Perciò, la prima cosa da dire è: bravi PD, Fare e Verdi, indipendentemente da tutto. Ma entriamo nel merito delle risposte.

La prima domanda riguardava la normativa vigente sulle colture OGM, e l’opportunità o meno di modificarla ampliando l’autonomia degli Stati Membri. Cominciamo dicendo che nelle risposte non si rilevano castronerie scientifiche evidenti (niente fragola-pesce, per intenderci). L’avversione nei confronti degli OGM da parte di PD e Verdi sembra motivata più da ragioni economico-sociali e dalla volontà di venire incontro ai bisogni dei cittadini, che non da motivazioni più o meno strampalate di natura ambientale o sanitaria. Certo, non si può dire che la popolazione europea sia stata correttamente informata sull’argomento in tutti questi anni, ma sorvoliamo. Una cosa però è sicura: chiedere addirittura che l’intera Europa sia OGM-free, come fanno i Verdi, è francamente esagerato e ingiustificato da un punto di vista scientifico. Al contrario, la risposta di Fare per Fermare il Declino – favorevole agli OGM – è ben documentata e articolata, anche se perde clamorosamente in chiarezza proprio sul finale. Risulta infatti poco comprensibile la volontà, in ottica federalista, di dare libertà di scelta agli Stati Membri, quando fino a poche righe prima si elogiava la normativa attualmente in vigore, che prevede una gestione “centralizzata” della questione OGM.

La domanda sulle emissioni di CO2 mette tutti d’accordo su un punto: ridurre le emissioni è cosa buona e giusta. Non mancano ovviamente le sfumature: il PD sembra soddisfatto della linea intrapresa dall’Europa, i Verdi vorrebbero imporre obiettivi ancora più ambiziosi, mentre Fare è più cauta e ritiene che i produttori di automobili dovrebbero comunque avere voce in capitolo sulla questione. Tutti e tre i partiti sono convinti della necessità di spostare il traffico merci da gomma a rotaia, anche se poi, nel caso dei Verdi, questo obiettivo contrasta un po’ con l’opposizione nei confronti della TAV. In generale, sembra che PD e Verdi considerino il tema ambientale come prioritario, mentre Fare è più attento alle ripercussioni che le misure anti-CO2 (positive e negative) stanno avendo sull’industria e sull’economia del continente.

Considerando più globalmente la strategia energetica europea, il PD e i Verdi sono concordi nel chiedere obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli proposti dalla Commissione. Fare, al contrario, frena bruscamente sulle energie rinnovabili: da buoni liberisti, ritengono che non si debba forzare il mercato verso un tipo di fonte energetica piuttosto che un’altra, e preferiscono misure meno invadenti come una carbon tax onnicomprensiva. Sull’argomento sarebbe interessante assistere a un confronto tra il partito di Boldrin e i Verdi, che nella loro risposta attaccano in modo molto diretto i “difensori dello status quo”, accusati di essersi avvantaggiati per anni degli stessi sussidi che ora sono rinfacciati ai produttori di rinnovabili. Un altro punto importante che differenzia i partiti è la consapevolezza di avere a che fare con un problema mondiale: il PD sa di dover andare a trattare con Stati Uniti, Cina e gli altri grandi produttori di gas serra; un po’ come Fare per Fermare il Declino, che però pone addirittura questo accordo come conditio sine qua non per perseguire la strategia energetica europea.

Sulla quarta domanda, la risposta dei Verdi farà la felicità delle associazioni animaliste. Con il richiamo all’iniziativa Stop Vivisection e la richiesta di assegnare i fondi europei soltanto ai progetti di ricerca che non fanno uso di animali, la lista ecologista non lascia proprio dubbi sulla sua posizione. Altrettanto netta, ma in senso opposto, è la posizione di Fare, mentre il PD appare incerto e timoroso di sbilanciarsi troppo. D’altra parte, in occasione delle precedenti domande di Dibattito Scienza, il candidato premier Pierluigi Bersani si era schierato decisamente a favore della sperimentazione animale, poi però il partito non oppose molta resistenza davanti alle restrizioni introdotte dal Parlamento nel recepimento della direttiva UE. Insomma, su questo punto pare che il PD non abbia ancora deciso da che parte stare. Infine, i vaccini. Mentre i Verdi hanno preferito non rispondere, non avendo una posizione unitaria sul tema, PD e Fare danno risposte molto simili e fortunatamente vicine al punto di vista della comunità scientifica.

