Dialogo sulla complessità

qpkoap2quxts6eftkrs5“Hai visto la pubblicità a favore dell’olio di palma? Accidenti, ci vuole un bel coraggio, eh?”

“In che senso?”

“Ci stanno vendendo un veleno e hanno addirittura la faccia tosta di spiattellarcelo in faccia, nemmeno la dignità di nasconderlo!”

“Non esagerare, veleno addirittura?”

“Ma certo, l’olio di palma provoca il cancro, il diabete, e non so cos’altro. Ma dove sei stato negli ultimi mesi? Le merendine e i dolci che compri al supermercato sono tutti pieni di questa schifezza.”

“Ne sei sicuro? No, perché l’Istituto Superiore di Sanità ha appena pubblicato un rapporto in cui si dice che non è vero niente.”

“Certo, allora è stato alzato tutto questo polverone per nulla? Stai a vedere che ora l’olio di palma è diventato un prodotto nutriente e salutare! Magari inizieranno a venderlo anche in farmacia.”

“Un attimo, non passare da un estremo all’altro. L’olio di palma non è certo la cosa più salutare al mondo, ma non è nemmeno un veleno. Il problema dell’olio di palma è che è ricco di grassi saturi, se ne assumi troppi aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.”

“Vedi allora che fa male? Bisognerebbe boicottare le aziende che ne fanno uso, così magari inizierebbero a usare ingredienti più sani.”

“Beh, fa male come tutti i cibi che contengono grassi saturi. Se la mettiamo su questo piano, il burro fa malissimo! Eppure non vedo in giro campagne allarmistiche contro il burro.”

“Va beh, che c’entra, basta non esagerare.”

“Appunto! Basta non esagerare. Le calorie derivanti da grassi saturi devono essere meno del 10% rispetto alle calorie giornaliere totali, che arrivino dall’olio di palma, dal burro, dal latte o da qualsiasi altro cibo. Questo dicono i medici.”

“Mmm. E va bene. Ma la sostenibilità dell’olio di palma dove la metti? Ho sentito che nel sudest asiatico stanno bruciando le foreste per coltivarci le palme. Non ti interessa la salvaguardia dell’ambiente?”

“Veramente l’olio di palma è quello con la resa più alta: significa che serve meno terreno per produrre la stessa quantità di olio. La colza e il girasole hanno una resa di 5-6 volte più bassa! Cosa succederebbe se le aziende fossero costrette a smettere di coltivare palme da olio? Chissà, magari inizierebbero a coltivare colza o girasole, e per le tue amate foreste sarebbe molto peggio!”

“In effetti hai ragione. Ma cosa ne so io di cosa combinano nel sudest asiatico? Mica voglio incentivare i disboscamenti.”

“Per questo esiste una certificazione apposita, la RSPO. Se vai sul loro sito trovi tutti i nomi delle aziende che coltivano palma da olio in modo sostenibile, e i produttori che lo usano. Persino il WWF ne ha parlato bene!”

“Sarà.. Certo che di quello che gira intorno all’agricoltura ne sappiamo proprio poco, eh? Ad esempio, quella storia degli ulivi pugliesi! Li stanno bruciando perché c’è un batterio che li fa ammalare e vogliono fermare l’epidemia. In realtà, questo è quello che vogliono farci credere. La Procura ha messo sotto sequestro gli ulivi, pare che non sia il batterio la causa della malattia. E ci sono pure dei ricercatori indagati!”

“Ah sì, la Xylella. Perché dici che non è il batterio la causa dell’epidemia?”

“Dicono che in Puglia ci siano nove ceppi diversi di questo batterio! Vuol dire che è lì da chissà quanti anni, ormai si è adattato. Non può essere quella la causa!”

“Forse non sei aggiornato sulle ultime novità. Il CNR di Bari ha appena pubblicato uno studio che dimostra che il ceppo di Xylella è in realtà uno solo: hanno prelevato campioni un po’ ovunque, e tutti rimandano a un unico ceppo insediatosi nel Salento e proveniente dal Costarica.”

“Ok ma questo non dimostra che il colpevole sia per forza Xylella.”

“No, è vero. In effetti nessuno ha ancora dimostrato in modo inequivocabile che sia il batterio a provocare la malattia degli ulivi, anche se molti indizi lasciano pensare che sia proprio così. (*)”

“Vedi? Stiamo devastando l’economia della Puglia senza neanche conoscere la causa della malattia!”

“Beh, vedila in un altro modo. Se non eliminiamo le piante infette, e il responsabile fosse davvero il batterio, l’epidemia si diffonderà sempre più velocemente. Rischiamo di devastare l’economia italiana ed europea, non solo quella pugliese! Nel dubbio, meglio non rischiare. Non credi?”

“Effettivamente.. Ma nulla mi toglie dalla testa che dietro ci sia lo zampino di Monsanto. A proposito, che ne pensi degli OGM?”

“Quali OGM?”

“Come quali OGM? Quelli che fa Monsanto, no? Quelli che hanno i semi sterili, che bisogna pagare i brevetti e i contadini indiani si ammazzano.”