In conclusione, siamo di fronte a una politica ancora distante dal mondo della scienza, come confermano le poche risposte ricevute. E anche tra chi ha risposto, si percepisce l’esistenza di “forze” che i partiti sentono come prioritarie rispetto alla razionalità e alle evidenze scientifiche: la demagogia tende a prendere il sopravvento nei partiti di sinistra, soprattutto per quanto riguarda gli OGM e la sperimentazione animale; l’economia sembra essere invece la priorità assoluta per i liberisti, talvolta anche a costo di danneggiare l’ambiente. In altre parole, benché in alcune risposte si intravedano razionalità e buon senso, resta forte la sensazione che la scienza sia troppo spesso strumentalizzata per dare credito a questa o quella ideologia politica. Si può migliorare questa situazione? Forse sì, ma il cambiamento deve partire innanzitutto da noi cittadini, che dobbiamo essere più esigenti nei confronti della classe politica, iniziare a fare domande scomode e a pretendere risposte precise e puntuali. Forse allora anche i politici capiranno che la scienza va presa sul serio.

Articolo pubblicato su iMille.org

Italia unita per la corretta informazione scientifica

italiaunitaSono tempi difficili per quelli che – come me – amano la scienza. Sembra infatti che, negli ultimi mesi, in Italia ci si diverta a smontare pezzo per pezzo tutto quello che di buono la ricerca scientifica ha costruito negli anni. I terremoti non sono prevedibili, dice la scienza. Invece sì, risponde il tribunale dell’Aquila. Prima di somministrarla ai pazienti, una terapia, pur sperimentale, deve soddisfare certi requisiti di sicurezza e basarsi su un minimo di pubblicazioni scientifiche, dice la scienza. Invece no, risponde il Parlamento (anzi, merita di ricevere 3 milioni di euro pubblici). E che dire dell’irruzione degli animalisti nei laboratori dell’Università di Milano? O della distruzione dei campi sperimentali di OGM dell’Università della Tuscia? Sono tutti eventi in apparenza scollegati, ma hanno un comune denominatore: nessuno sembra minimamente interessato ad ascoltare le ragioni della scienza. Si dirà che la scienza non ha tutte le risposte, ma il bello sta proprio qui: è l’ignoranza che guida noi scienziati, e che ci permette di ampliare le nostre conoscenze. Questo, però, non significa che, in ragione di questa ignoranza, accettiamo per buone le teorie più strampalate, soltanto perché “potrebbero” essere vere: abbiamo scelto di seguire delle regole ben precise, che vanno sotto il nome di metodo scientifico e di revisione tra pari (peer review). Se una terapia non ha un protocollo riproducibile, non è scienza. Se una scoperta non è pubblicata su riviste scientifiche peer-reviewed, non è scienza. Ma evidentemente, a giudicare dai fatti, in Italia tutto ciò ha poca importanza.

Fortunatamente, arriva ora una boccata d’aria fresca. Questo sabato 8 giugno, in diverse città italiane si terrà l’evento Italia unita per la corretta informazione scientifica. In tutta Italia ci saranno conferenze, fiaccolate, e addirittura un flash-mob che avranno l’obiettivo di sensibilizzare la gente su temi importanti, temi che negli ultimi mesi sono stati sotto l’obiettivo dei media: OGM, sperimentazione animale, staminali, vaccini, terremoti. Ce n’è davvero per tutti i gusti: non vi resta che andare sul sito internet dell’iniziativa e trovare la città più vicina a voi. Sperando che serva a qualcosa.