“Aspetta, aspetta. Una cosa alla volta. Gli OGM non sono sterili, questa è una vecchia leggenda senza fondamento. Ci sono gli ibridi come il mais i cui semi devono essere ricomprati ogni volta per avere le stesse caratteristiche, ma questo non c’entra con gli OGM: è un problema di tutti gli ibridi, OGM e non OGM. E anche quella storia dei contadini indiani, è una bufala. Sui brevetti invece hai ragione, ma non è un problema che riguarda solo gli OGM. Tutte le nuove varietà possono essere tutelate e protette come proprietà intellettuale, cerca su Google “mela Pink Lady”. Se sei contro i brevetti, va bene, ne parliamo. Ma è un altro discorso, con gli OGM non c’entra.”

“Sì ma lo studio che dice che gli OGM provocano il cancro non l’hai letto?”

“Quello di Séralini? Maddai, è stato ritirato da un pezzo. Aveva fatto un sacco di errori sperimentali, giusto per dimostrare che gli OGM erano pericolosi e per promuovere il documentario che sarebbe uscito dopo la pubblicazione dell’articolo.”

“Sì, ma finché non dimostrano che gli OGM sono sicuri io non mi fido.”

“Gli americani li mangiano da vent’anni e non hanno mai avuto problemi. Comunque qui il punto è un altro: non sono “gli” OGM a essere sicuri o non sicuri, bisogna valutare ogni singolo OGM! In Europa lo fa l’EFSA, e quelli autorizzati a livello europeo sono molto pochi. Per questo ti ho chiesto quali OGM poco fa: esistono un sacco di OGM diversi, ognuno con caratteristiche diverse.”

“Sì, ma – guarda caso! – sono venduti tutti dalle grandi multinazionali. Dai, è solo un grande business!”

“Forse ti stupirà sapere che anche la ricerca pubblica italiana ha lavorato sugli OGM, e non per fare enormi distese di monocolture che danneggiano la biodiversità. No, lo scopo era salvare i nostri prodotti tipici, come il pomodoro San Marzano o il riso Carnaroli. Leggi il libro Contro Natura, di Bressanini/Mautino, scoprirai tante cose interessanti! Se non hai tempo va bene anche questa puntata di Presa Diretta.”

“E perché non sono in commercio tutti questi prodotti?”

“Per due motivi. Primo, l’EFSA chiede un sacco di controlli per dare il via libera a un nuovo OGM. Questi controlli costano, e solo le multinazionali possono permettersi di farli. Il secondo motivo, che riguarda in particolare l’Italia, è molto semplice: qui non si può fare ricerca in campo aperto, è vietato per legge. Ma se non puoi fare ricerca, come puoi capire se un OGM è sicuro oppure no? Che peccato, vero? Pensare che potremmo anche ridurre l’uso di pesticidi, grazie alle colture OGM!”

“A proposito di pesticidi, ho sentito che in Italia usano un erbicida che provoca il cancro, il glifosato. Dovrebbe essere vietato! Che infami, ci stanno avvelenando.”

“Ehm. Un momento. Che il glifosato sia probabilmente cancerogeno lo ha detto l’OMS, ma l’EFSA non è d’accordo. Ma anche se lo fosse, sai che anche la carne rossa è probabilmente cancerogena? E quindi dovremmo forse vietarla?”

“Sì, va beh, che c’entra? Dipende da quanta ne mangi. Se segui una dieta equilibrata non c’è pericolo!”

“Appunto, il rischio – se esiste – dipende dalla dose! Se vale per la carne, perché non deve valere per il glifosato?”

“Sì ok, ma che ti costa eliminare il glifosato? Almeno siamo più tranquilli, no?”

“Ti darei ragione se avessimo un altro diserbante più sicuro e altrettanto efficace. Ma al momento non esiste, a sentire gli agricoltori! Vuoi strappare le erbacce a mano?”

“Ok, ok. Ma non voglio veleni in quello che mangio! Ho letto che hanno trovato glifosato in diverse marche di birra. Dovrebbero aumentare i controlli!”

“Su questo siamo d’accordo! Infatti bisogna stabilire delle soglie di sicurezza e soprattutto farle rispettare, non vietare l’uso del glifosato! Vedo che finalmente stai iniziando a ragionare. Sono questioni complesse, non si può cavarsela con un sì o con un no. Ogni nostra scelta ha delle conseguenze di cui dobbiamo tenere conto. Che succede se vieto la ricerca pubblica sugli OGM? Che le multinazionali si arricchiscono. Se tolgo il glifosato dal commercio verrà sostituito da un altro erbicida, magari più pericoloso. Se boicotto l’olio di palma sostituiranno le palme con qualcos’altro di meno redditizio, e le foreste spariranno più velocemente. Se non elimino gli ulivi malati, rischio di peggiorare l’epidemia di Xylella. Non dare retta a chi ti vende verità semplici, non ti fidare degli slogan.”

“E va bene. Mi hai quasi convinto. Quasi. Ma tu comunque non mi piaci, non mi piaci per niente. Per me nascondi qualcosa. Chi ti paga?”

*Il rapporto di causalità tra Xylella e malattia degli ulivi è stato confermato da uno studio dell’EFSA pubblicato il 22 marzo 2016.

2 thoughts on “Dialogo sulla complessità

  1. Mi annoia scrivere uno di quegli aggettivi da fanatico (grandioso, fantastico… e compagnia), ma volevo dire che leggere l’articolo mi ha divertito molto!

    PS: la mia tesi è stata svolta su tabacco OGM!!

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